STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Da “Tribuna Italiana”
Cento anni fa la collettività italiana
regalava il monumento a Colombo all’Argentina e il Faro del Gianicolo alla Città di Roma
Il Comitato incaricato di promuovere
l’idea di Antonio Devoto di donare un monumento di Cristoforo Colombo alla città
di Buenos Aires, accettò anche la proposta di donare un monumento a Roma Capitale
dell’Italia, nel cinquantenario dell’Unità d’Italia, per manifestare la simpatia
degli italiani in Argentina per la Patria lontana.
BUENOS AIRES - In questi giorni si
parla a Roma delle celebrazioni del 150º anniversario dell’Unità d’Italia, che
si celebreranno fra due anni, mentre in Argentina, pur tra le mille polemiche
che ogni giorno impegnano governo e opposizione, si va avanti con le celebrazioni
del secondo centenario dell’Argentina, nata dalla Rivoluzione di Maggio 1810.
In altre occasioni ci siamo occupati
dei due avvenimenti e, in particolare per quanto riguarda la celebrazione argentina,
abbiamo sostenuto che come comunità avremmo dovuto prendere iniziative per aderire
all’importante ricorrenza, vista l'importanza determinante che la presenza italiana
ha avuto nella storia argentina, fin dal suo inizio.
Ci siamo occupati inoltre del “sequestro”
del monumento a Colombo, rinchiuso nello spazio riservato della “Casa Rosada”,
già prima della celebrazione del 12 ottobre, l’anno scorso, motivo per cui allora
non è stato possibile rendere omaggio al grande navigatore genovese, davanti
al monumento che la nostra collettività donò alla Città di Buenos Aires la quale,
d’altra parte, è stata a sua volta privata del suo monumento. Come è noto, i
responsabili della segretria generale della Presidenza, sostengono che Piazza
Colombo è stata chiusa per ragioni di sicurezza.
Si vedrà come andrà a finire quest’anno,
ma ad ogni modo oggi vogliamo segnalare ai lettori un’altro dono della collettività
italiana dell’Argentina.
In questo caso si tratta del Faro del
Gianicolo, donato dagli italiani in Argentina alla
Patria natia, in occasione del cinquantenario dell’Unità d’Italia, il XX Settembre
1861.
Come ricordava l’ingegnere Luigi Luiggi in un articolo pubblicato da " La Patria degli
Italiani” del 20 settembre 1920, “In una riunione del Comitato per il monumento
a Colombo, in cui si stava delineando il contratto col professor Zocchi (l’artista autore del monumento a Colombo, ndr) e riconoscendo
la possibilità di disporre di somme anche maggiori di quelle previste, il compianto
Conte Macchi di Collere - allora Ministro d’Italia in Argentina e Presidente
Onorario del Comitato - espresse l’idea che gli italiani manifestassero anche
in qualche modo la loro simpatia alla Patria lontana con un ricordo che sarebbe
stato tanto più opportuno in quanto nel 1911 si celebrava in Roma il cinquantenario
della Indipendenza Italiana e della proclamazione di Roma, Capitale d’Italia.
La patriottica idea, fu immediatamente accolta (...) Si pensò allora ad un omaggio
a Roma Capitale, sotto forma di un faro da erigersi al Gianicolo
e che - a somiglianza di quello di San Martino della Battaglia - emettesse raggi
dal tricolore italiano nelle notti di grandi ricorrenze nazionali. Il Comitato
approvò l’idea e così lo scrivente fu incaricato di provvedere all’attuazione
dell’opera, affidandone la parte artistica all’illustre architetto Manfredi,
uno dei membri della Direzione Artistica del Monumento a Vittorio Emanuele,
il quale assolse il compito con valentia superiore ad ogni elogio. E così i
due ricordi della collettività italiana in Argentina, uno a Colombo e l’altro
a Roma Capitale, ordinati quasi contemporaneamente, nel 1909 avrebbero dovuto
essere pure inaugurati contemporaneamente...”
Come è noto, mentre il monumento romano
fu effettivamente inaugurato nel 1911, per quello in Argentina ci vollero altri
dieci anni per l’inaugurazione, a causa della Grande Guerra e di altre difficoltà,
per cui il suo promotore, Antonio Devoto, deceduto nel 1917, non potè
vederlo. (Tribuna Italiana/ Inform )