INFORM - N. 138 - 20 luglio 2009


RASSEGNA STAMPA

Dal “Corriere della Sera.it”

Intercettazioni: Napolitano, cercare regole condivise

“Opportuno” il rinvio a settembre al Senato del ddl. “Chi mi critica non conosce la Costituzione”

 

ROMA - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ammette l'esistenza di «un problema di revisione delle regole», ma questa deve essere «la premessa per cercare di arrivare a regole condivise». Il capo dello Stato ha risposto a una domanda sulla riforma delle intercettazioni durante la consegna del ventaglio al Quirinale (la tradizionale cerimonia della stampa parlamentare per la chiusura estiva dei lavori del Parlamento). Secondo Napolitano, il rinvio a settembre dell'esame del disegno di legge sulle intercettazioni al Senato è stato «opportuno», ma ha definito anche una buona premessa per giungere a soluzioni equilibrate il riconoscimento da parte dei giornalisti che in alcuni casi sono stati commessi abusi.

CRITICHE - Poi il capo dello Stato di è tolto un sassolino dalla scarpa: «Chi mi critica non conosce la Costituzione», ha aggiunto. « La tesi dell'improprietà o arbitrarietà di ogni espressione di dubbi, perplessità, preoccupazioni che non avvenga attraverso il solo canale dei messaggi formali al Parlamento, non poggia su alcun fondamento costituzionale ed è smentita da un numero tale di precedenti che non può reggere. Ascolto le critiche, anche aggressive, e vado avanti». «Sulla sicurezza c'è stata una promulgazione a tutti gli effetti, accompagnata con una lettera in cui c'erano valutazioni critiche. A chi ha criticato questa modalità consiglio di andare a rileggere il libro Lo scrittoio del presidente, scritto da Luigi Einaudi, in cui lui stesso si rivolgeva al ministro del Tesoro di quell'epoca. È stata una strada dunque imboccata molte volte in passato», ha proseguito Napolitano. «Chi invoca polemicamente e di continuo poteri, e persino doveri, di intervento che non ho, mostra di aver compreso poco della Costituzione e della forma di governo, non presidenziale, che essa ha fondato. Questo rilievo non tocca i tanti, semplici cittadini o soggetti collettivi, che scrivono e si rivolgono al presidente per richiamare la sua attenzione su situazioni e problemi che meritano e da me sempre riceveranno comprensione e sostegno». Meglio usare «la piuma d'oca» nel compito di far rispettare la Costituzione, piuttosto che «un vano rotear di scimitarra», ha detto Napolitano.

TREGUA PER IL G8 - «Ho parlato di tregua una sola volta, in occasione del G8 trattandosi di un evento internazionale», ha detto il presidente. «Sono convinto di aver fatto il mio dovere».

BORSELLINO - Napolitano ha poi escluso che lo Stato abbia «abbandonato» Paolo Borsellino, come della dalla sorella Rita alla cerimonia per il 17mo anniversario della strage di via D'Amelio. «Appena un mese e mezzo fa abbiamo fatto una grande manifestazione a Palermo. Come si fa a dire che lo Stato ha abbandonato Borsellino?». Sulle presunte «nuove rivelazioni» sui mandanti della strage, il presidente ha aggiunto: «Sono rivelazioni che vengono da soggetti per lo meno discutibili. Bisogna fare attenzione alle testimonianze rese in sede giudiziaria. È lì che vanno vagliate e, eventualmente, vanno squarciati i veli. Tutti i collaboratori di giustizia inizialmente non godono di una grande credibilità, e certe rivelazioni sono state accolte da un clamore un po' eccessivo. Occorre lasciare che i magistrati facciano il loro lavoro». (Corriere della Sera.it, 20 luglio 2009)

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