INFORM - N. 144 - 28 luglio 2009


CHIESA ITALIANA

Mons. Micheloni, missionario per gli emigrati, celebra i suoi 100 anni di vita

 

UDINE - A Dio piacendo, l’8 agosto p.v. Mons. Ascanio Micheloni, il decano dei missionari italiani di emigrazione, coronerà un secolo di vita. Un traguardo non sempre né da tutti ambito, ma certamente significativo La Provvidenza lo ha guidato per le vie d’Europa in tempi calamitosi ed impegnativi, quali la seconda guerra mondiale e il periodo della ricostruzione.

Originario di Buttrio (UD), ove nasce l’8 agosto 1909 da una famiglia povera, ad otto anni è già profugo a Livorno e a nove orfano di guerra, per cui viene messo in un collegio a Firenze da dove ritornerà in Friuli nel 1919. Entra in Seminario e viene ordinato sacerdote a Udine il 23 luglio 1933. La sua prima attività  sacerdotale lo vede già confrontato con i problemi della integrazione e intolleranza nelle valli del Natisone (1933-38) e a Cividale del Friuli per la italianizzazione forzata di quella popolazione in prevalenza slovena. Nel 1938 inizia, senza più uscirne se non da pensionato, la sua assistenza diretta agli emigrati italiani: nel 1938 infatti è a Francoforte sul Meno (Germania) come cappellano degli operai italiani nei Laender di Assia e Renania Palatinato e nel 1941 al nord della Germania, in Sassonia, ove fa stretta amicizia con un altro veterano di emigrazione, Mons. Alfredo Prioni, deceduto nel 1988.

Con il peggioramento della situazione bellica ritorna in Italia e viene assegnato al Comando della Marina in Sebenico (Dalmazia) per assistere i marinai italiani ammalati. Dopo due anni, vissuti rischiosamente nel Dodecaneso (Grecia) vive lo sbarco degli inglesi e poi la momentanea rivincita dei tedeschi con tutte le vicende che questo ha comportato: esecuzioni sommarie, internamento nel campo di concentramento di Gudì (Atene). Per questo  gli verrà riconosciuta la “Croce al merito di guerra” e l’Encomio solenne” negli Annali della Marina Italiana del dopoguerra in Egeo. Nel 1964, gli verrà  anche conferita la “Croce di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana” e nel 1970 verrà nominato “Cappellano di S. Santità”. Liberato nel 1944, l’anno seguente viene nominato Cappellano presso l’Accademia Navale Italiana di Brindisi fino al rientro in Diocesi nel 1946. Egli però nel 1954 riparte per la Germania e diviene il primo cappellano del dopoguerra per gli emigrati italiani nel Saarland (allora sotto il protettorato della Francia). A Saarbrucken profonde le sue doti di pastorale dedizione e la sua ricca esperienza organizzativa e sociale, come testimonia la sua ampia pubblicazione del 2007 sulla storia di quella Missione Cattolica Italiana (MCI), dal 1954 al 1970. In quell’anno lascia il testimone al giovane suo collaboratore friulano don Luigi Petris per assumere fino al 1977 la cura della MCI di Konstanz (Germania). Nel 1975  rientra in Diocesi ed assume il servizio di Delegato Diocesano per le Migrazioni, incarico che lascia nel 1986 per ragioni di salute.

Felicitazioni e riconoscimenti stanno arrivando dalla Germania e dall’Italia, ad iniziare dalla Migrantes con in testa il suo Direttore Generale Mons. Piergiorgio Saviola; e attorno a don Ascanio il prossimo 8 agosto si riuniranno in amicizia e con riconoscenza, oltre al suo Vescovo mons. Pietro Brollo e il delegato diocesano mons. Fuccaro, i Vescovi emeriti Gaetano Bonicelli e Lino Belotti già suoi superiori, il delegato nazionale della Germania don Pio Visentin sdb, la Parrocchia di S. Andrea in Paderno (Udine) e tanti confratelli di emigrazione, friulani e non, tra cui il suo vicino collaboratore dagli anni cinquanta in Germania e poi suo direttore mons. Sivano Ridolfi.

Il Signore lo ricompensi come solo Lui sa fare per tanta fedeltà e per un tale zelo pastorale! (s.r.- Migranti-press/Inform)


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