MARCINELLE
MARCINELLE – “Signor Presidente, onorevoli Deputati e
Senatori, Signor Ambasciatore, Consiglieri, esponenti dei Comites e Sindaci
delle cittadine di provenienza dei minatori che persero la vita nella tragedia
di Marcinelle, autorità ed esponenti della comunità italiana in Belgio, Vi porgo
il saluto del Consiglio Generale degli Italiani all’estero, che mi onoro di
rappresentare quale Segretario Generale.
Un ringraziamento particolare va a Lei, onorevole Presidente
Fini, per aver accolto l’invito del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero
alla commemorazione delle vittime della tragedia del Bois du Cazier, simbolo
della Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, fortemente
voluta dall’allora Ministro Tremaglia.
Eppure Marcinelle é patrimonio etico vivo. Al fianco
dei 136 lavoratori italiani che morirono in quella tragedia perirono decine
di lavoratori provenienti da diversi Paesi e di lavoratori belgi. - ha affermato
il segretario generale del CGIE Elio Carozza -.
Oggi l'Italia è l'approdo di speranza di tanta gente in cerca di migliori
condizioni di vita.
Oggi come ieri - ha proseguito Carozza - rievocare i morti di Marcinelle senza riconoscere
pari dignità e diritti a chi, come loro, lascia la propria terra e la propria
famiglia per cercare lavoro e futuro, significa sminuire del valore umano e
storico il loro sacrificio.
Non intendo con ciò affermare un’etica della memoria
ma sottolineare l’indissolubile esigenza che gli avvenimenti che videro protagonista
l’emigrazione italiana aiutino a comprendere i fenomeni migratori del nostro
Paese; che siano parte integrante del codice etico che segna i diritti sociali
e politici dell’Italia di oggi.
E’ quanto noi italiani all’estero ci auspichiamo di fronte
a situazioni in cui, oggi come ieri, i migranti sono trattati alla stregua di
“fenomeni” statistici, cifre senz’anima, strumenti di lavoro per migliorare
i trend economici dello sviluppo di un paese o masse di diseredati da allontanare
velocemente ed indiscriminatamente.
Oggi come ieri, i migranti vengono, troppo spesso e tout
court, considerati elementi di pericolosità sociale..
Oggi come ieri, si attribuisce loro l’incapacità
sociale di gestire i diritti che spettano a quanti vivono sul territorio italiano,
come un tempo venivano negati i diritti sociali e politici e la stessa
dignità di uomini ai nostri connazionali all’estero.
Oggi come ieri, si considerano elemento di deprivazione
culturale di un Paese e delle sue tradizioni e non arricchimento dei processi
culturali che inevitabilmente modificano nel tempo abitudini, tradizioni e luoghi
comuni, come avvenuto nei secoli in un’Italia crogiolo di convivenza tra popoli
e culture assai diverse.
Sicché duole, a quanti tra di noi vivono all’estero verificare
quale scarso senso della storia e delle sue dinamiche coesista ancora nel nostro
Paese”.
“Non esito a dire - ha stigmatizzato Carozza - che esso
genera una sofferenza che si rinnova, prendendo atto di una condizione
di estraneità del migrante in un’Italia che pure conta all’estero milioni
di connazionali ed oriundi.
Una contraddizione che avremmo pensato fosse ormai superata
nel contesto della globalizzazione nella quale tutti noi viviamo, in Italia
come all’estero.
L’integrazione per la maggioranza delle nostre comunità
all’estero – con l’eccezione di alcuni Paesi - è ormai questione superata. In
Europa ciò è avvenuto anche grazie a Marcinelle !
Dalla tragedia dei minatori italiani, belgi, francesi,
tedeschi, russi, ucraini, cecoslovacchi, greci, turchi, e algerini periti nelle
gallerie del Bois du Cazier si è generata nei Paesi membri dell’allora Comunità
Economica Europea la convinzione della necessità di tutelare al meglio i lavoratori,
i cittadini europei. Di riconoscere loro quei diritti di lavoratori, e via via
di cittadini, a lungo negati, facendo proprie le battaglie sindacali e civili
che hanno attraversato il nostro continente.
Diritti ma anche, e soprattutto, la dignità che
si deve ad ogni essere umano, uomo o donna, ricco o povero che sia, bianco o
nero, italiano o straniero, cattolico, agnostico, mussulmano, ebreo e
quant’altro…”
“Spesso si ama ricordare - ha proseguito il Segretario
Generale del CGIE -come gli italiani all’estero abbiano saputo raggiungere grandi
traguardi, grandi mete, come “la storia del nostro Paese sia stata la storia
di grandi nomi, mentre è stata, assai di più - Lei stesso signor
Presidente lo ha affermato, accogliendo i nostri giovani provenienti dall’estero
a Roma per la loro Conferenza Mondiale -. E' stata “la drammatica
vicenda umana di migliaia e migliaia di persone normali che, piene di speranza
e, diciamolo, purtroppo tante volte di illusioni, partirono alla ricerca di
una vita migliore, di un futuro più dignitoso per loro stessi e per i propri
figli”.
Ebbene, cito ancora il Suo intervento “Queste vicende
umane sono state definite storie senza storia, ma, a ben vedere, questa definizione
è ingiusta, perché contrasta con il nostro dovere morale di non dimenticarle
mai. Non dimenticare chi, giunto in ogni angolo del mondo, spesso senza mezzi
e senza conoscere la lingua, sovente senza la propria famiglia, ha saputo affrontare
e superare difficoltà di ogni genere”
Quelle difficoltà, Presidente Fini, in cui non pochi
di noi, purtroppo, si sono arenati ed ai quali dobbiamo il rispetto e l’aiuto
che l’Italia avrebbe dato loro se fossero rimasti in Patria !
La nostra preoccupazione è grande, Signor Presidente
!” ha fatto presente Carozza. “Non possiamo dimenticare, infatti, che con il
prossimo anno verrà messo in discussione il sostegno dell’assistenza sanitaria
ai più deboli e provati in Sud America ! O la speranza di ottenere un assegno
di solidarietà che sottragga i più anziani e diseredati dall’estrema povertà.
Non possiamo dimenticare che si invitano i giovani delle
nostre comunità all’estero a mantenere il legame con la terra d’origine ma si
negano loro gli strumenti principali, come l’accesso alla lingua ed alla cultura
italiana.
Si chiede ai nostri connazionali di farsi garanti all’estero
dello sviluppo imprenditoriale del Paese e dell’Italia nel mondo, in un situazione
di grave crisi economica mondiale, quale è quella che viviamo, ma si sottraggono
loro gli strumenti indispensabili, come la rete consolare, perché ciò si determini
a vantaggio del Paese reale.
Siamo consci delle difficoltà che il nostro Paese attraversa
e siamo pronti a dare il nostro aiuto perché si risollevi in tutte le sue potenzialità
sul piano interno ed internazionale !
Chiediamo un dialogo vero e sincero con le Istituzioni
del nostro Paese, in particolare con il Governo e con tutta la classe politica,
al di là delle singole posizioni pregiudiziali, perchè possa – e voglia - assicurare
gli elementi di una civile convivenza all’interno della comunità degli
italiani nel mondo, della quale fanno parte oggi i milioni di giovani che vivono
all’estero e che rappresentano una vera potenziale risorsa per il futuro
del nostro Paese”.
Avviandosi quindi alla conclusione il Segretario
Generale ha sottolineato “Per tutti auspichiamo che il sacrificio dei
nostri emigrati sia d’esempio in un mondo in cui i principi democratici si rafforzino
sempre più a tutela di quelle libertà civili e politiche per le quali molti
combatterono e di cui, Lei, Signor Presidente, è garante nel Parlamento
degli italiani che vivono in Patria ed all’estero. Le Sue costanti affermazioni
in nome del confronto democratico ci sono di conforto e di sprone per un’Italia
unita al di qua ed al di là delle frontiere !
Sono sicuro, Signor Presidente, che saprà farsi interprete,
del sentimento di inquietudine che vivono in questo momento le Comunità italiane
all'estero rispetto alle assenze del nostro Paese nei loro confronti. Assenze
che rischiano seriamente di rompere definitivamente il legame tra il nostro
Paese e le sue Comunità all'estero. Cosi come sono persuaso - ha concluso
Carozza - che continuerà ad operare affinché il nostro Paese cosi profondamente
segnato dal dolore dell'emigrazione sappia creare le condizioni idonee ad assicurare
agli immigrati una giusta accoglienza ed una vera e piena integrazione”. (