INFORM - N. 140 - 22 luglio 2009


CAMERA DEI DEPUTATI

Approvata all’unanimità risoluzione bipartisan

Il dibattito in Commissione Esteri sulla ristrutturazione della rete consolare

Gli interventi dei deputati Narducci, Di Biagio, Furio Colombo, Fedi e Porta.

Mantica: “Fino al 31 dicembre solo declassamenti, non saranno chiuse sedi consolari. In autunno la verifica sull’intero processo”

 

ROMA – La Commissione Esteri della Camera ha approvato all’unanimità, dopo l’apporto di alcune modifiche,  la risoluzione Narducci n. 7-00193 (nuova formulazione n. 8-00050), (vedi Inform n. 140 http://www.mclink.it/com/inform/art/09n14007.htm) firmata dai deputati di maggioranza e opposizione, in  cui si chiede all’esecutivo di riconsiderare le modalità del piano di ristrutturazione della rete consolare. Il dibattito è stato aperto dal vice presidente della Commissione Esteri Franco Narducci che in qualità di primo firmatario della risoluzione ha illustrato i contenuti del testo ricordando come la mozione nasca da uno spirito costruttivo che ha raccolto l’offerta di dialogo avanzata dal Governo al Parlamento.

Narducci ha poi ricordato sia gli svantaggi per l’economia italiana e per le nostre comunità all’estero che potrebbero derivare da un’ulteriore destrutturazione della rete consolare, sia gli appelli e le numerose proteste nate spontaneamente in varie collettività del mondo che chiedono al governo di cambiare il piano di revisione degli uffici all’estero. Il deputato del Pd, dopo aver evidenziato come ormai esistano tutte le condizioni per riconsiderare la manovra progettata anche alla luce dei tempi che saranno necessari per l’informatizzazione delle sedi consolari, ha sottolineato l’insostituibile funzione svolta dai consoli anche per quanto concerne il raccordo con gli uffici ICE e le locali Camere di commercio. A tale proposito Narducci ha ricordato il caso della Svizzera, il quarto partner commerciale dell’Italia in cui l’ICE non è presente, l’insostenibilità delle scarse risorse finanziarie comunque a disposizione della rete consolare e le gravi  conseguenze che deriverebbero dalle previste chiusure di sedi, in particolare di quelle in Svizzera e Germania.  

Il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica ha confermato l’apertura del governo al dialogo ed ha fatto presente come a tutt’oggi la rete consolare italiana  sia seconda al mondo solo a quella statunitense. Egli ha segnalato  la presenza nel mondo di circa quattro milioni di italiani iscritti all’Aire a cui vanno aggiunti i tanti all’estero che hanno diritto o attendono il riconoscimento della cittadinanza e che in buona parte sono concentrati in America Latina. Venendo al testo della risoluzione da Mantica è stato contestato l’uso nel dispositivo del verbo “congelare”, un termine che a suo giudizio rischia di lasciar cadere nel nulla tutto il processo avviato. Il sottosegretario ha poi ribadito l’impegno a procedere a metà ottobre alla sperimentazione dei nuovi sistemi informatici con la partecipazione dei parlamentari delle Commissioni interessate per verificare le potenzialità del cosiddetto sportello permanente consolare. Strutture che, in considerazione del radicamento delle comunità italiane all’estero, potrebbero anche trovare ospitalità in sedi locali ed avere l’appoggio dei consoli onorari e dei patronati. Per quanto concerne l’attuazione del piano Mantica ha fatto presente come al momento non sia stata disposta la chiusura di nessuna sede ed ha precisato di essere pronto a valutare ogni indicazione di tipo parlamentare, ferma però restando l’esigenza di delimitarne il livello di approfondimento. Non un piano intoccabile dunque, l’iniziativa triennale presentata dal governo, che , secondo Mantica, dovrà essere discusso dal Parlamento evitando la dispersione del confronto su più sedi (commissioni permanenti, comitati specializzati e Cgie).  
Dopo una breve replica di Narducci che ha precisato come la richiesta di congelamento prevista dalla risoluzione sia limitata nel tempo, Aldo Di Biagio, responsabile del Pdl per gli Italiani nel Mondo, ha evidenziato come, pur condividendo gli obiettivi di razionalizzazione e snellimento della rete, non sia d’accordo con la chiusura di oltre venti sedi, e particolare con i provvedimenti che riguardano Detroit, Saarbrücken, Philadelphia e Norimberga. Tali soppressioni, secondi Di Biagio, porterebbero infatti portare grave danno alla struttura economica, sociale e culturale del Paese, e all’erogazione dei servizi per le nostre collettività all’estero. Il tutto per un’operazione di ristrutturazione che alla fine porterebbe esigui risparmi.

Di Biagio, anche a nome dei deputati della maggioranza firmatari della risoluzione, ha poi proposto alla Commissione una riformulazione della parte finale del dispositivo nei seguenti termini: “si impegna il governo a riconsiderare le modalità di razionalizzazione degli uffici consolari all’estero, promuovendo un’accelerazione del processo di revisione e ammodernamento delle procedure amministrative, nonché l’informatizzazione destinata al funzionamento del “consolato digitale”, e a presentare il progetto complessivo al Parlamento e al Cgie entro il 2009; a verificare le modalità transnazionali di accesso alle strutture consolari da parte dei nostri cittadini per evitare loro di dover percorrere centinaia di chilometri (esempio: Mulhouse/Basilea anziché Metz), nonché ad avviare una consultazione volta al recepimento dell’indirizzo da parte delle competenti Commissioni parlamentari e un coinvolgimento degli organismi di rappresentanza delle nostre comunità all’estero sul dimensionamento futuro della rete diplomatico-consolare italiana nel mondo”. Una nuova formulazione che è stata poi accettata dal primo firmatario  della risoluzione Franco Narducci. 

Ha poi preso la parola il deputato del Pd Furio Colombo che , sempre per quanto riguarda la ristrutturazione della rete consolare, ha chiesto al governo di trovare un punto di equilibrio che non porti al declassamento del Paese. Facendo riferimento all’esperienza personale maturata negli Stati Uniti, in qualità di direttore dell’Istituto Italiano di cultura di New York e come presidente della Fiat Usa e del Gei, Colombo ha ricordato il grande attaccamento per il nostro Paese non solo dell’emigrazione storica, ma anche delle nuove generazioni e di tutta la società statunitense. Un interesse che non troverebbe riscontro nella prevista chiusura dei consolati di Detroit e Philadelphia. Il deputato del Pd ha infine contestato il possibile ricorso, al fine di colmare le lacune della rete all’estero, dei consoli onorari.

Dal canto suo Marco Fedi (Pd) ha osservato come il dispositivo della risoluzione in discussione parta dalla precisa richiesta di “congelare” la manovra di “razionalizzazione”  proposta dal Governo e contestualmente verificare, far progredire, accelerare il processo di modernizzazione sia delle procedure amministrative, che delle dotazioni tecnologiche, dell’informatizzazione. “In questo senso, - ha spiegato Fedi - nella risoluzione si propone il coinvolgimento pieno delle Commissioni parlamentari competenti e degli organismi di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo. In queste settimane di protesta e di iniziative sulla situazione di Durban, Adelaide, Brisbane, - ha proseguito Fedi - e di  altre città toccate dalla proposta di razionalizzazione,  è emersa  una volontà comune: non rifugiarsi in un semplice rifiuto, ma rendersi disponibili a lavorare per assicurare l’individuazione di possibili risparmi, ove la questione si ponesse in termini di risorse, evidenziando anche dove realizzare tali decurtazioni, come ad esempio sugli affitti esorbitanti di alcune sedi, oppure in direzione di una maggiore efficienza”. Fedi , oltre a chiedere un’ulteriore approfondimento sui rimedi proposti in alternativa consolati soppressi come i consoli onorari e gli sportelli consolari, ha proposto di mantenere nella risoluzione la parola “congelamento”, un termine che non deve essere inteso come semplice periodo di mera dilazione, ma come occasione di confronto preliminare sui metodi di attuazione del piano.

Fabio Porta (Pd), dopo aver ricordato che la rete consolare non lavora solo con le  nostre comunità all’estero ma è utile anche alla promozione nel mondo del turismo e del commercio italiano, ha dichiarato di non comprendere il metodo e la logica di questo piano di ristrutturazione che il  Governo ha proposto senza una preventiva consultazione con gli eletti della circoscrizione Estero, le collettività nel mondo, le associazioni ed i sindacati. Da Porta è stato inoltre sottolineato come la grave mancanza di fondi per la rete consolare all’estero non potrà essere sicuramente superata con i modesti risparmi previsti dal piano di ristrutturazione. Un’iniziativa che quindi per il deputato del Pd va profondamente riconsiderata.

Al termine della discussione sul nuovo testo della risoluzione, proposto da Di Biagio e accettato da Narducci, si è espresso favorevolmente, accogliendo a nome del governo gli impegni contenuti nella mozione, il sottosegretario Alfredo Mantica che ha inoltre reso noto l’intenzione dell’esecutivo di procedere,  fino al 31 dicembre, soltanto ai declassamenti  e non alle chiusure di sedi consolare. L’intero processo sarà inoltre sottoposto in autunno dal governo alle verifiche richieste. La Commissione ha quindi approvato all’unanimità la nuova formulazione della risoluzione. (Viviana Pansa - Inform)


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