INFORM - N. 144 - 28 luglio 2009
CAMERA DEI DEPUTATI
Conclusa in Commissione Affari Costituzionali la discussione
preliminare sui progetti di legge in materia di cittadinanza
Costituito un Comitato ristretto per proseguire l’esame
e tentare di tracciare una linea comune alle proposte
ROMA – Si è concluso
ieri, in Commissione Affari costituzionali alla Camera, l’esame del provvedimento
in materia di cittadinanza, per il quale era stato avviato un confronto tra
diverse proposte di modifica normativa al momento presentate – 10 in tutto – alla legge del
5 febbraio 1992 n. 91.
Dopo la discussione
di carattere generale sul provvedimento, seguita per diverse sedute all’intervento
della relatrice Isabella Bertolini (Pdl), la Commissione, su proposta
del presidente Donato Bruno e della stessa relatrice, ha deliberato la costituzione
di un Comitato ristretto per il proseguimento dell’esame delle proposte.
Un esame che non
si preannuncia semplice, se, come ha ricordato Manuela Dal Lago (Lega Nord Padania)
nel corso di quest’ultima seduta, le proposte pervenute, oltre ad essere numerose
“sono in alcuni casi significativamente divergenti, a testimonianza di come
i gruppi abbiano sulla materia posizioni distanti”. Secondo il gruppo parlamentare
che Dal Lago rappresenta “non sussistono, allo stato attuale, le condizioni
per portare avanti una riforma condivisa della legge sulla cittadinanza. Tutt’al
più, si potrebbe chiedere al governo di impegnarsi per garantire che i dieci
anni di residenza in Italia previsti dalla legge per la naturalizzazione dello
straniero siano effettivamente dieci – afferma la
Dal Lago - e non diventino invece, a causa di lungaggini burocratiche,
dodici o tredici, come avviene secondo i dati forniti dal governo”.
Più possibilista
verso un tentativo di sintesi comune, affidato al Comitato ristretto, Anna Maria
Bernini Bovicelli (Pdl), secondo cui sarebbe invece ipotizzabile individuare
gli aspetti di maggiore consonanza presenti nelle proposte. “Il filo conduttore
è quello di ottimizzare il contributo che i nuovi cittadini possono dare, -
afferma la deputata - rendendo al contempo più stringenti le norme sanzionatorie
in materia di revoca della cittadinanza”.
Per la Bovicelli il fenomeno migratorio
va affrontato “con piglio deciso così da gestirlo meglio” e con una disciplina
più coordinata ed omogenea “così come richiamato anche dalle indicazioni dell’Unione
Europea”, tenendo presente il denominatore comune del dato economico. “Occorre
cercare di dare al flusso migratorio una valenza economica quanto più possibile
positiva, convogliando l’indotto della forza lavoro sugli Stati di destinazione
più che su quelli di provenienza – sostiene pertanto la deputata.
Sulla tendenza, emersa nel corso del dibattito, di
comparare tra loro i criteri per l’acquisto della cittadinanza dello ius soli e ius sanguinis – quest’ultimo prevalente in Italia
e in tutta Europa, ricorda la Bovicelli – sebbene vi siano state aperture in alcuni
Stati europei in tale direzione, non è possibile sostenere la prevalenza dello
ius soli oggi rispetto ad altri fattori “anche alla luce della conformazione geografica
dell’Europa – fa notare l’esponente del Pdl - che non dispone di quella vastità
di territori che caratterizza, ad esempio, gli Stati Uniti”. La deputata si
dice inoltre favorevole all’opportunità di mantenere la soglia dei 10 anni necessari
per l’acquisizione della cittadinanza, che potrebbero essere accompagnati dal
superamento di un test di lingua e cultura italiana come “espressione valoriale
condivisa dai cittadini”, e condivide l’intento delle proposte di legge che
intendono sanare patologie registrate con la prevalenza dello ius comunicationis (ossia l’acquisizione della
cittadinanza tramite matrimonio) rispetto alla naturalizzazione per via residenziale.
In questo ultimo caso, la Bovicelli evidenzia come vadano rivisti i limiti
posti al rilascio della cittadinanza, anche nel caso in cui il soggetto, senza
che risulti un procedimento penale in corso, “costituisca un potenziale pericolo
per la sicurezza nazionale”, oppure sottolinea che debba essere impedito l’accesso
alla cittadinanza italiana nel caso di matrimonio con soggetto che risulti già
sposato in altro luogo – a questo proposito una delle proposte di legge richiama
il reato di bigamia (C. 2035 Sbai).
Uno dei principali aspetti di convergenza delle proposte
di legge è infine rappresentato dalla volontà di valorizzare la seconda generazione,
“ferma restando la necessità di prevedere precisi livelli di scolarizzazione
– afferma la deputata, richiamando le variegate normative esistenti in proposito
negli altri Paesi dell’Unione Europea (nel caso tedesco, per esempio, il minore
acquisisce la doppia cittadinanza ma al compiere dei diciotto anni deve optare
per una delle due, restando inteso che in mancanza di una sua dichiarazione
manterrà solo quella di origine perdendo invece quella tedesca). Si tratta
di una questione che per la Bovicelli incarna la “vera sfida del futuro: è evidente
come rispetto ai primi anni novanta molte cose sono cambiate, - conclude - soprattutto
nel senso di intendere l’immigrazione integrata come una opportunità da vivere
nel rispetto reciproco e non più come fenomeno da temere”. (V.P. - Inform)
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