RETE CONSOLARE
Giovani italiani in Germania e Austria scrivono al sottosegretario
Mantica
“Smantellare così tanti consolati causerà danni
economici ben maggiori degli 8 milioni di euro così risparmiati”
BERLINO – Giovani italiani di Germania e Austria scrivono al sottosegretario Mantica per esprimere “profondo stupore” e soprattutto “delusione” per l’intenzione annunciata dal Mae di voler chiudere da qui al 2011 numerose sedi consolari, “in particolare i 4 consolati in Germania, secondo Paese dopo l’Argentina per numero di connazionali residenti, e quello di Vienna”.
Nella missiva viene ricordato il lavoro svolto a dicembre 2008 nel corso della Prima Conferenza dei giovani italiani nel mondo: “In quei giorni lei ha potuto constatare quante idee, - scrivono i ragazzi - quanti sogni, quante proposte, quale potenziale valore aggiunto noi siamo per gli italiani”.
I giovani ricordano che proprio allora dinnanzi ai tagli “profondissimi” che già la manovra finanziaria per il 2009 prevedeva sui capitoli di spesa per gli italiani all’estero, Mantica si era giustificato affermando di non potersi opporre, dovendo “semplicemente eseguire le direttive venute dall’alto”. “Ora, nel giungo 2009, e senza alcun sentore da parte nostra – essi rilevano – riferisce in Parlamento della chiusura di consolati e di un’ambasciata, di declassamenti di consolati generali etc. giustificandoli con un risparmio di 8 milioni di euro”. Un accantonamento di risorse che, per questi giovani, non giustifica la soppressione di sedi consolari. “Smantellare, o ristrutturare, così tanti consolati – scrivono - causerà danni economici ben maggiori per la bilancia commerciale italiana di quegli 8 milioni di euro”.
“A Roma, in chiusura dei lavori
della nostra Conferenza, suggerimmo soluzioni possibili e soprattutto percorribili
per risparmiare sugli italiani all’estero – conclude la lettera - aumentando
l’efficienza dei processi burocratici e dei servizi offerti. Magari potrebbe
prendere spunto da quello che abbiamo scritto nei documenti finali, se non altro
per determinare “terze vie”, tramite cui raggiungere gli obiettivi di contenimento
dei costi, senza intaccare quei servizi, che seppur minimi, ci rendono meno
“stranieri” in terra straniera”.(