SENATO
Discusso in Commissione Esteri il Documento
di Programmazione Economico-Finanziaria
Parere favorevole con osservazioni al Depf
per gli anni 2010-2013. Chieste più risorse per il Mae con particolare attenzione
alla cooperazione allo sviluppo
ROMA – E’ stato illustrato ieri, nel corso della seduta della III Commissione Affari Esteri del Senato, il Documento di programmazione economico-finanziaria (Depf) per gli anni 2010-2013.
Oltre ai dati sull’andamento del Pil previsti – una sua riduzione, per il 2009, pari al 5,2%, una successiva crescita, per il 2010, dello 0,5% e un tasso annuo per il restante periodo del 2% - del tasso di disoccupazione – 8,8% nel 2009, 8,9% nel 2010 e a scalare sino al 7,7% nel 2013 – del tasso di inflazione programmata e del tasso di indebitamento per le pubbliche amministrazioni, il relatore Luigi Compagna (Pdl) ha ricordato, nello specifico, i contributi destinati al ministero degli Affari Esteri. Questi ultimi “si inquadrano nell’ambito dell’attuazione del programma elettorale, - egli ha rilevato - che risente principalmente dei vincoli costituiti dalla crisi economica in corso, dagli impegni assunti dall’Italia sul piano comunitario e internazionale e dallo stato dei conti pubblici”.
Il Mae è destinato “ad operare in un’ottica di rafforzamento del ruolo del Paese in seno alla comunità internazionale, attuando gli impegni presi a livello bilaterale, multilaterale e di appartenenza alle organizzazioni internazionali, nella tutela della legalità internazionale e della solidarietà. Ulteriori obiettivi – ha aggiunto Compagna - sono il progresso nel processo di integrazione europea e nelle relazioni transatlantiche, nonché il sostegno, anche a seguito degli impegni assunti nel vertice G8 svoltosi sotto la presidenza italiana, al rilancio economico dell’Italia”.
Per quanto riguarda l’azione di supporto alla presenza italiana all’estero “il Mae è chiamato a renderla più efficiente – rileva Compagna - modernizzando i servizi forniti dalla rete diplomatica e consolare e semplificando le strutture e le procedure amministrative”. Infine, in materia di cooperazione allo sviluppo, il governo stesso si è posto l’impegno prioritario di individuare un piano di incremento degli aiuti, specie a seguito del G8 a L’Aquila e considerando la posizione degli altri Paesi dell’UE. “La cooperazione italiana tende altresì a scongiurare sprechi e duplicazioni – conclude il relatore - onde rendere gli aiuti efficaci e concreti”.
Ritardo nella presentazione rispetto alle scadenze legislative e “tenore estremamente generico” sono le critiche avanzate al documento, nel corso del dibattito, da Francesca Maria Marinaro (Pd). “L’assenza di quantificazione impedisce un’efficace confronto parlamentare. Analoghi rilievi di indeterminatezza riguardano il riferimento ai disegni di legge di autorizzazione alla ratifica già approvati – aggiunge Marinaro - e al processo di ristrutturazione del Mae”. Proprio rispetto alla fase di riorganizzazione interna del ministero e degli interventi destinati alla cooperazione allo sviluppo – capitolo rispetto a cui “l’Italia si colloca agli ultimi posti tra i partner europei” ricorda Marinaro – si auspicano precisazioni.
A tali considerazioni si associa l’intervento di Marco Perduca (Pd). “La crisi finanziaria mondiale avrebbe dovuto fornire l’occasione per l’adozione di riforme strutturali dal punto di vista della promozione degli interessi economici italiani nel mondo. Dette riforme non sono state invece né attuate, - egli afferma - né prefigurate da parte del governo, a differenza di quanto avviene negli altri Paesi europei”. Stessa sorte è toccata, a detta del senatore, alla riforma normativa complessiva sulla cooperazione allo sviluppo annunciata dal ministro degli Affari esteri ad inizio legislatura: “oggi neppure avviata, mentre la ristrutturazione della rete degli uffici all’estero del Mae è stata prefigurata senza il coinvolgimento del Parlamento”.
Parere contrario al Depf anche da parte di Stefano Pedica (Idv): “Per ciò che riguarda i contributi destinati al Mae il documento contiene solo dei generici riferimenti ad obiettivi – egli afferma - senza dar conto dei relativi mezzi economici, né delle iniziative concrete per conseguirli. L’unico punto sul quale vi è maggiore dettaglio è quello della cooperazione allo sviluppo, ma ciò è dovuto alla necessità di ottemperare agli impegni assunti durante il vertice G8 in materia di sostegno ai paesi africani”.
Non condivide i rilievi critici Alberto Filippi (Lega Nord Padania): “Premesso che una valutazione ex-ante degli intenti programmatici è particolarmente difficile – egli sostiene - il contenuto tipico del documento si atteggia non tanto in termini quantitativi, bensì qualitativi, in ordine alle modalità di spesa e di razionalizzazione della stessa”.
Giudica insoddisfacenti i contenuti del Depf, Massimo Livi Bacci (Pd), specie in tema di politica economica, alla luce della grave crisi internazionale, mentre ritiene di breve respiro anche l’impegno sul fronte internazionale, evidenziando a riprova di ciò la proroga di soli 4 mesi accordato alle missioni di pace a cui l’Italia aderisce.
Claudio Micheloni (Pd) evidenzia, per quanto concerne il processo di riordino amministrativo del Mae “la difficile situazione per la diplomazia italiana tratteggiata dalle organizzazioni sindacali rappresentative dei dipendenti del Mae ascoltati in Commissione. Il Mae sta attraversando un periodo di grave difficoltà finanziaria che rischia di pregiudicare l’attuazione della politica estera”. Micheloni perciò non condivide il taglio lineare adottato dal governo per i fondi assegnati al ministero e ritiene che la Commissione dovrebbe raggiungere un consenso “sull’opportunità di segnalare al governo la necessità di dotare il Mae di ulteriori risorse per garantire un espletamento efficace delle sue delicate funzioni”.
Il sottosegretario agli Esteri Vincenzo Scotti rileva, a dimostrazione “dell’efficiente operato della rete diplomatica e consolare, pur con le ridotte dotazioni finanziarie”, i risultati positivi e importanti conseguiti dal Mae nel sostegno all’espansione delle imprese italiane all’estero. Egli richiama, inoltre, l’efficacia dell’azione italiana alla definizione delle misure di riordino della governance dei mercati finanziari internazionali, stabilite nei vertici G20 e G8, e al coinvolgimento delle economie emergenti e dei Paesi interessati alle tematiche discusse nel vertice de L’Aquila.
Rispetto all’impegno finanziario destinato al Mae, Scotti ritiene senz’altro auspicabile “un maggiore impegno finanziario, pur tenendo conto delle condizioni generali dei conti pubblici”, mentre, nella cooperazione allo sviluppo “l’operato dell’Italia non risulta dissimile da quello di altri Paesi europei e dovrebbe essere apprezzato l’intento prioritario di incremento in tale direzione”. Per Scotti “l’approccio italiano alla tematica è improntato all’adozione di politiche comuni con i Paesi aderenti all’OCSE, in modo tale – ricorda - da analizzare il problema del sostegno alle strutture produttive dei paesi poveri e allo sviluppo del commercio con gli stessi”.
Il presidente della III Commissione, Lamberto Dini, fa presente che il Depf si distingue dalle manovre di finanza pubblica annuali “proprio per l’assetto tendenziale e programmatico. Perciò è fisiologica – afferma – l’assenza in esso delle allocazioni finanziarie concrete ai singoli ministeri”. Tale indicazione qualitativa riguarda anche l’incremento dei fondi per la cooperazione allo sviluppo. Per Dini, tuttavia, la Commissione deve prendere atto positivamente degli obiettivi indicati nel documento per il rientro del disavanzo pubblico.
Il relatore Compagna
ritiene quindi, alla luce del dibattito, che la Commissione debba esprimere
sul Depf un parere positivo con osservazioni. In particolare “pur apprezzando
la qualità dell’attività svolta dal Mae nella difficoltà delle contingenze economiche
– afferma – credo che si possa raccomandare che vengano incrementate le risorse
a sua disposizione in vista della manovra di bilancio, anche per permettere
di garantire l’adempimento degli impegni assunti in sede internazionale in materia
di aiuto allo sviluppo”. Accertata la presenza del prescritto numero di senatori,
la Commissione conferisce quindi, a maggioranza, mandato al relatore a redigere
un parere favorevole con le osservazioni sopra illustrate. (Viviana Pansa –