INFORM - N. 148 - 3 agosto 2009


ASSOCIAZIONI

Costalli (Mcl):  “Quando la politica è assente i temi della salute sono governati dalle multinazionali”

 

ROMA - i gestisce la salute e la sanità in questo Paese? Questa la domanda che si pone il presidente del Movimento Cristiano Lavoratori (Mcl), Carlo Costalli, commentando le vicende legate all’introduzione dell’uso della pillola per abortire Ru486, dopo il via libera dell’agenzia per il farmaco.

Secondo Costalli “con la Ru486 la politica pare aver abdicato al suo ruolo e delegato la gestione della sanità e della salute pubblica a organismi tecnici. Questo è incomprensibile e sbagliato. Non si capisce perché un prodotto chimico destinato non a curare le persone, ma semplicemente a uccidere una vita nascente, debba essere  introdotta nell’uso ospedaliero da un organismo come l’Aifa. E la politica non ha nulla da dire sul piano decisionale?’’.

“Qui - aggiunge Costalli - siamo al paradosso che la politica della sanità e della salute la fanno le multinazionali, che hanno formidabili interessi economici in ballo, e gli organismi tecnici che invece si sono allargati rispetto alle loro competenze. Occorre ricordare che la vita che nasce non è una malattia e che le sostanze chimiche che uccidono quella vita non sono medicinali. E’ cosi’ difficile capire questo?’’.

Costalli sottolinea poi “la profonda contraddizione fra la pillola abortiva e la legge 194. Quest’ultima almeno lascia un margine di tempo affinché l’aborto possa essere evitato, specie in quei casi dove occorre assistenza sociale economica e psicologica nei confronti della donna in gravidanza. Con la Ru486 la donna che non vuole portare a termine la gravidanza viene isolata dentro le pareti di casa, liquidata con due pasticche, abbandonata al suo destino e la vita abortita condannata allo scarico del water’’.

Il presidente del Mcl conclude: “E’ preoccupante la deriva oscurantista cui assistiamo. Occorre opporsi, con una mobilitazione delle coscienze, e non solo di quelle cattoliche, ma di tutti coloro che riconoscono nel rispetto della vita il primo elemento distintivo di una società civile, fondata sul rispetto delle persone, specie di quelle più piccole e indifese”. (Inform)


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