STAMPA ITALIANA
ALL’ESTERO
Da “
Da tutto il Canada per rivedere il “primo approdo”
A Halifax il raduno dei Giuliano-Dalmati
è trascorso tra ricordi e progetti
Ora come allora il tempo è il medesimo. Quando i giuliani,
istriani, fiumani e dalmati dai primi anni Cinquanta
e fino a metà Anni Sessanta, continuarono in varie ondate a raggiungere il Canada,
approdarono a Halifax immersa nella nebbia o coperta di neve. La giornata è
grigia, piovosa, i contorni della città inghiottiti dall’umidità. I ricordi
fluiscono con maggior scioltezza nelle sale del Pier 21, il molo d’approdo che
oggi è un grande Museo dell’Immigrazione.
Ad accoglierli nella grande sala riunioni del Museo,
il Console italiano Rodolfo Meloni, le autorità comunali e i dirigenti del Museo
stesso. Numerosi i messaggi giunti da autorità ed amici per una celebrazione
ufficiale semplice. Importante il saluto del Presidente della Regione FVG Renzo
Tondo che ribadisce: “Ho colto volentieri l’invito dell’Associazione Giuliani
nel Mondo ad essere partecipe al vostro raduno attraverso questo pur breve messaggio.
È un saluto nel quale esprimo sentimenti di vicinanza e di solidarietà con quanti,
come voi o i vostri genitori, hanno lasciato le terre giuliane o dalmate in
momenti molto difficili. È una solidarietà che diventa oggi una stretta di mano
con persone che, superati quei momenti, hanno saputo diventare partecipi della
vita e dello sviluppo della terra canadese, che le ha accolte. La vostra stessa
presenza al raduno dice che non avete dimenticato le vostre origini, rendendovi
di fatto un importante punto di collegamento tra noi e la società del Canada.
Non è retorica dire che gli emigrati di un tempo sono diventati i nostri primi
rappresentanti in questo grande Paese attraverso il loro lavoro e le loro attività.
Non dimentichiamo questa realtà, così come non dimentichiamo la strada percorsa
nel passato, che ha attraversato quel “Pier
Una promessa mantenuta
Applaudono i 120 convenuti durante un incontro che si
è focalizzato sullo scoprimento di due targhe ricordo che entreranno a far parte
del fondo del Museo e che testimoniano il passaggio di queste genti dal porto
canadese da dove tutti proseguirono verso le grandi e piccole città dell’Ontario
e del Quebec e qualcuno attraversò il continente per stabilirsi a Vancouver,
su un altro Oceano. Sono racconti che captiamo dagli interventi ufficiali di
Konrad Eisenbichler, presidente della Federazione,
Antonio Perini, vicepresidente ma soprattutto dai
partecipanti che girano nei corridoi e nelle sale del Museo per cercare di ricordare,
ma solo pochi frammenti riemergono. Gli anziani di allora non ci sono più, scomparsi
o troppo in là con gli anni per partecipare al raduno, i figli erano ancora
piccoli per avere dei ricordi precisi, qualche flash come il bianco manto nevoso
in riva al mare e il lungo viaggio in treno sistemati su dure panche di legno,
la rudezza dei funzionari che li avevano colti, la cura con cui i loro genitori
li avevano preparati al viaggio facendoli indossare gli abiti migliori perché
bisognava presentarsi “in ordine” nel nuovo mondo. Tutti hanno voglia di raccontare
anche se poi le esperienze dei singoli non si diversificano se non in alcune
sensazioni.
Al momento delle foto salgono sul palcoscenico a gruppi,
a seconda dell’anno di arrivo in modo da comporre un’onda, poche persone nei
primi Anni Cinquanta, poi la massa a metà decennio ed infine un graduale spegnersi
dell’afflusso fino ad arrestarsi: sono trascorsi sessant’anni da allora. Dappertutto
nel Museo le valigie di cartone accompagnano la visita, le fotografie fermano
un’epoca. La gente, in quegli anni, arrivò a Halifax da tutta l’Europa dell’Est.
Ma il Pier 21 fu solo l’inizio, dopo, con fatica, ognuno cercò di costruirsi
una propria dimensione. Il Canada per le nostre genti è stata una promessa mantenuta
- così come sottolineato dal rappresentante dell’Associazione Giuliani nel Mondo
a nome del Presidente Dario Locchi.
“Con grande attenzione - ha detto -
Dare un futuro
Ma c’è un compito importante, una sfida che parte ancora
una volta, idealmente, da questo luogo, da dove tutto ebbe inizio: ed è la consapevolezza
che bisogna dare un futuro a tutto ciò che ha rappresentato e rappresenta la
realtà dei giuliano-dalmati in questo Paese, da italiani,
da giuliano-dalmati, come appartenenti ad un popolo
sparso che ha alle spalle storia, tradizioni, civiltà, cultura da salvaguardare
e far conoscere. Non è un compito facile, il mondo che li circonda inghiotte
molti tentativi di legare figli e nipoti anche alla cultura delle origini. Ebbene
in un mondo che riconosce sempre più l’importanza delle minoranze linguistiche
e culturali - e il Canada è un chiaro esempio di questa scelta - è fondamentale
creare le premesse per dare alla realtà giuliano-dalmata
un futuro. Ecco perché anche nel corso dell’ultima Assemblea dell’ Associazione
dei Giuliani nel Mondo a Trieste si è discusso di progetti rivolti ai giovani
perché, con il contributo della Regione FVG, delle scuole e dell’intellighenzia
giuliano-dalmata, si riescano a produrre occasioni
e strumenti adatti al mantenimento di un’identità specifica.
La giornata si chiude con la cena di gala in una sala
elegante in cui si espandono musiche popolari, spesso in un canto trascinato
che stride con l’ambiente ma che improvvisamente scioglie le rigidità del protocollo
e scatena la voglia di stare insieme. “Arrivati in Canada - ci raccontano -
le nostre famiglie vivevano fianco a fianco in un rapporto di stretta amicizia
ma poi gli anziani se ne sono andati, si sono create nuove famiglie e sono sorti
nuovi interessi e questi legami si sono dissolti, peccato, era una grande ricchezza,
qualcosa che ci dava forza, sostegno”. Si avverte una sorta di rimpianto e la
ricerca di qualcosa da recuperare. Erminia Dionis Bernobi ha voluto inviare
al Raduno un suo abito, ricamato con pailette a significare un legame di tante
piccole tessere che rappresentano la nostra gente sparsa nel mondo con un chiaro
richiamo alla forza dell’ingegno, dell’arte, della creatività in grado di creare
nuove unioni, nuove opportunità d’incontro e conoscenza. Superata la nostalgia,
sedati i ricordi, forse l’imprenditorialità condivisa potrebbe diventare una
chiave per il futuro. (Rosanna Turcinovich Giuricin-La
Voce del Popolo,20 luglio/Inform)