STAMPA PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO
Dal
“Messaggero di sant’Antonio”, numero di luglio-agosto 2009
Canada. Sfogliando
una delle prime riviste per gli emigrati
Anna Maria Zampieri
Pan: Pagine italiane
Durante
VANCOUVER
- «Sono lieto che la colonia di Vancouver possegga finalmente un giornale
italiano che risponda all’esigenze di tutti e rappresenti l’intera colonia italiana
dignitosamente davanti agli stranieri. L’Italia del Canada ha ormai assicurato
un lieto avvenire e riesce qui a ognuno interessante perché essa è sempre corredata
di notizie del luogo e poi serve a mantenere in noi sempre alto il sentimento
patriottico». A chi appartiene questo stile espressivo? A quale epoca storica?
E a quale giornale ci si riferisce?
Una «colonia» italiana
Oggi
si parla di comunità, ma quasi un secolo fa l’Italia era in regime monarchico
e ragionava in termini di colonie. Il brano citato è estratto da una lettera,
indirizzata al «Pregiatissimo Signor Direttore» de «L’Italia del Canada» dall’allora
presidente della Società figli d’Italia, G. Rocco Scatigno. Il testo della lettera
è pubblicato in prima pagina dell’edizione del 25 marzo 1911. Dirigeva il giornale,
per conto dell’Italia Publishing Co., con sede al 166 di Hastings Street, Angelo
Fuini, mentre business manager ne era Leone Cepparo. L’abbonamento annuale alla
rivista costava due dollari e mezzo.
Ma
che cosa offriva il giornale? Soprattutto notizie locali, utili alla comunità…
pardon, alla «colonia». L’ampio articolo di fondo è dedicato a documentare e
commentare le esibizioni canore, alla Grand Opera House, del tenore italiano
Alessandro Bonci: «Il divo – si legge – il caro Bonci che mise tutti in delirio».
Viene, poi, descritto nei minimi dettagli – menú, decorazioni, lista degli intervenuti
– un ricevimento in onore dell’artista e della moglie al London Hotel, di proprietà
di T. Cianci e A. G. Marino. Situato al 700 della Main, all’angolo con Harris
Street, l’albergo, gestito dai due impresari italiani, è definito da un’inserzione
pubblicitaria «hotel di primissima classe, con il più vasto e più elegante bar
della città, stanze riccamente ammobigliate da $
A
due passi dal London c’era il recapito di Agostino G. Ferrera, agente consolare
di Sua Maestà il Re d’Italia. L’ufficio «per comodità degli italiani residenti
nell’Ovest del Canada», era aperto al pubblico dalle 10 della mattina all’una
del pomeriggio. Mentre la sede ufficiale dell’agenzia, definita Ufficio regolare,
si trovava al 970 di Burrard Street. Un massiccio edificio del centro città
testimonia tuttora la storica presenza a Vancouver del cavalier Ferrera. Erano
gli anni dei primi insediamenti di famiglie italiane, una «Little Italy» che
all’epoca non superava il migliaio di persone. Tra i cognomi, a parte i già
nominati, sono citati in cronaca i Parisi, gli Anderlini, i Marchesi e i Carrelli,
proprietari del famoso Klondike Hotel. E poi, ancora, Borio, Masi, d’Auria,
Dompe, Cocco, Frederici, Valeri, Palli, Cepparo. Giuseppe Pini era proprietario
di una «Sala da Bigliardo» con otto grandi tavoli in Abbott Street. Ma di sale
da biliardo gestite da connazionali ce n’era piú d’una. Come quella del King’s
Hotel & Saloon dei soci Gallia e Galli. E l’altra dei Brandolini, che offriva
«assortimento di sigari e bevande rinfrescanti», oltre a tenere «a disposizione
del pubblico una ricca collezione di libri italiani».
A
ripercorrere oggi le cronache e le inserzioni pubblicitarie contenute in quel
reperto storico che è «L’Italia del Canada», il primissimo giornale italiano
del far west canadese, pubblicato prima della grande guerra e dell’avvento del
fascismo, c’è da immaginare tutto un mondo pionieristico affascinante, anche
se duro e difficile. Ma era sicuramente un mondo fatto di donne e uomini coraggiosi,
intraprendenti, autosufficienti, solidali tra loro, nonostante qualche comprensibile
scaramuccia tra «sudisti» e «nordisti»,
eredità d’origine trascinatasi poi nel tempo. Fieri tutti della loro italianità,
erano contemporaneamente aperti e partecipi nella società che li aveva accolti.
Lavoravano sodo, ma sapevano divertirsi e socializzare grazie a divertenti svaghi
e sani passatempi.
In
Granville, in pieno centro città, il Teatro di famiglia offriva spettacoli bisettimanali
(prezzi d’ingresso 5 e 10 cents).
Nel
1905 era stata istituita la seconda parrocchia cattolica della città, riconsacrando
l’edificio di una precedente chiesa protestante, all’angolo di Keefer Street
e Campbell Avenue.
Varrà
la pena di approfondire la ricerca in occasione di una progettata Mostra della
stampa italiana prodotta a Vancouver nel corso di un secolo. La storica rassegna
troverà appropriata ospitalità nello spazio museale del Centro culturale italiano.
Ne terremo senz’altro informati i lettori.
Il futuro della stampa
Per
il momento conviene, invece, gettare un occhio al futuro. Si parla tanto, a
proposito e a sproposito, della crisi dell’editoria, e dei media in generale,
come conseguenza dell’attuale crisi economica mondiale. Ma quale altro settore
non ne risente? Si discute sullo scombussolamento subito dalla stampa cartacea
a causa del vertiginoso aumento e consumo dei notiziari in rete. Nuove forme
di comunicazione, rapide e veloci, sono a disposizione di chiunque possa e voglia
servirsene. La rete, il web, la comunicazione globale. Da cogliere al volo,
acchiappando notizie quasi inafferrabili. Passa e cancella.
Come
faranno figli e nipoti dei nostri figli a leggere, fra un secolo, quanto si
sta volatilizzando nel nostro presente? A conoscere e studiare il passato, per
indagare le origini e il senso della loro stessa storia? Ci si augura che non
tutto vada perduto, che nuove forme di archivio si aggiungano alle tradizionali,
finora capaci di soddisfare la curiosità e la pazienza di quanti continuano
a cercare perché vogliono sapere.
Nonostante tutto, siamo in molti a credere che
il giornale di carta non morirà. Come non morirà il libro. Ambedue da tenere
tra le mani, da toccare leggendo, da godere in silenzio, necessaria pausa di
tranquilla conoscenza, tra tanto frastuono e tanta disumana fretta. Certo, dovranno
tecnicamente aggiornarsi. Specialmente il giornale. E in particolare quello
rivolto a una specifica comunità di lettori. Dovrà individuare forme e contenuti
originali, per essere veicolo di utile informazione e di libera, assolutamente
non coatta, opinione. Il servizio al lettore deve rimanere l’obbiettivo primario
di una stampa seria. Il resto viene dopo. (Anna Maria Zampieri Pan-Messaggero
di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero/