MEMORIA
26 anni fa la strage mafiosa di via Pipitone
Federico, a Palermo
Napolitano: Il ricordo e l’esempio di Rocco
Chinnici restano dolorosamente presenti. A lui va il riconoscente pensiero di
tutto il Paese
ROMA – Il 29 luglio 1983 l’attentato mafioso in via Pipitone Federico, a Palermo, nel quale rimasero uccisi il giudice Rocco Chinnici, gli addetti alla sua sicurezza – il maresciallo Mario Trapassi e l’appuntato Salvatore Bartolotta - e il portiere dello stabile i cui Chinnici abitava, Stefano Li Sacchi.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rende “commosso omaggio” alle vittime con un messagio alla Caterina Chinnici , figlia del giudice ucciso e vice presidente della Fondazione dedicata al padre.
Il Capo dello Stato ricorda la figura di Rocco Chinnici che “con il suo lavoro paziente e intelligente, la sua tensione morale e il suo coraggio, seppe rappresentare lo Stato di diritto con intransigente senso di responsabilità e rigore intellettuale”. “Il suo sacrificio produsse – sottolinea Napolitano - un effetto opposto a quello che la criminalità organizzata si proponeva di conseguire con le spietate e sanguinarie modalità di esecuzione dell'attentato: contribuì infatti a rafforzare nella società civile e nelle istituzioni la volontà di contrastare la mafia con sempre maggiore fermezza, ricorrendo in modo sistematico a quei penetranti sistemi di investigazione che egli aveva iniziato a sperimentare nell'ufficio istruzione di Palermo”.
“Il ricordo e
l'esempio di Rocco Chinnici restano dolorosamente presenti in ognuno di noi
e a lui va il riconoscente pensiero di tutto il Paese” conclude il Presidente
Napolitano. (