STAMPA PER
GLI ITALIANI ALL’ESTERO
Dal Messaggero di sant’Antonio, luglio agosto 2009
Belgio, la
giovane referente degli abbateggiani nel mondo
Marny, una ragazza al comando
Ha solo ventott'anni ed è stata
scelta come punto di riferimento, dal Belgio, per
MONS - Di turisti italiani, a Mons
ne arrivano pochi. Sarà perché il Belgio è lontano dall’idea di una vacanza
esotica, o forse perché ricorda una pagina dolorosa della nostra storia. Del
resto, in quest’angolo della Vallonia, regione francofona
del regno di Alberto II, è facile coniugare le bellezze storiche con gli eventi
della storia recente del Paese. Eventi che hanno avuto per protagonisti gli
italiani con il loro oscuro lavoro nelle miniere e con il loro grande sacrificio,
sublimato dalla tragedia mineraria di Marcinelle.
Oggi Mons ricambia, esibendo
un’italianità trasversale, che si respira non solo tra le vie, ma anche nei
punti nevralgici dell’amministrazione. A partire dal sindaco. Elio Di Rupo, originario del villaggio abruzzese di San Valentino,
è stato deputato belga, nonché presidente della regione Vallonia.
È uno dei figli di quei minatori che abbandonarono l’Italia anni fa, giungendo
in Belgio per riscattare il proprio futuro, spesso a costo della silicosi. Nella
città capitale dell’Hainaut ha fatto nascere, nel
1984, il Festival du Film d’Amour,
una rassegna cinematografica quasi unica nel suo genere (ne esiste solo un’altra,
a Verona) e che conta il maggior numero di edizioni consecutive.
Con i suoi circa 92 mila abitanti concentrati attorno
alla Grand Place, Mons regala oggi al turista la splendida visione della Collégiale
Sainte Waudru, una bella
chiesa in stile tardogotico, oltre al Musée du
Guerre e al Musée du Vieux Nimy.
Ma regala soprattutto la freschezza giovanile di stampo italiano. Perfino la
squadra di calcio ha un’impronta prettamente italiana. Presieduta dall’italo-belga
Dominique Leone e allenata dall’ex calciatore della Juventus, Sergio Brio, la
formazione locale conta tra le sue file molti ragazzi italiani che desiderano
mettersi in mostra. Roberto Malusci, Roberto Mirri
e Carlo Cardascio hanno scelto questo angolo di Belgio,
circondato da una miriade di piccoli e grandi paesi che un tempo erano avvolti
da nubi di fumo e smog. Alle miniere, chiuse da più di vent’anni e riaperte
solo per le visite dei turisti, si è sostituito un progetto culturale che farà
di questa città la capitale europea della cultura nel 2015. E tra i protagonisti
di tale crescita culturale vi saranno sicuramente gli italiani.
Il progetto Emigranti
Magari proprio i giovani individuati dal progetto Emigranti,
voluto dal sindaco di Abbateggio, Antonio Di Marco.
Un’iniziativa che prevede l’individuazione di un referente in ognuno degli Stati
in cui vivono gli emigrati del piccolo villaggio abruzzese in provincia di Pescara.
«Riconosciamo – spiega il giovane sindaco – nei referenti,
nelle loro famiglie, nei discendenti e nelle loro comunità, una componente essenziale
della società locale e una risorsa da attivare, attribuendole valori da sostenere
e sviluppare».
Si contano oltre cinque mila cittadini del piccolo centro
disseminati in almeno 12 Stati, tra Europa, Americhe,
Australia e Sudafrica. «La nazione dove si registra la maggiore presenza è il
Canada – continua Di Marco – dove sono oltre mille e cinquecento. Pertanto abbiamo
iniziato da questo Paese per dare vita ad una Consulta permanente degli abbateggiani
nel mondo».
Approvato nel 2005, il progetto Emigranti sta tentando
di riunire in una sola associazione tutti gli emigrati di Abbateggio,
intrecciando relazioni con i Paesi che li ospitano. Il primo polo è stato Amhestburg, in Canada, alla presenza di duecento compaesani.
Quindi, questa prima Consulta ha stretto legami con Gretz,
in Francia, città nella quale Antoine Di Pierdomenico
è stato scelto come referente del progetto, con Lussemburgo, dove quel
ruolo toccherà al responsabile della locale Confindustria, Antonio D’Onofrio,
e infine proprio con la città di Mons.
Nella località vallone la delegazione italiana ha provveduto
a nominare il direttivo del progetto, individuando i componenti in Antonio Di
Pierdomenico, Gino Di Pierdomenico,
Lorenzo Danese, Roberto Napoleone, Maria Pelaccia,
Paola Di Pierdomenico, Nunzio Di Carlo, Donato Napoleone,
Lorenzo Iezzi e Santino Di Pierdomenico.
La carica di referente è stata, invece, affidata alla
giovanissima Marny Di Pietrantonio.
A lei spetterà il compito di raccogliere intorno al progetto le adesioni dei
concittadini sparsi in tutto il Belgio. Ingegnere e architetto di appena ventotto
anni, ricercatrice nel campo del risparmio energetico, Marny rappresenta il volto più fresco e più orientato verso
il futuro della presenza italiana nel mondo.
«Sono nata a
Appartenente alla terza generazione italiana, Marny non ha avuto particolari problemi nella sua infanzia,
anche a causa dell’ascendenza belga materna.
«Tutta la regione dell’Hainaut
accoglie tanti italiani e durante gli anni scolastici ho condiviso i banchi
con amici belgi e italiani. Molti di questi ultimi sono oggi impegnati nell’amministrazione
di questa Regione. Allo stesso modo non ho mai reciso i legami con l’Italia.
Mia nonna vive in Italia e ho avuto la grande opportunità, grazie al progetto
Erasmus, di studiare nella martoriata L’Aquila, in
una facoltà che rappresenta un fiore all’occhiello dell’ingegneria italiana.
Questa esperienza mi ha permesso di vivere profondamente la mia italianità,
non come turista, ma inserendomi nel tessuto sociale e scolastico locale. Proprio
in quegli anni mi sono riavvicinata alle radici abruzzesi e ho scoperto di essere
molto legata a questa terra».
Ma non è solo la cultura e lo stile di vita italiano
ad affascinare la giovane italo-belga scelta come
referente del Progetto Emigranti. Anche i sapori e i profumi tradizionali della
gastronomia italiana occupano un posto importante nel suo cuore.
«Mia madre – spiega – si è avvicinata alla cucina italiana
grazie alla pazienza di una mia zia. In casa nostra si è sempre alternato il
gusto francofono al piacere del cibo italiano. Oggi, dopo essermi riavvicinata
al mondo italiano nel mio percorso umano e professionale, vorrei arricchire
anche la mia cultura gastronomica, perché ritengo importante conoscere le varie
sfumature di quest’arte capace di sedurre il palato».
Attenta a conservare entrambe le ricchezze culturali,
Marny Di Pietrantonio non si è mai
nascosta dietro la sua cittadinanza belga e ha sempre rivendicato la sua origine
tricolore. «In tutta onestà – afferma – sento di avere una marcia in più rispetto
ad altri colleghi di origine belga. È come se portassi in me una doppia ricchezza,
cui attingere quando vivo in un luogo piuttosto che in un altro. I miei concittadini
belgi hanno sempre detto di apprezzare la mia spontaneità, la franchezza e perfino
la mia instancabile gestualità, che denota inequivocabilmente le mie origini».
«Credo molto nel progetto degli abbateggiani
nel mondo – conclude Marny – e spero di poter contribuire
con il mio impegno alla sua realizzazione, per far sì che la comunità italiana
possa ritrovarsi attraverso i giovani, che non hanno vissuto lo sradicamento
dal paese natale». (Generoso D'Agnese-Il Messaggero
di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero/