INFORM - N. 136 - 16 luglio 2009


AFGHANISTAN

Frattini: La nostra “via d’uscita” coincide con la capacità del Paese di autogovernarsi e di controllare il territorio con le proprie forze

 

ROMA – “Il sacrificio del nostro parà in Afghanistan, Alessandro Di Lisio, al quale l’Italia intera offre il suo tributo di ringraziamento e ai familiari il profondo cordoglio, non è stato invano. E’ un sacrificio che sommato a quello degli altri tredici soldati italiani periti in questi anni in quel Paese acquista ancor più valore agli occhi della nostra gente se riusciamo a spiegare bene le ragioni della nostra missione in Afghanistan”. Così il ministro degli Esteri Franco Frattini in una lettera al ‘Corriere della Sera’.

Il titolare della Farnesina sottolinea che “il motivo per il quale siamo impegnati in quel Paese, dove peraltro l’Italia vanta una storica presenza, è fondamentalmente uno: difendere la nostra sicurezza nazionale e la sicurezza dell’Occidente di fronte alla minaccia del terrorismo globale”. Una minaccia “di fronte alla quale non possiamo abbassare la guardia”.

Il ministro ricorda che l’Afghanistan “è stato e resta il principale incubatore della rete terroristica che fa capo ad Al Qaeda”. Fa osservare anche che “il terrorismo crea i propri santuari negli stati deboli, dove le istituzioni locali non sono in grado di controllarne le azioni. Ed è questo il caso dell’Afghanistan”. E’ “da questa consapevolezza” che “nasce il senso della nostra missione di stabilizzazione: soltanto un Afghanistan stabile, con istituzioni forti e capace di auto-governarsi potrà garantire che da quel Paese non provengano in futuro nuove minacce alla sicurezza, oltre che per la popolazione afghana stessa, per l’Occidente e per i nostri cittadini”.

Il ministro sottolinea che la strategia che l’Italia ed i principali alleati stanno seguendo per stabilizzare l’Afghanistan è “articolata e multiforme”: “oltre a garantire la sicurezza del territorio attraverso le nostre truppe, stiamo aiutando con risorse economiche e personale civile a ricostruire le istituzioni di quel paese - dalla giustizia alle amministrazioni locali -, le infrastrutture - dalle strade, alle scuole, agli ospedali - e l’economia, in particolare l’ “agricoltura legale”, necessaria per rimpiazzare l’economia dell’oppio che finanzia i terroristi”. “Stiamo inoltre cercando di rafforzare la responsabilità di autogoverno da parte delle autorità afghane. A partire dalla sicurezza, attraverso la formazione dell’esercito e della polizia afghana, dove i nostri Carabinieri stanno offrendo un contributo altamente apprezzato da tutti”.

“Il destino degli afghani –scrive ancora Frattini - è nelle mani degli afghani stessi: nostro compito ed interesse è di offrire loro gli strumenti necessari per riappropriarsi del loro Paese e renderlo sicuro dopo decenni di instabilità”.

“Nessuno tra i paesi alleati – spiega il ministro - intende restare in Afghanistan sine die: siamo però tutti consapevoli che non esistono scorciatoie e che la nostra "via d’uscita" coincide con la capacità dell’Afghanistan stesso di auto-governarsi e controllare il territorio con le proprie forze”.

Ed è “per questo motivo che le elezioni presidenziali in Afghanistan del 20 agosto prossimo sono così importanti”. Si tratta delle prime elezioni che verranno gestite ed amministrate direttamente dall’Afghanistan stesso, con la comunità internazionale, Italia inclusa, “chiamata a garantire un contesto di sicurezza”. “Se le elezioni si svolgeranno in maniera credibile, come noi auspichiamo, avremo fatto un grande passo in avanti sottolinea Frattini - sulla strada della capacità di auto-governo dell’Afghanistan. Ed è proprio questa prospettiva positiva che i terroristi maggiormente temono e cercano di sventare con gli attentati di questi giorni contro il nostro ed altri contingenti alleati”.

Un altro aspetto della strategia in Afghanistan che “l’Italia sta promuovendo con particolare vigore” è il “coinvolgimento degli attori regionali”. Frattini ricorda che nella  recente riunione dei Ministri degli Esteri del G8 di Trieste “abbiamo approvato una strategia di stabilizzazione dell’Afghanistan basata su una più ampia condivisione degli oneri da parte dei paesi della regione”. “Ciò che è in palio in Afghanistan non è solo la sicurezza dell’Occidente, ma la sicurezza di tutti” conclude il ministro Frattini.(Inform)


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