INFORM - N. 135 - 15 luglio 2009


RETE CONSOLARE

Chiusura del Consolato italiano a Mulhouse

Aldo Banovaz, presidente Comites: “Una così forte presenza italiana non deve restare senza tutela consolare”

Il Comites cerca un compromesso: “Declassamento in agenzia consolare”

 

MULHOUSE – “Senza essere stato minimamente consultato nè informato, in barba al tanto declamato ruolo di ‘legittimi rappresentanti degli Italiani all’Estero’, il Comites di Mulhouse è messo ancora una volta davanti al fatto compiuto. Con rabbia, si oppone fermamente al progetto di chiusura della sede consolare di questa città”. Così Aldo Banovaz, presidente del Comites di Mulhouse (Alto Reno e Territorio di Belfort, Francia). Parole dure quelle di Aldo Banovaz (di origini istriane come Graziano Del Treppo, presidente del Comites di Chambery e alla guida dell’Intercomites Francia, ndr). Banovaz e il suo Comites ricordano che nella circoscrizione ci sono 19.000 cittadini italiani residenti. Il Comites fa inoltre presente il “particolare posizionamento geografico della circoscrizione, confinante con due Paesi, di cui uno extracomunitario”; la “continua regolare crescita di residenti dovuto al trasferimento di residenza di numerosi lavoratori italiani dalla Germania e Svizzera”, la “distanza di 300 km dal Consolato Generale di Metz, sede ricevente nel piano di ristrutturazione”, le  “difficoltà delle comunicazioni e assenza di linee dirette con quella città, con conseguente disagio degli utenti. E anche “il concreto ruolo di promozione commerciale che il Consolato di Mulhouse ha nella regione Alsazia, seconda in Francia per il Pil”.

Per il Comites di Mulhouse va tenuto conto di tutto ciò: “Una così forte presenza italiana in questi due dipartimenti non deve restare senza tutela consolare di prossimità”.

Il Comites chiede pertanto di “riconsiderare il provvedimento di chiusura del Consolato di questa città”. E se non fosse possibile evitare la chiusura? “In ultima analisi”, facendo “appello al senso di responsabilità” delle autorità il Comites chiede di “trovare una formula alternativa di presenza istituzionale che consenta di rispondere in maniera adeguata alle necessità della nostra collettività, eventualmente con il declassamento dell’attuale sede in agenzia consolare”. Un “compromesso” che, “preserverebbe gli interessi delle parti senza disconoscere gli interessi della nostra importante comunità, il servizio a quest’ultima, a prescindere da una presenza istituzionale nella sua forma attuale, deve essere prioritario”. (Inform)

 

 


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