STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su
“Tribuna Italiana” l’editoriale del direttore Marco Basti
Conflitto d’interessi
BRUXELLES -
Notizie che hanno in comune i legami tra due paesi, tra l’Italia e l’Argentina, che sono sentiti dalla nostra comunità come le due anime, le due patrie o, come diceva l’indimenticabile ingegnere Agostino Rocca, “l’Italia è la mia madre e l’Argentina è la mia moglie”.
Due Paesi uniti da profondi vincoli di sangue, di cultura, di storia, a causa, prima di tutto, dell’antica e massiccia presenza di italiani al Plata, ancora prima che l’Argentina nel 1810 e l’Italia nel 1861, nascessero come Stati nazionali.
Ma come è noto, questi rapporti tanto intensi, che si sono manifestati anche in tanti campi - dall’economia allo spettacolo, dalla ricerca scientifica e tecnologica alle missioni militari di pace, ecc - negli ultimi anni hanno subito una vistosa frenata.
Sulle cause abbiamo parlato in altre occasioni e a dire il vero, vista le situazioni politiche dell’Italia e dell’Argentina e la realtà dei rispettivi governi, non è facile essere ottimisti per il breve termine. Oggi tra i governi di Roma e di Buenos Aires non c’è “feeling”. Sono di segno ideologico contrario, tra essi c’è solo indifferenza.
Ma al di là delle relazioni ufficiali al più alto livello, c’è una ragnatela di rapporti, tra i quali anche tante iniziative che costantemente prendono esponenti della nostra comunità o enti o persone legate ad essa, che contribuiscono a mantenere salda l’amicizia, nonostante il gelo che a volte sembra esserci nella superficie.
Lungo la storia
dei rapporti tra l’Italia e l’Argentina, ci sono stati momenti esaltanti, come
quando migliaia di emigrati sbarcarono a Buenos Aires trovando umana accoglienza,
alla fine del XIX, quando in altri Paesi erano trattati come persone inferiori.
O come quando alla fine dello stesso secolo, una Argentina, che impreparata,
rischiava un conflitto bellico col Cile, si vide assegnare dall’Italia un gruppo
di moderne navi da guerra che il Regno aveva ordinato per
Ci sono stati poi alcuni momenti negativi, pochi, ma significativi, come quando all’inizio del secondo conflitto bellico, l’Argentina, per pressioni dei governi alleati, decise di chiudere tutte le scuole italiane allora esistenti, perché si riteneva che potessero servire alla propaganda fascista. Ci vollero tanti anni e tanti sforzi per rifare tutto quanto che era stato fatto soprattutto con lo sforzo degli emigrati, per l’insegnamento dell’italiano.
In questa edizione riproduciamo, anche un articolo scritto da Dacia Maraini sul Corriere della Sera, dedicato all’ “altra Italia”, dal titolo: “Quell’Italia in esilio che guarda avanti”. Invitiamo i nostri lettori a leggerlo con attenzione, perché ci sembra una riflessione molto intelligente, da parte di una scrittrice attentamente seguita dal pubblico italiano in Italia.
Un avvertimento fatto agli italiani in Italia, che però, letto da chi fa parte della nostra comunità italiana in Argentina, assume anche un altro significato e cioè, guai a pensare che la nostra comunità può essere utilizzata con scopi di bassa propaganda politica per le elezioni locali. Sostenere che “venti milioni di italoargentini mi appoggeranno” nella corsa alla presidenza dell’Argentina, come ha detto recentemente un “nostro” senatore in un programma televisivo, oltre ad essere una fantasia, è una mancanza di rispetto verso la comunità che rappresenta, verso il Parlamento al quale appartiene e in seno al quale dovrebbe impegnarsi nella ricerca di soluzioni ai nostri problemi e verso il Paese dove è nato e alla cui presidenza vuole candidarsi.
Un senatore italiano che vuole candidarsi a presidente dell’Argentina, facendo opposizione all’attuale governo (che, secondo quanto egli stesso ha affermato in un altro programma televisivo, non ha nemmeno risposto alla sua richiesta di un incontro con il presidente Cristina Kirchner, fatta sette mesi fa!), non sembra che possa lavorare efficacemente alla crescita dei rapporti italo-argentini e al bene della nostra comunità.
Nei rapporti tra
l’Italia e l’Argentina ci vogliono disponibilità, fedeltà alla storica amicizia
tra i due Paese e certamente chiarezza. Sono condizioni minime indispensabili
con le quali vorrà lavorare il futuro ambasciatore italiano a Buenos Aires.
Chiarezza su quali sono gli interessi comuni ai due Paesi, sui quali possono
lavorare insieme. Chiarezza sulla realtà della nostra comunità che ha tanti
problemi alla cui soluzione deve impegnarsi l’Italia ma anche l’Argentina, ma
che è soprattutto un amico dei due governi, un ponte tra i due Paesi, interessato
al dialogo e ai più intensi rapporti tra essi, disponibile alla massima collaborazione
per favorirli. “Ci interessa molto che i due paesi dialoghino e noi offriamo
tutta la collaborazione perché questo sia l’inizio di una nuova tappa”, ha detto
Luigi Pallaro pochi giorni fa al convegno sul lavoro organizzato da Insieme
Argentina. Certamente interpreta perfettamente i sentimenti e la disponibilità
della nostra comunità. Che spera che madre e moglie possano andare un’altra
volta d’accordo. (Marco Basti-Tribuna Italiana/
marcobasti@tribunaitaliana.com.ar