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Intervista ad Alberto Turlon, l’unico italiano
che lavora per il governo birmano in esilio
NEW YORK - Alberto Turlon è probabilmente l’italiano che meglio conosce la questione Birmana. Lavora per il governo birmano in esilio, il suo ufficio è a pochi passi dal palazzo di vetro delle Nazioni Unite.
Studi diplomatici
a Trieste, master in diritti umani a Pisa, ha un unico compito: mantenere accesa
l’opinione pubblica, e l’Onu, sulla costante violazione dei diritti umani del
regime militare del paese asiatico. “Il governo Birmano in esilio - sottolinea
- si è formato nel ‘90, dopo che le elezioni democratiche vinte dalla National
League of Democracy, di Aung San Suu Kyi, con un suffragio dell’80%, sono state
di
Con entusiasmo,
Alberto parla di un paese ricco di risorse, grande produttore di riso, ma paradossalmente
povero, e con uno stato di polizia che spegne qualsiasi entusiasmo: “i membri
dell’esercito sono quasi 400mila, vogliono portarli a 500mila, oramai sono quasi
50 anni di regime militare. Per farti capire come si vive ti faccio un esempio.
Ogni appartamento, ogni casa deve avere sulla porta d’entrata affisso un manifesto
con i nomi di chi ci abita: qualora una persona dovesse recarsi a dormire da
un amico, bisogna avvertire il comando locale di polizia. Se ci fossero controlli
a sorpresa e l’autorità notasse una incongruenza tra la lista e le persone che
sono all’interno della casa, i familiari possono essere arrestati”. Eppure il
governo militare birmano, posto sotto sanzioni da Unione Europea e Stati Uniti,
è riconosciuto da tutti i paesi “anche se sono soprattutto
Il leader nella lega democratica, il premio nobel San Suu Kyi è agli arresti domiciliari e rischia una condanna “perché un americano andò a trovarla a casa, dopo aver attraversato il lago. Questa visita secondo il regime militare non venne notificata, anche se San Suu Kyi sostiene il contrario”.
“Una delle questioni
più fastidiose - conclude Alberto - è quella dei bambini soldato, probabilmente
la peggiore tra le violazioni dei diritti umani”. (Piero Armenti-Notiziedanewyork.com/