ITALIANI ALL’ESTERO
Dalla Casa d’Italia di Quito uno spaccato della vita
della nostra comunità in Ecuador
Un’intervista a più voci raccoglie le esperienze personali
e le problematiche degli emigrati in fasi successive
QUITO – Un’intervista a più voci – italiane e lombarde – racconta uno spaccato di radici, tradizioni e sentimenti racchiusi nella Casa d’Italia di Quito, in Ecuador, una delle tante realtà vissute e costruite negli anni dagli italiani nel mondo.
A raccoglierle è Antonella De Bonis in un articolo pubblicato sul portale dei Lombardi nel Mondo e su quello dell’associazione dei Mantovani nel Mondo.
A colloquio con
Il presidente rivive gli anni del suo avviamento al lavoro nel tessile, specializzazione di famiglia: “Non è stato facile – ammette Guerini – e noi, nuovi arrivati, dovevamo rigare dritto, specie in Argentina con Perón che obbligava gli italiani alla nazionalizzazione per ricevere più consensi. Però, noi italiani, abbiamo sempre considerato con rispetto il Paese che ci accoglieva e le regole che in esso vigevano”.
Il vice presidente Delle Vigne si sofferma invece su come è cambiata l’emigrazione di oggi rispetto a quella di decenni fa: “oggi lo spirito di comunità si è disgregato – dice. – Specialmente i giovani, i professori o chi lavora qui per ong e associazioni internazionali a stento sa che esiste una Casa d’Italia: vivono la loro vita e si integrano immediatamente, forse per via dell’apertura delle frontiere o per il fatto che ci sentiamo tutti cittadini del mondo, oggi. Forse questo sentimento contribuisce ad allentare le nostre radici”.
“Noi ci siamo impegnati a mantenere viva la cultura italiana nel Paese in cui risiediamo, anche rispetto ai nostri figli – aggiunge Delle Vigne – ma il governo italiano dovrebbe fare di più: dare sussidi, per esempio, alla scuola italiana, investire sulla nostra presenza. Saremmo orgogliosi di poter mandare i nostri figli in una scuola a direzione didattica italiana”.
Reclamano un maggior interesse delle istituzioni italiane nei loro confronti, gli intervistati, mentre avvertono invece una “sensazione di forte abbandono”.
Il legame è cercato
e sollecitato soprattutto per poter trasmettere tradizioni, identità e cultura
ai propri discendenti. “Non mi stancherò mai di ripetere all’Ambasciata, di
proporre ad esempio che un lettore venga a leggere