STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
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“Tribuna Italiana” di oggi l’editoriale del direttore Marco Basti
L’esempio dei giovani della Patagonia
BUENOS AIRES - “Tante associazioni italiane però, continuano a svolgere le loro attività. A diffondere la cultura italiana, pur se non ricevono fondi dall’Italia per farlo. A promuovere solidarietà. A curare corsi di formazione per le nuove generazioni. A organizzare riunioni convocando nel segno della comune appartenenza e per rivivere e tramandare antiche e sentite tradizioni regionali italiane. Come anche i Patronati continuano a svolgere le loro attività in difesa dei lavoratori emigrati, specialmente dei pensionati. E tanti italiani in Argentina, “l’uomo qualunque”, sono stati, ancora una volta, coloro che hanno partecipato numerosi alla recente consultazione referendaria, superando le altre comunità italiane all’estero.
Quindi, non è che muoiono le nostre associazioni, nè che non partecipiamo o che manca l’impegno.
C’è l’impressione che tra i nostri dirigenti, mancano la voglia o la capacità di coinvolgere la collettività, di rilanciarla, di immaginarla al di là dello stereotipo che la vede in una lenta e inesorabile decadenza. C’è ancora una collettività? Ne siamo certi, ma sarebbe bene se lo confermasse battendo un colpo.”
Questi erano i paragrafi finali del nostro fondo della settimana scorsa. A stretto giro di posta ci ha risposto Walter Ventura “giovane ma non tanto” (35 anni) di Villa Regina, città di quella meraviglia di opera dell’uomo che ha trasformato il deserto in giardino, che è la valle del Rio Negro, prodigio nel quale è stata determinante la presenza italiana.
Una lettera che pubblichiamo a pagina 8, nella quale troviamo tanti elementi importanti per fare un discorso sul futuro della collettività italiana in Argentina.
Dapprima Ventura scrive il suo breve curriculum, del quale ricorda il suo lavoro inseme a Martín Vesprini a varie iniziative, culminate con l’affidamento da parte della FEDITALIA, della cura dell’organizzazione del XVII Congresso dei Giovani, che si svolse a Las Grutas. Parla poi dei viaggi in Italia per formarsi e per imparare meglio la lingua, le relazioni con Comites e CGIE per conoscere più compiutamente le loro attività; la collaborazione con l’agenzia consolare d’Italia in Villa Regina e la rappresentanza della Delegazione della Camera di Commercio Italiana di Buenos Aires. Altre due notazioni sul curriculum: il ringraziamento a qualche patriarca che lo ha guidato “non senza fargli prima approvare un sacco di prove” e il fatto che ha deciso di lavorare in una associazione che già c’era, la più antica di Villa Regina, il Circolo Italiano, che ha oltre settant’anni.
Quindi, oltre ai sentimenti di legame con la cultura italiana, alle radici, Ventura ha alle spalle una ricca esperienza di partecipazione e di servizio nella vita della collettività, necessaria se si vuole conoscerla ed operare in suo seno.
In secondo luogo ha le idee chiare. Vuole - e con lui tutto il gruppo del quale fa parte - non solo riscoprire le radici, l’origine, ma anche riscoprire ciò che gli antenati hanno fatto qui in Argentina. Perché lui e i giovani come lui, sono argentini di origine italiana, che hanno consapevolezza dell’importanza delle proprie radici, ma anche del fatto che i loro genitori e nonni e bisnonni, hanno dato un contributo positivo determinante a questa nostra Argentina. Determinante al punto che se esso non ci fosse stato, questo sarebbe un altro Paese, molto, ma molto diverso. Come fa notare nella sua lettera, “senza gli italiani, l’alta vallata del Rio Negro, sarebbe ancora un deserto, come lo era prima che arrivassero i nostri nonni e bisnonni”.
Altro elemento positivo di questo che può essere considerato il piano di questi giovani, che è sfociato in numerose iniziative, è l’appoggio che hanno saputo cercare e la risposta che hanno avuto, nelle imprese locali che sostengono i vari progetti, sui quali loro non mancano di informare, di renderli pubblici.
Progetti, iniziative che, come si vede dalla lettera, comprendono sia la diffusione della cultura italiana (come i cicli sull’opera lirica e la musica italiana e sulle regioni d’Italia), sia la ricerca, la riscoperta e la diffusione dell’opera degli italiani, nel loro caso, che hanno fatto tanto nella Patagonia.
E torniamo all’inizio.
Siamo certi che oltre a quanto fanno Ventura, Vesprini e altri discendenti di
italiani a Villa Regina e nella Valle del Rio Negro, molti altri giovani di
origine italiana seguono la stessa strada. E così come il Circolo Italiano di
Villa Regina e
Quindi la collettività c’è. Come scrive il nostro lettore, c’è una battaglia per l’identità che va fatta, perché - come abbiamo sempre sostenuto - è un bene per la nostra comunità e per l'Argentina e per l’Italia. La battaglia va combattuta con persone come Ventura e Vesprini e con tante associazioni attive ogni giorno nel promuovere l’italianità e i suoi valori in terra argentina.
Questi giovani della Patagonia si sono già impegnati. Ci sono altri discendenti come loro in tanti angoli dell’Argentina. L’augurio e la sfida è che riescano a farlo in rete.
L’augurio e la
sfida è che tanti dirigenti dei vari organi di rappresentanza della collettività,
riescano a dare il loro contributo. Che riescano, anche loro, a battere un colpo.
(Marco Basti-Tribuna Italiana/
marcobasti@tribunaitaliana.com.ar