CULTURA
“Abruzzo shire” e i pittori scandinavi,
intervista ad Antonio Bini
Chiusa con successo a Pescara la rassegna
sugli artisti della scuola di Zahrtmann a Civita d’Antino
L’AQUILA – Si è chiusa il 31 luglio, alla Maison des Arts di Pescara, la mostra “Il lungo viaggio dal Nord”, ovvero l’Abruzzo nei dipinti degli artisti scandinavi della scuola estiva del pittore danese Kristian Zahrtmann. Un vero successo l’evento che dal 7 luglio ha esposto al pubblico, non solo abruzzese, 30 opere di alcuni dei grandi artisti passati per quella scuola di Civita d’Antino, dal 1877 al 1915, nel luogo che ha ispirato migliaia di opere sul paesaggio, su natura, gente e costumi dell’Abruzzo più profondo, quale poteva essere quel borgo della Marsica oltre un secolo fa.
Alla cerimonia
di chiusura hanno partecipato Antonio Bini, l’Associazione “Culture Tracks”
e
Ben se ne accorse
del loro valore anche Gabriele d’Annunzio quando il 23 settembre
Tornando alla mostra pescarese, si segnala anche un risultato di più vasta portata, che consente alla comunità di Civita d’Antino di riappropriarsi appieno della memoria collettiva e d’una parte importante della propria storia civica, per anni trascurata, come all’intero Abruzzo di riscoprire una straordinaria avventura artistica, prima che l’oblio la coprisse inesorabilmente di polvere.
Un risultato importante, quasi inaspettato nella dimensione. L’evento, infatti, apre prospettive per il futuro su tanti aspetti analoghi d’un Abruzzo inesplorato in molte sue potenzialità culturali: dalla storia all’arte, dall’architettura alla gastronomia, dalle tradizioni popolari alle valenze naturalistiche ed ambientali. Spesso l’interesse, specie delle amministrazioni pubbliche, s’incentra su aspetti di più immediata disponibilità - con l’occhio spesso rivolto al consenso elettorale - il più delle volte solo epidermide del complesso sistema di valori che la regione invece dispone. Occorre dunque dapprima conoscere. Poi saper investire su tanti aspetti della realtà abruzzese, ricca di singolarità e di valenze neglette, capaci di destare interesse ben oltre i confini del proprio villaggio. Questo caso lo dimostra, per l’interesse che ha suscitato all’estero più che in Abruzzo, almeno a livello di istituzioni, talvolta più inclini a sostenere colorite iniziative di folclore piuttosto che certe singolarità della nostra storia.
Per fortuna operazioni
come questa trovano un alto riscontro all’estero - in Danimarca e Svezia, per
esempio - ed aprono significativi flussi
d’interesse verso l’Abruzzo. Va dunque sottolineato il merito di chi tra non
poche difficoltà ha promosso la riscoperta della scuola di Kristian Zahrtmann,
come l’infaticabile Antonio Bini, e chi ci ha creduto. Perché su tali cespiti
non effimeri poi cresce dell’altro. E’ il caso di citare quanto ha di
Per i cittadini di Civita d’Antino presenti è stato davvero commovente l’escursione tra le opere esposte che richiamavano luoghi, costumi, storie e volti, patrimonio delle proprie radici e del proprio passato. Ha scelto bene la pro-loco del paesino marsicano nel promuovere questo viaggio a ritroso nel tempo tra le meraviglie dei dipinti in rassegna. Un’anziana donna non è riuscita a trattenere le lacrime, mentre ringraziava Bini per quanto in questi anni egli ha fatto. Emozionante sentire i più anziani discutere di persone ritratte nei quadri, di angoli del paese riconosciuti, nonni indicare ai nipoti i lavori agricoli d’un tempo.
Presenti all’evento
anche le pittrici danesi Helle Fibiger e Kirsten Murhart, che hanno portato
il loro saluto. Particolarmente sentito l'intervento della Murhart mentre confermava
l’intenzione di non voler lasciare l'Abruzzo, anche se la galleria e la sua
casa a Gagliano Aterno, bel borgo della Valle Subequana, sono state danneggiate
dal terremoto del 6 aprile. La presenza delle due pittrici, sia in mostra con
alcune opere, sia con la loro esperienza vissuta in Abruzzo, danno il senso
d’una continuità nella storia artistica ed affettiva degli artisti scandinavi
verso questa regione. Kirsten Murhart è un’espressionista figurativa di grande
talento. Affermata giornalista ed editorialista di valore, in attività per oltre
vent’anni, nel contempo praticava la pittura prima di dedicarsi completamente
alla sua vera passione. Ha esposto in Danimarca, Svezia, Germania, Polonia,
Russia e Olanda. Sue opere sono in diversi musei d’Europa. Ispirata alla realtà,
la sua pittura si richiama a temi etici presentati in uno stile caricaturale
e pungente. Si divide tra
In fondo, l’appassionata opera di Antonio Bini nel recuperare alla memoria regionale la presenza in Abruzzo degli artisti scandinavi ha fatto nell’ultimo mese un grande balzo in avanti. Con questa bella mostra a Pescara e con l’uscita alle stampe del suo volume “L’italian dream di Kristian Zahrtmann”, pubblicato dalle Edizioni Menabò. Il 12 agosto prossimo il libro di Bini verrà presentato Civita d’Antino, con l’intervento dell’artista Kirsten Murhart. L’evento è stato segnalato nell’home-page del sito dell’Ambasciata danese in Italia (http://www.ambrom.um.dk/it/) a conferma della validità del lavoro di ricerca svolto. L’obiettivo futuro è quello di realizzare un centro di documentazione sulla straordinaria avventura a Civita d’Antino di Kristian Zahrtmann e dei pittori scandinavi. E’ il minimo che si possa fare in Abruzzo, una terra che “… molto ha dato all'arte scandinava”, come ha affermato Erich Bach, direttore dell'Accademia di Danimarca in Italia.
Su questa bella storia ho rivolto ad Antonio Bini alcune domande. Non solo per la storia in sé, ma anche per tutti quei tesori che l’Abruzzo ancora cela e quando vengono scoperti configurano ancor più la sua peculiarità, l’essere una terra ancora da scoprire, di grande fascino e suggestione. Di queste valenze Bini è uno dei cultori più attenti, prima come docente universitario presso l’Università di Teramo ed attualmente come dirigente della Regione Abruzzo nel settore Turismo.
A lei,
dottor Bini, si deve il merito d’aver riportato all’attenzione l’appassionante
storia di Kristian Zahrtmann e della sua scuola estiva di pittura a Civita d’Antino,
dove centinaia d’artisti scandinavi passarono per oltre trent’anni fino al 1915,
quando il terremoto della Marsica vi pose fine. Come e quando è nato il suo
interesse?
“ Mi incuriosì una richiesta di informazioni di un giornalista e scrittore svedese che intendeva ritrovare la tomba di un pittore, Anders Trulson, sepolto a Civita d’Antino. Perché si trovava in Abruzzo, Trulson, all’inizio del novecento? Diedi la mia disponibilità ad accompagnare il giornalista, che poi è diventato un amico, cui devo le prime coordinate di quella straordinaria stagione artistica. Ho poi fatto ulteriori ricerche e due viaggi di studio in Danimarca e Svezia. Sono andato alla ricerca della casa di Zahrtmann, che si trova ancor oggi nell’omonima piazza di Copenhagen, e ho potuto constatare il permanere della targa esterna “Casa d’Antino” - con l’antico motto del popolo marso “Nec sine nec contra” - quale dimostrazione del fortissimo legame con il paese abruzzese. La spinta finale a ricostruire la storia di Zahrtmann a Civita è venuta dal ritrovamento del catalogo della mostra “Civita dei pittori danesi” che egli volle organizzare nel 1908 presso il prestigioso Kunstforeningen di Copenhagen. Probabilmente nessuna realtà italiana, anche decisamente più importante, ha avuto mai un evento dedicato come quello voluto da Zahrtmann. Ricordo che già nel 2005 curai l’edizione italiana di un racconto di Johannes Jorgensen (il grande poeta e scrittore danese convertitosi al cristianesimo e divenuto l’autore della più importante biografia di San Francesco) sul terremoto del 1915 che distrusse anche Civita d’Antino. All’inizio del secolo scorso il paese della Valle Roveto era tanto noto in Scandinavia che il racconto fu semplicemente intitolato “Civita d’Antino”.
L’Abruzzo
è una regione con preziosità spesso nascoste, con grandi ricchezze archeologiche,
artistiche, architettoniche e storiche. Un pregevole sistema di città d’arte
e borghi, in una regione con grandi aree naturalistiche protette. Nella sua
storia millenaria risiedono personaggi ed eventi di rara suggestione. Come ritiene
possano essere valorizzati a beneficio d’un turismo di qualità?
“Spesso l’Abruzzo è stato ritenuto privo di grandi
eccellenze artistiche storiche e culturali. C’è voluto il terremoto del 6 aprile
2009 per far emergere lo spessore del patrimonio culturale della regione, di
cui si è ampiamente occupata la stampa straniera. Stesso discorso vale per il
Grand Tour, il cui recupero vede impegnate molte realtà territoriali con studi,
eventi e mostre. Anche la vicenda della colonia scandinava a Civita dimostra
quanto sia da rivedere la convinzione diffusa che la regione fosse esclusa da
questo importante fenomeno culturale. Occorre anche notare che nel
Lei,
per ragioni professionali, ha contatti con le più importanti testate giornalistiche
del mondo. Al suo impegno si deve l’intuizione e l’affermazione del termine
“Abruzzo Shire”, diventato sulla stampa estera un vero e proprio marchio della
regione. Su quali valenze riesce meglio ad affermarsi all’estero l’Abruzzo e
su quali settori, a suo parere, è più produttivo investire.
“Il successo del progetto Invest-Abruzzo si deve alla “costruzione” di un brand Abruzzo attorno ad una serie di valori immateriali, compresi quelli derivanti dai viaggiatori del Grand Tour, che ha prodotto effetti reali”.
Storie
come quella che lei ha riportato alla luce, possono determinare interesse e
curiosità in Italia ed all’estero, per sviluppare quel turismo culturale confacente
all’Abruzzo e per consolidare il brand abruzzese? Ho incontrato Johan Werkmaster, giornalista
e scrittore svedese, verificando il suo grande interesse per questa storia e
il suo innamoramento per l’Abruzzo. Mi dice qualcosa in più?
“Werkmaster è un giornalista e scrittore di Goteborg sulla scia dei viaggiatori romantici del Grand Tour, che ha trovato in Abruzzo ancora elementi inediti e inespressi, che approfondisce con un occhio attento e amico. E’ ormai prossima la pubblicazione di un suo lungo racconto di viaggio sull’Abruzzo, aggiornato agli effetti derivanti dal sisma del 6 aprile”.
C’è,
secondo lei, una possibilità d’investire in promozione sulle comunità italiane
all’estero ed avere buoni ritorni turistici, specie verso i giovani di seconda
e terza generazione dell’emigrazione? Quale potrebbe essere il ruolo delle Associazioni
Abruzzesi all’estero?
“Oggi gli abruzzesi all’estero o i figli e nipoti dei nostri emigranti posseggono un livello culturale decisamente più alto rispetto al passato e ben potrebbero avvalersi del grande appeal di artisti stranieri che sono stati legatissimi alla nostra regione, anche sotto il profilo delle opere prodotte, per dare un senso diverso e per certi versi riconoscibile nei paesi di residenza. Per rimanere alla Danimarca, mi è piaciuta molto l’idea del sig. Lolli, un aquilano che da tempo opera a Copenhagen, il quale ha da alcuni anni aperto un apprezzato ristorante nel centro del capitale danese, cui ha dato nome “Casa D’Antino” - (http://www.casadantino.dk/11-velkommen.htm) - in stretta continuità con l’affettiva denominazione scelta da Zahrtmann per la sua casa-atelier. Certo dovrebbero alimentarsi reciproci flussi di informazione, adattati per singoli Paesi”.
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Ho ringraziato
Antonio Bini non solo per la cortesia delle sue risposte. Molti spunti interessanti
egli ha dato per far esprimere al meglio le potenzialità turistiche dell’Abruzzo.
Si tratta di saper raccogliere la sfida, valorizzare i settori d’interesse,
promuoverli adeguatamente ed in modo sinergico. In fondo egli stesso, per pura
passione, ha saputo dare la risposta più concreta a quanto va da tempo affermando.
L’Abruzzo non può che essergli grato. (Goffredo Palmerini-