MEETING DI RIMINI
Corriere
d’Italia: Mauro Montanari intervista Marco Bardazzi
La conoscenza è sempre un avvenimento
RIMINI - A Rimini il Meeting per l’amicizia tra i popoli, l’avvenimento culturale organizzato dal movimento Comunione e liberazione. Il direttore del “Corriere d’Italia” di Francoforte Mauro Montanari ha intervistato il portavoce del Meeting Marco Bardazzi .
Cominciamo
dalla storia del Meeting. Sappiamo che è nato esattamente trent’anni fa. Ma
come è nato?
Il Meeting è nato da un incontro di alcuni amici in pizzeria e da una sommessa. La scommessa era la seguente: è possibile che d’estate a Rimini si viva solo di gossip e di struscio? Sembrava una scommessa difficile da vincere, eppure, da allora si sono gettare le basi per la manifestazione culturale estiva più importante del mondo. Ci hanno visitato il Papa, Teresa di Calcutta, per non parlare di capi di Stato, di governo, ministri, personalità del mondo scientifico, premi Nobel. È un fenomeno che sorprende anche noi che lo organizziamo. Ci hanno lavorato quest’anno settecento giovani volontari per l’allestimento, mentre circa tremila ci lavorano per farlo funzionare. Si tratta di giovani che spendono una settimana del loro tempo libero, e a spese loro, per questa manifestazione. Sono giovani che si sentono apprezzati per quello che sono e che vengono da noi per questo, perché vedono un progetto che tocca i loro cuori. Aggiungo che sono molti di più i volontari che hanno chiesto di lavorare per noi, ai quali abbiamo dovuto dare risposta negativa.
Venendo
qui mi è capitato di trovare all’aeroporto di Francoforte un libro di grande
successo: Die Rache Gottes, la vendetta di Dio, del sociologo francese Gilles
Kepel. Il libro, che in realtà nell’originale francese si chiamerebbe più adeguatamente
“La rivincita di Dio” sostiene la tesi che i movimenti fondamentalisti delle
religioni monoteiste non sono un ritorno al medioevo, come spesso si crede,
ma la risposta irrazionale alla delusione del moderno. Io glielo cito perché,
tra i vari capitoli, uno è dedicato anche al movimento di Comunione e Liberazione,
trattato, appunto, come un movimento fondamentalista. Che ne pensa?
Ho sentito parlare di quel libro e non mi sorprende quella tesi. Che naturalmente non condivido. Non c’è niente di più lontano da noi del fondamentalismo. Il Meeting è aperto al mondo, basta vederne il programma. Da trent’anni ci interessiamo del mondo. Siamo educatori alla fede e per questo ci interessiamo di tutto, consideriamo ogni testimonianza come qualcosa che ci può arricchire.
Conoscere significa avere la capacità di lasciarsi stupire dagli altri. È una disponibilità alla novità quella che chiunque può trovare qui da noi, quindi il contrario del fondamentalismo, che è qualcosa di chiuso, di restio al nuovo. Non sono d’accordo con quell’autore. Quello che cerchiamo di fare invece è proprio comprendere il mondo. Da qui la nostra passione per la conoscenza.
Proprio
per difendersi dal rischio del fondamentalismo, oggi la politica europea tende
a distanziarsi dalla religione. “Noi non siamo -sembra dire la politica- né
per il crocifisso né per il velo islamico. Ciascuno faccia quello che vuole,
ma fuori dallo Stato”. Qual’è a vostra posizione in proposito?
Vediamo il rischio di una dittatura del relativismo, e questa nostra posizione è condivisa anche dal Papa. Vediamo l’Europa come una realtà che si capisce solo considerando le sue radici cristiane, e vediamo il rischio che queste radici cristiane siano dimenticate. L’Europa è tentata di dimenticarle. In nome del “politicamente corretto” si tende a cancellare tutto. In realtà commettiamo un errore madornale se pensiamo che il problema dell’Islam si risolva cancellando la nostra identità. La verità è l’esatto contrario. Proprio nelle nostre radici cristiane sta la capacità di dialogo. Solo continuando nel solco di questa tradizione siamo in grado di parlare con gli altri, di essere accoglienti senza dover alzare muri o ghetti, ma anche senza falsi laicismi.
Vedo
qui a Rimini una quantità impressionante di persone, non ho un’idea neppure
approssimativa di quante potrebbero essere. Ve lo aspettavate?
In realtà siamo sorpresi noi stessi. Nell’anno della crisi economica ci aspettavamo un calo di presenze e un calo anche nelle richieste di lavoro volontario. Invece è il contrario, abbiamo ospiti come non mai e, come dicevo, abbiamo dovuto rifiutare molti volontari. Vuol dire che il Meeting è accogliente, che i giovani lo trovano tale. I giovani lo trovano affascinante perché in questo posto sanno di essere presi sul serio. Altrimenti non ci verrebbero. Questo è per loro un punto di orientamento in un mondo privo di orientamento. È un luogo per orientarsi contro i luoghi comuni, contro le frasi fatte. Questa è la bellezza di vedere ciò che veramente accade. (Mauro Montanari-Corriere d’Italia/Inform)