INFORM - N. 153 - 10 agosto 2009


MARCINELLE

Il segretario generale del CGIE al presidente della Camera Fini

Carozza: “la sua presenza ci onora e ci conforta nell'inquietudine del momento presente. Marcinelle patrimonio etico”

 

MARCINELLE – “Signor Presidente, onorevoli Deputati e Senatori, Signor Ambasciatore, Consiglieri, esponenti dei Comites e Sindaci delle cittadine di provenienza dei minatori che persero la vita nella tragedia di Marcinelle, autorità ed esponenti della comunità italiana in Belgio, Vi porgo il saluto del Consiglio Generale degli Italiani all’estero, che mi onoro di rappresentare quale Segretario Generale.

Un ringraziamento particolare va a Lei, onorevole Presidente  Fini, per aver accolto l’invito del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero alla commemorazione delle vittime della tragedia  del Bois du Cazier, simbolo della Giornata del  sacrificio del lavoro italiano nel mondo, fortemente voluta dall’allora Ministro Tremaglia.

La Sua presenza, quale Presidente della Camera dei Deputati, espressione del più alto livello di rappresentanza democratica del Paese, ci onora e ci conforta nella inquietudine del momento presente, in cui la distanza fra comunità italiane all’estero e la madre Patria sembra dilatarsi inesorabilmente, ingenerando sempre più  una sorta di reciproca e quanto mai preoccupante incomprensione.

Eppure Marcinelle é patrimonio etico vivo. Al fianco dei 136 lavoratori italiani che morirono in quella tragedia perirono decine di lavoratori provenienti da diversi Paesi e di lavoratori belgi. - ha affermato il segretario generale del CGIE Elio Carozza -.  Oggi l'Italia è l'approdo di speranza di tanta gente in cerca di migliori condizioni di vita.

Oggi come ieri - ha proseguito Carozza  - rievocare i morti di Marcinelle senza riconoscere pari dignità e diritti a chi, come loro, lascia la propria terra e la propria famiglia per cercare lavoro e futuro, significa sminuire del valore umano e storico il loro sacrificio.

Non intendo con ciò affermare un’etica della memoria ma sottolineare l’indissolubile esigenza che gli avvenimenti che videro protagonista l’emigrazione italiana aiutino a comprendere i fenomeni migratori del nostro Paese; che siano parte integrante del codice etico che segna i diritti sociali e politici dell’Italia di oggi.

E’ quanto noi italiani all’estero ci auspichiamo di fronte a situazioni in cui, oggi come ieri, i migranti sono trattati alla stregua di  “fenomeni” statistici, cifre senz’anima, strumenti di lavoro per migliorare i trend economici dello sviluppo di un paese o masse di diseredati da allontanare velocemente ed indiscriminatamente.

Oggi come ieri, i migranti vengono, troppo spesso e tout court, considerati elementi di pericolosità sociale..

  Oggi come ieri, si attribuisce loro l’incapacità sociale di gestire i diritti che spettano a quanti vivono sul territorio italiano, come un tempo venivano  negati i diritti sociali e politici e la stessa dignità di uomini ai nostri connazionali all’estero.

  Oggi come ieri, si considerano elemento di deprivazione culturale di un Paese e delle sue tradizioni e non arricchimento dei processi culturali che inevitabilmente modificano nel tempo abitudini, tradizioni e luoghi comuni, come avvenuto nei secoli in un’Italia crogiolo di convivenza tra popoli e culture assai diverse.

Sicché duole, a quanti tra di noi vivono all’estero verificare quale scarso senso della storia e delle sue dinamiche coesista ancora nel nostro Paese”.

“Non esito a dire - ha stigmatizzato Carozza - che esso genera una sofferenza che si rinnova, prendendo atto  di una condizione di estraneità  del migrante in un’Italia che pure conta all’estero milioni di connazionali ed oriundi.

Una contraddizione che avremmo pensato fosse ormai superata nel contesto della globalizzazione nella quale tutti noi viviamo,  in Italia come all’estero.

L’integrazione per la maggioranza delle nostre comunità all’estero – con l’eccezione di alcuni Paesi - è ormai questione superata.  In Europa ciò è avvenuto anche grazie a Marcinelle !

Dalla tragedia dei minatori italiani, belgi, francesi, tedeschi, russi, ucraini, cecoslovacchi, greci, turchi, e algerini periti nelle gallerie del Bois du Cazier si è generata nei Paesi membri dell’allora Comunità Economica Europea la convinzione della necessità di tutelare al meglio i lavoratori, i cittadini europei. Di riconoscere loro quei diritti di lavoratori, e via via di cittadini, a lungo negati, facendo proprie le battaglie sindacali e civili che hanno attraversato il nostro continente.

Diritti ma anche, e soprattutto, la dignità  che si deve ad ogni essere umano, uomo o donna, ricco o povero che sia, bianco o nero, italiano o straniero, cattolico, agnostico, mussulmano, ebreo e  quant’altro…”

“Spesso si ama ricordare - ha proseguito il Segretario Generale del CGIE -come gli italiani all’estero abbiano saputo raggiungere grandi traguardi, grandi mete, come “la storia del nostro Paese sia stata la storia di grandi nomi, mentre  è stata, assai di più - Lei stesso  signor Presidente lo ha affermato, accogliendo i nostri giovani provenienti dall’estero a Roma  per la loro Conferenza Mondiale -. E' stata  “la drammatica vicenda umana di migliaia e migliaia di persone normali che, piene di speranza e, diciamolo, purtroppo tante volte di illusioni, partirono alla ricerca di una vita migliore, di un futuro più dignitoso per loro stessi e per i propri figli”.

Ebbene, cito ancora il Suo intervento  “Queste vicende umane sono state definite storie senza storia, ma, a ben vedere, questa definizione è ingiusta, perché contrasta con il nostro dovere morale di non dimenticarle mai. Non dimenticare chi, giunto in ogni angolo del mondo, spesso senza mezzi e senza conoscere la lingua, sovente senza la propria famiglia, ha saputo affrontare e superare difficoltà di ogni genere”

Quelle difficoltà, Presidente Fini, in cui non pochi di noi, purtroppo, si sono arenati ed ai quali dobbiamo il rispetto e l’aiuto che l’Italia avrebbe dato loro se fossero rimasti in Patria !

La nostra preoccupazione è grande, Signor Presidente !” ha fatto presente Carozza. “Non possiamo dimenticare, infatti, che con il prossimo anno verrà messo in discussione il sostegno dell’assistenza sanitaria ai più deboli e provati in Sud America ! O la speranza di ottenere un assegno di solidarietà che sottragga i più anziani e diseredati dall’estrema povertà.

Non possiamo dimenticare che si invitano i giovani delle nostre comunità all’estero a mantenere il legame con la terra d’origine ma si negano loro gli strumenti principali, come l’accesso alla lingua ed alla cultura italiana.

Si chiede ai nostri connazionali di farsi garanti all’estero dello sviluppo imprenditoriale del Paese e dell’Italia nel mondo, in un situazione di grave crisi economica mondiale, quale è quella che viviamo, ma si sottraggono loro gli strumenti indispensabili, come la rete consolare, perché ciò si determini a vantaggio del Paese reale.

Siamo consci delle difficoltà che il nostro Paese attraversa e siamo pronti a dare il nostro aiuto perché si risollevi in tutte le sue potenzialità sul piano interno ed internazionale ! 

Chiediamo un dialogo vero e sincero  con le Istituzioni del nostro Paese, in particolare con il Governo e con tutta la classe politica, al di là delle singole posizioni pregiudiziali, perchè possa – e voglia - assicurare gli  elementi di una civile convivenza all’interno della comunità degli italiani nel mondo, della quale fanno parte oggi i milioni di giovani che vivono all’estero e che  rappresentano una vera potenziale risorsa per il futuro del nostro Paese”.

  Avviandosi quindi alla conclusione il Segretario Generale ha sottolineato “Per tutti  auspichiamo che il sacrificio dei nostri emigrati sia d’esempio in un mondo in cui i principi democratici si rafforzino sempre più a tutela di quelle libertà civili e politiche per le quali molti combatterono e di cui,  Lei, Signor Presidente, è garante nel Parlamento degli italiani che vivono in Patria ed all’estero. Le Sue costanti affermazioni in nome del confronto democratico ci sono di conforto e di sprone per un’Italia unita al di qua ed al di là delle frontiere !

Sono sicuro, Signor Presidente, che saprà farsi interprete, del sentimento di inquietudine che vivono in questo momento le Comunità italiane all'estero rispetto alle assenze del nostro Paese nei loro confronti. Assenze che rischiano seriamente di rompere definitivamente il legame tra il nostro Paese e le sue Comunità all'estero.  Cosi come sono persuaso - ha concluso Carozza - che continuerà ad operare affinché il nostro Paese cosi profondamente segnato dal dolore dell'emigrazione sappia creare le condizioni idonee ad assicurare agli immigrati una giusta accoglienza ed una vera e piena integrazione”.  (Inform)


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