RASSEGNA STAMPA
Intervista del settimanale “Panorama” al ministro degli
Esteri Franco Frattini
ROMA - «Sono sconcertato dall’atteggiamento
dell’opposizione. In tutta Europa il tema dell’immigrazione è considerato una
questione di interesse nazionale, sulla quale maggioranza e opposizione si confrontano.
Ovunque, tranne che in Italia, dove l’opposizione specula anche sulle tragedie,
pur di attaccare il governo». Solitamente misurato fino ai limiti dell’algore,
stavolta Franco Frattini sembra davvero furibondo. E in questa conversazione
con Panorama il ministro degli Esteri ne ha per tutti: per il Pd (non tutto,
però) e per l’Idv, per le intemperanze della Lega,
per gli egoismi dei nostri partner nordeuropei e dei nostri vicini maltesi.
L’agosto, decisamente, non sembra fatto
per regalargli troppo riposo. L’anno scorso scoppiò il conflitto tra Russia
e Georgia. Stavolta sulla quiete ferragostana si è abbattuto il caso dei cinque
naufraghi eritrei raccolti nei pressi di Lampedusa (forse gli unici sopravvissuti
tra 78 partiti dalla Libia), che ha aperto il vaso di Pandora delle polemiche.
Con il governo accusato di inumanità e ritenuto quasi responsabile di strage;
e a sua volta accusatore del centrosinistra e della Ue, che continua a considerare
gli arrivi via mare dei disperati africani come un problema dei soli paesi mediterranei.
A indignare Frattini sono l’arrivo
di una mozione contro l’esecutivo italiano annunciata al Parlamento europeo
dal gruppo dipietrista e la (pubblicizzata) visita
del segretario del Pd Dario Franceschini (secondo
il quale il governo «è razzista e xenofobo») a due dei naufraghi eritrei ricoverati
a Palermo. «All’Italia» dice il ministro «si deve il salvataggio, non l’abbandono.
Noi abbiamo salvato più vite in mare di tutti gli altri paesi europei messi
insieme. Non dico che sull’intera politica estera l’opposizione debba avere
un atteggiamento costruttivo, ma almeno sulle questioni che toccano la vita
e la morte. I nostri partner europei sono stupefatti. Io stesso, negli anni
trascorsi a Bruxelles da commissario europeo, non ho mai visto niente di simile.
In Spagna il Pse di Zapatero ha sull’immigrazione
un atteggiamento ben più rigido di quello italiano, eppure mai il Ppe ne ha
fatto oggetto di speculazioni politiche fuori dai confini. Ecco dove sta l’anomalia
italiana, ecco perché continuiamo a non essere un paese normale: a causa dell’ossessione
antiberlusconiana che acceca l’opposizione, la porta a danneggiare persino il
proprio paese».
Viene da chiedere, ascoltando toni
così aspri, se il titolare della Farnesina scorga vie d’uscita, occasioni di
ricucitura, con la legislatura appena agli inizi.
«Franceschini»
è la risposta «ha cominciato male. Quella visita ai sopravvissuti con telecamere
e giornalisti al seguito è stato un passo sbagliato. Sarà stato probabilmente
influenzato dal clima congressuale, ma registro che Pier Luigi Bersani non l’ha
seguito su questo terreno, e ciò va sottolineato. Dopo il congresso, con chi
uscirà vincitore desidero francamente un confronto a tutto campo su politica
estera, politica mediterranea e di immigrazione. Certo, se dovessero vincere
Franceschini o Ignazio Marino non mi faccio molte
illusioni». Ma non solo per Bersani il ministro ha parole d’apprezzamento.
«Quando Piero Fassino era ministro
degli Esteri ombra del Pd guidato da Veltroni, queste porcherie non c’erano,
con lui avevamo un confronto settimanale. E si sapeva chi esprimeva la politica
estera del Pd. Ora, non si sa più».
Se i rapporti con l’opposizione sono
una ferita sanguinante, anche quelli con la Chiesa sono una spina dolorosa.
Dinanzi al dramma marittimo ferragostano, l’Avvenire ha addirittura evocato
una nuova Shoah, sono arrivate critiche da Cl, dalla Caritas e dal Pontificio
consiglio per i migranti. Con tanti temi delicati sul tappeto (testamento biologico,
divorzio breve, pillola abortiva) e una pur fin qui misurata presa di distanza
del mondo cattolico dalla vita privata del premier, c’è da drizzare le antenne.
Ma Frattini non si mostra troppo preoccupato. «Con la Chiesa , a differenza
che con il Pd, noi ci confrontiamo. E il salvataggio di ogni vita umana è per
loro come per noi un punto irrinunciabile. Inoltre la Chiesa sa bene che abbiamo
l’obbligo istituzionale di rispettare la legge europea che prevede il respingimento
e il rimpatrio dei clandestini».
E allora? Per il ministro all’origine
delle tensioni ci sono le intemperanze leghiste, il crescendo di uscite al vetriolo
(fino alla minaccia di rivedere i Patti lateranensi) che il Carroccio ha scagliato,
già dall’inizio della vicenda, contro le gerarchie. «Quando importanti prelati
vengono definiti "i soliti cattocomunisti che
hanno ormai perso il catto" (riferimento alla
polemica tra il leghista Roberto Cota e monsignor Agostino Marchetto, ndr), è chiaro che si innesca una polemica, e la
reazione arriva. Bisogna smetterla con questi toni».
Dopo il Pd e la Lega il Frattini furioso
ne ha pure per i partner dell’Ue. Basta chiedergli, viste le sue accuse all’inerzia
di Bruxelles che finora sulla lotta all’immigrazione via mare ha lasciato l’Italia
da sola, dove fosse lui tra il novembre del 2004 e il maggio del 2008, quando
era eurocommissario con delega proprio all’immigrazione.
«Intanto» premette « la Commissione europea adotta finalmente un piano per la
ridistribuzione dei rifugiati tra tutti i 27 paesi, che è anche frutto del mio
lavoro. Poi, certo, il piano dovrà essere esaminato a ottobre dal Consiglio
europeo, e può darsi che qualche stato non ci stia e blocchi tutto.
Perché finché non entra in vigore il
trattato di Lisbona che introdurrà le decisioni a maggioranza qualificata (e
qui occorre tra l’altro aspettare il referendum irlandese di ottobre, ndr) tutte
le scelte vanno fatte all’unanimità. Ma molti stati potrebbero aderire ugualmente
su base volontaria; e in ogni caso sapremo chi denunciare all’opinione pubblica
e al Parlamento europeo. L’Italia, statene sicuri, può e deve fare la voce grossa».
Sì, ma da che parte potrebbero arrivare
i veti? Frattini non si tira indietro: «Belgio, Danimarca, Germania, Austria,
Polonia. Gli ultimi tre paesi hanno assorbito in passato grandi flussi di immigrati
dall’Est, soprattutto turchi, e non intendono farsi carico dei nuovi immigrati
da sud».
Insomma, ci sarebbe da stare poco allegri,
ma il responsabile della Farnesina è ottimista. «Anzitutto cresce la consapevolezza
che, con la libera circolazione prevista dal trattato di Schengen, qualsiasi
rifugiato entri in Italia poi potrà andare dappertutto. Inoltre ho fiducia nella
presidenza di turno della Svezia. Tre anni fa circa 20 mila rifugiati provenienti
dal Kurdistan si diressero tutti verso quel paese, dove esisteva già una loro
comunità. La Svezia , che rischiava il collasso, fu aiutata dall’Europa che
accettò di dividere l’onere. E ora sono certo che vorrà ricambiare quell’aiuto».
L’auspicata redistribuzione dei rifugiati
(ormai la gran parte dei clandestini) secondo Frattini porterà a soluzione anche
la contesa con Malta, che ora fa di tutto per non accogliere sul proprio minuscolo
territorio le barche dei disperati. «Quando capiranno che su 500 persone ne
dovranno tenere solo un paio, vedrete che le rigidità maltesi verranno meno».
E con la Libia ? Il bilancio sembra
in chiaroscuro, visto che da quelle coste si salpa ancora. Ma anche qui il ministro
fa professione di ottimismo e regala qualche rivelazione. «È vero che dalla
Libia si parte ancora, ma in proporzione di 1 a 1.000 rispetto a prima dell’accordo
italolibico. E la prova che le ultime partenze sono
organizzate da disperati isolati è nel fatto che a bordo, purtroppo per loro,
non hanno più i gps e i telefoni satellitari forniti
dai trafficanti di esseri umani con i quali chiedevano di essere raccolti non
appena erano sicuri di essere nelle nostre acque».
La situazione migliorerà ulteriormente,
spiega, «perché sta per decollare un progetto Ue-Italia per monitorare via satellite i confini meridionali
della Libia, 1.500 km attraverso i quali arriva il traffico organizzato dall’Africa
nera che poi punta via mare verso l’Europa».
Buone notizie anche sul fronte della
collaborazione con la Libia nei loro campi d’accoglienza. L’iniziale resistenza
a ospitare funzionari dell’Italia e dell’Onu per accertare in loco chi abbia
o no diritto all’asilo è venuta meno. «L’Unhcr (l’agenzia
Onu per i rifugiati, ndr) ha già aperto un ufficio a Tripoli. E ai libici non
dispiace certo se gli preleviamo qualche centinaio di persone in regola per
venire in Europa».
Prima di rituffarsi nelle ultime giornate
di vacanza, il ministro ci tiene a smentire una preoccupazione esternata da
vari comandanti di pescherecci, convinti che con la nuova legge sulla sicurezza
dare soccorso ai clandestini comporti un’accusa di favoreggiamento.
«Sciocchezze senza fondamento. Anzi,
sarebbe reato fare il contrario». (Stefano Brusadelli-Panorama,
3 settembre 2009)
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