INFORM - N. 162 - 7 settembre 2009


PARTITI

Alla Festa democratica un incontro su “l’assenza del governo e le proposte del Pd” per gli italiani all’estero

Intervengo all’appuntamento di Genova i deputati Garavini, Narducci e Porta, il senatore Micheloni, il segretario del Cgie Carozza e il responsabile Pd per gli italiani nel mondo Chiocchetti

 

GENOVA – Centrato su “assenza del governo e proposte del Pd” l’appuntamento dedicato agli italiani all’estero nell’ambito della Festa nazionale del Partito democratico a Genova, sabato 5 settembre.

Un incontro per fare il punto delle problematiche che toccano i connazionali, anche alla luce dei provvedimenti messi in atto dal governo in questa legislatura – “tagli alle risorse destinate all’assistenza, progetti di chiusura delle sedi consolari  e drastico ridimensionamento dei fondi per i corsi di lingua e cultura italiana”, così come riassume, in apertura, Eugenio Marino del Dipartimento internazionale dei Democratici – e, soprattutto, della vigilia di un evento importante  per la vita del partito. Manca poco, infatti, all’appuntamento con il Congresso del Pd e l’elezione della nuova dirigenza: assemblea nazionale e segretario.

“Ci sono tutte le condizioni per svolgere un buon congresso, con correttezza, serietà e partecipazione, anche tra i connazionali all’estero – ha affermato Maurizio Chiocchetti, responsabile Pd per gli italiani nel mondo. – Esso potrà costituire il punto di partenza di una rinnovata reazione di fronte al profilo che del nostro Paese si registra attualmente all’estero e per discutere di politiche serie ed efficaci per far crescere l’Italia, guadagnare credibilità e uno sguardo rivolto al futuro”. Per Chiocchetti la scelta del governo di tagliare  i fondi destinati alle politiche per gli italiani nel mondo “testimonia la mancanza di una volontà politica chiara nei loro riguardi che va di pari passo con la mancanza di un progetto politico in merito all’immigrazione, due tematiche strettamente interconnesse”. “Il Congresso dunque non costituisce l’ interruzione di un percorso – conclude l’esponente Pd – ma piuttosto una tappa utile per affrontare con più forza la battaglia politica dei prossimi mesi. Una battaglia per l’interesse del Paese che i connazionali all’estero scorgono forse con più lungimiranza, visti i risultati emersi nelle consultazioni politiche dalla Circoscrizione Estero e che ci confortano nel nostro impegno”.

Franco Narducci, deputato eletto in Europa per il partito, non rileva un atteggiamento del governo nei confronti dei connazionali all’estero diverso da quello adottato con i residenti in Italia: “assistiamo alla politica dell’annuncio che evidenzia la discrasia tra le promesse fatte in campagna elettorale e i provvedimenti attuati, e alla spoliazione delle prerogative del Parlamento”. “Il governo ignora le potenzialità delle consulte, dell’associazionismo e della rappresentanza, elementi che sino ad ora hanno tenuto insieme la collettività e saputo guardare al futuro. E’ senz’altro corretto, in un momento di forte difficoltà per il Paese, chiedere che anche gli italiani all’estero facciano la loro parte – ha proseguito Narducci – ma questa assoluta mancanza di attenzione rivela ostilità e disaffezione. Indica la volontà, da parte del governo, di interrompere un collegamento creato faticosamente in questi anni e per cui il centro-sinistra molto si è speso”.

Proprio ricordando il passato di una città come Genova, che ha visto partire migliaia di emigranti italiani, Narducci evidenzia la necessità di trarre dalla storia “la forza per riconoscere la dignità di chi oggi giunge nel nostro Paese, mentre forze politiche vorrebbero misconoscere agli immigrati il diritto di avere diritti”.

Si sofferma sulla capacità del Pd di mantenere il contatto con i connazionali all’estero Laura Garavini, deputata eletta in Europa. “Il lavoro svolto per la costituzione del Pd all’estero, in vista del Congresso e, soprattutto, l’impegno di mobilitazione messo in atto in questi mesi contro la minaccia di drastico ridimensionamento della rete consolare – afferma Garavini – ci consente di misurare la nostra forza. Essa ci deriva dal nostro essere presenti sul territorio, per raccogliere le istanze di tutti gli italiani all’estero, dalla prima alle seconde e terze generazioni”. “Questa nostra capacità di consente anche di distinguerci dall’altra parte politica – prosegue la Garavini - che non dialoga con il territorio, non sa cogliere il contributo di innovazione e di modernità che ci proviene  dal basso, specialmente dai giovani”. L’esponente del Pd ricorda inoltre, a questo proposito, la proposta di legge “Prime” per il rientro in Italia dei ricercatori emigrati all’estero e, tra le potenzialità del partito sul fronte internazionale ancora da accrescere “la messa in luce della nostra esperienza in fatto di lotta alla mafia e di promozione della legalità”. Potenzialità che la Garavini sta sperimentando, tra l’altro,  nel suo incarico di capogruppo del Pd alla Commissione parlamentare antimafia.

Più autocritico l’intervento di Claudio Micheloni: “sulla deriva che oggi subiscono le politiche nei confronti connazionali all’estero ritengo che vadano analizzate anche le nostre responsabilità, oltre all’azione del governo, pur nell’impegno di contrasto messo da noi in atto”. In vista del Congresso il senatore sottolinea l’urgenza che esso possa rappresentare un’occasione “per raggiungere un grado di maggiore consapevolezza, all’interno del Partito stesso, di ciò che significano gli italiani all’estero. Noi non siamo solo i problemi relativi all’assistenza o al mantenimento della rete consolare e perciò chiediamo che i candidati alla carica di segretario si pronuncino esplicitamente a questo proposito”. Una riflessione urgente se si pensa che “quando comincerà la fase di discussione in Parlamento relativa alle riforme costituzionali – paventa Micheloni – la nostra stessa rappresentanza potrebbe essere messa a rischio”. Per il senatore, in definitiva, la fase congressuale non dovrebbe limitarsi ad essere “una questione di conti”ma un’occasione per rimettere in moto il progetto politico del Pd, “per rimettere al centro questioni decisive come quella dell’integrazione che i giovani di origine italiana vivono ogni giorno nei Paesi di residenza e che deve essere costruita, come atteggiamento culturale in primis, ogni giorno”.

“Dopo i tagli alle politiche per gli italiani all’estero ora il governo mira a depotenziarne la rappresentanza politica – afferma Fabio Porta. – Tuttavia proprio nel recente dibattito parlamentare sulla rete consolare all’estero sono emerse contraddizioni in seno alla  maggioranza che segnalano un disagio dovuto alla mancanza di un sentire comune, anche nei confronti della gestione dell’immigrazione, su cui dovremmo far leva nei prossimi mesi di attività”. “Occorre riportare al centro dell’attenzione questioni fondamentali come quelle del multiculturalismo e delle politiche migratorie – afferma Porta – e, visto che si discute dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, io credo che un modo concreto per rendervi omaggio sarebbe approvare la proposta di legge relativa all’insegnamento della storia dell’emigrazione nelle scuole italiane”. Porta rileva infine la necessità di “riconquistare all’estero un’immagine che stiamo gradualmente perdendo: emerge un quadro fosco del nostro Paese non solo per via dei comportamenti di Berlusconi, ma anche per l’incapacità della sinistra di non aver dato vita ad un’alternativa”.

Anche il segretario generale del Cgie, Elio Carozza, sottolinea come il problema non siano “gli errori del governo, ma la sua assoluta mancanza di considerazione a danno dei connazionali all’estero. Se, indipendentemente da questa assenza, noi riusciremo a non demordere con la nostra azione affinché si giunga ad un’inversione di tendenza, - aggiunge - avremo veramente lavorato per il bene degli italiani nel mondo”. Carozza sottolinea il paradosso di un deficitario livello di attenzione da parte del governo in questo ambito  “proprio quando viene consolidandosi la rappresentanza ad ogni livello, non solo nelle istituzioni, dei connazionali nel mondo, con un rafforzamento delle iniziative di tutela dei loro interessi” - Carozza ricorda, in proposito,  la mozione votata in Commissione esteri della Camera per il ripensamento del piano di ristrutturazione della rete consolare e l’odg  di insoddisfazione nei confronti dell’impostazione assunta dal Sottosegretario con delega agli italiani nel mondo, Alfredo Mantica, votato nel corso dell’ultima assemblea plenaria del Cgie.

Per quanto concerne il ruolo del partito il segretario evidenzia che “i circa 5000 iscritti nel mondo dimostrano l’attenzione dei connazionali nei confronti di un Pd che va radicandosi nel territorio. Tuttavia – ammonisce – faremo sforzi senza alcun risultato se non mirassimo al coinvolgimento della rete associativa già esistente, con riferimento anche alle giovani generazioni”.

Carozza infine auspica un aumento dell’attenzione verso le questioni di interesse per i connazionali all’estero grazie alla convocazione della Conferenza Stato –Regioni-Province autonome – Cgie, attesa in prossimità dei lavori della prossima plenaria del Cgie, alla fine del mese di novembre.

Nel corso dell’incontro, Mario Barbi, del Comitato nazionale per il Congresso all’estero, ha illustrato nel dettaglio le tappe che porteranno i connazionali nel mondo a concorrere all’elezione del segretario nazionale e all’elezione dei propri delegati nell’assemblea nazionale (12 per l’America latina, 4 per l’America settentrionale e centrale, 3 per Africa, Asia, Oceania e Antartide e 25 per l’Europa). (Viviana Pansa –Inform)


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