ESTERI
Un
articolo di Carlo Marsili, Ambasciatore d’Italia ad Ankara su MF
Ankara nell’Unione europea? Ecco dieci
buone ragioni per dire di sì
ANKARA - La lettura di alcuni recenti articoli di stampa più o meno dal titolo «Turchia europea? Ecco perché no» mi suggerisce un altro titolo: «Turchia nell’Unione Europea? Ecco perché sì». Ma quegli articoli ostili sono interessanti perché, nell’enumerare le motivazioni del no, forniscono lo spunto innanzitutto per sfatarle e poi per chiarire le ragioni del sì. Sfatarle perché queste presunte ragioni sono alla base della straordinaria ignoranza che sussiste in Europa sulla Turchia, e di cui quest’ultima è pure in qualche modo responsabile perché non ha saputo svolgere un’efficace politica per migliorare la propria immagine. Eppure, come ho avuto modo di constatare nei miei quasi sei anni di lavoro in Turchia come ambasciatore d’Italia, bastano 48 ore di permanenza in quel Paese per capire che tutti gli stereotipi negativi che sono entrati nel nostro inconscio, da «mamma li turchi» in poi, sono assolutamente sbagliati.
Cominciamo dalla
geografia. I detrattori sostengono che «basta guardare la carta geografica per
rendersi conto che
Passando alla
storia, sempre a scuola ci hanno insegnato che l’Impero Ottomano era «l’uomo
malato d’Europa». D’Europa, appunto, non dell’Asia. E ciò perché nel corso dei
secoli esso è sempre convissuto nella storia europea, partecipando alle tante
alleanze, e alle tante guerre del nostro continente. Nella seconda guerra mondiale
I detrattori della Turchia pongono poi il problema culturale, che maschera in realtà quello religioso, e sostengono che essa non sarebbe adatta a far parte della Ue per via della sua appartenenza al mondo islamico. Il fattore religioso è il principale prisma attraverso cui l’opinione pubblica europea guarda alla Turchia, non rendendosi conto che una rappresentazione di questo Paese solo da questo punto di vista è fuorviante. L’identità turca è multipla e plurale, e non da oggi, e l’islam è solo una delle sue componenti. Il laicismo introdotto da Ataturk a partire dal 1923, e costituzionalmente garantito, ha messo solide radici, tanto che sono solo una ristretta minoranza coloro che ne mettono in discussione le fondamenta. Certo che in Turchia ci sono anche dei religiosi fanatici, come purtroppo in ogni Paese, ma l’idea che sia in atto una islamizzazione della società turca è forzata. [...] Ognuno può naturalmente pensarla come gli pare, ma la costituzione europea non fa riferimento a radici cristiano giudaiche. È laica, anche perché l’Unione Europea è già una formazione politica multireligiosa di cui fanno parte Paesi cattolici, protestanti, ortodossi, che nel corso dei secoli si sono combattuti nonostante la fede nello stesso Dio cristiano. E tra i cittadini europei si annoverano molti atei, agnostici, oltreché di fatto parecchi musulmani. Quando si parla di «identità europea» bisogna stare attenti a non commettere errori. La costruzione europea non è nata da un’identità comune, che non poteva esistere tra chi si era combattuto per secoli, ma dalla consapevolezza di dover creare un’Unione in evoluzione che fosse forza di attrazione. [...]
Alla Turchia si rimprovera inoltre di non volere riconoscere quello che gli armeni definiscono «genocidio», avvenuto durante la prima guerra mondiale e che avrebbe portato alla morte di oltre un milione di persone. Sul piano storico, l’esistenza o meno di un genocidio degli armeni non incontra l’unanimità. Vi sono diversi storici, tra cui il noto studioso britannico Bernard Lewis, che smentiscono la tesi armena. Sul piano della politica internazionale, tuttavia, la posizione turca è favorevole alla costituzione di una commissione di storici dei due Paesi, sotto l’egida dell’Onu, incaricata di effettuare le ricerche negli archivi esistenti sia Ottomani sia di Paesi terzi e giungere a una verità condivisa. Da parte armena non è mai pervenuto un riscontro favorevole a questa proposta, perchè il governo di Erevan non ritiene che il cosiddetto genocidio possa essere messo in discussione. La complessità della storia tra armeni.e turchi non può prestarsi alle letture unilaterali. Ad esempio, quanti sanno che nel 1915, all’epoca dei fatti, gli armeni collaboravano con i russi in funzione anti-turca e che anche molti turchi e curdi vennero massacrati? Oppure che tra gli anni Settanta e Ottanta un elevato numero di diplomatici turchi è stato vittima di attentati da parte di gruppi terroristi armeni? [...]
La questione cipriota
è complessa e - come spesso avviene per i conflitti a sfondo etnico - la ripartizione
dei torti e delle ragioni non è netta e univoca. Le discussioni all’interno
della Ue su questo punto inclinano verso la versione della vittimizzazione greco-cipriota,
per la semplice ragione che una delle parti in causa,
Altra questione.
Si rimprovera alla Turchia la repressione dei diritti linguistici e culturali
del popolo curdo. L’emersione della questione curda, alla metà degli anni Ottanta
ha indubbiamente rappresentato per lo Stato turco una sfida di cui per lungo
tempo non è stato all’altezza. Colte di sorpresa dalla recrudescenza dell’attività
terroristica lanciata dal Pkk e spaventate dagli obiettivi apertamente separatisti
del movimento curdo, le autorità di Ankara hanno scelto soprattutto la strada
della repressione, avvitandosi in una spirale che ha rischiato di alienare circa
un quinto della propria cittadinanza dalle istituzioni della Repubblica. Ma
[...] La realtà
è che, nell’analisi del merito della candidatura della Turchia all’Unione Europea,
prevalgono spesso le considerazioni di ordine strategico, ottime per acquisire
il sostegno delle élites ma meno utili quando si tratta di ottenere il favore
dell’opinione pubblica più vasta. L’argomentazione razionale a sostegno della
candidatura turca è per natura difficile da affermare in un dibattito politico
ormai dominato dalle questioni identitarie, che forniscono ai vari problemi
risposte miopi e semplificate, e quindi errate. Si tratta ora di ribaltare questa
percezione, e in ogni caso i vantaggi politici che alla Ue possono derivare
dall’adesione della Turchia sono numerosi. [...] Essendo un Paese la cui popolazione
è prevalentemente di religione islamica, ma anche laico e democratico, alla
Turchia potrebbe essere affidato un ruolo importantissimo di esempio e guida
per le stesse comunità islamiche in Europa. Quanto agli aspetti economici, i
Paesi della Ue figurano in cima alla lista di quelli con cui