INFORM - N. 133 - 13 luglio 2009


ITALIANI ALL’ESTERO

Sul sito del Comites, http://www.comitesrecife.com.br

Intervista al nuovo Console d’Italia a Recife Francesco Piccione: “Sarò un console sul terreno”

 

RECIFE - Esperto di Africa (incuriosito del Brasile). Padre siciliano, madre somala. Trenta anni di esperienza. Congo, Cairo, Senegal,  Corsica, Recife. Appassionato di letteratura, in mano due case editrici che si interessano dei nuovi autori. Progetti anche per gli esordienti del Nord/Nord-Est brasiliano. Il nuovo console d’Italia Francesco Piccione è carico, entusiasta. Afferma subito di esser sempre stato uno di quelli che sono presenti sul terreno e siccome è pure lui uno che viene da fuori dice di avere una sensibilità particolare per gli italiani all’estero.

Parla immediatamente di ricupero della cittadinanza. Certo, il diritto di votare è una carta vincente, del tutto giusto. Ma, se per anni si è fatto finta che non esistevano e adesso si fa um simile passo in avanti, questo non toglie il fatto di che fra la non consapevolezza e la trionfale entrata dei discendenti dentro il sistema politico c’è un ponte da allestire. “Bisogna collegare il passato con il presente, riempire il vuoto culturale. Perché il passaporto é ‘un di più’”. Importa davvero avere a portata di mano la possibilità di conoscere i risvolti culturali e linguistici di un paese che si apre ma che deve pure preparare il salotto agli invitati, anche se di casa. Si spiega con esempi: “l’Unione Europea non esiste, ma la moneta c’è. Abbiamo fatto l’Italia nel 1860, adesso facciamo gli italiani.”

L’idea è avvicinarsi sempre di più alle istituzioni esistenti, Comites, Dante Alighieri, Casa D’Italia, ICIF. Rafforzarle, aprirle. Per imparare la lingua, ma non solo e non come condizione, ma soprattutto per radunare italiani e non. “Manca l’investimento forte e sostenuto perchè l’Italia entri davvero nella vita di quelli che sono italiani e brasiliani allo stesso tempo. In Somalia, che era colonia d’Italia, non siamo riusciti a mantenere presente l’italiano”, riconosce. Ma per Piccione, soldi non sono lo x del problema. L’esperienza in Africa lo porta a pensare ad altro: senza i soldi, contiamo sulle persone. “E’ da non credere, ma le cose che delle suore in Senegal com l’aiuto dei volontari riuscivano a fare per tantissimi bambini non si sono mai potute paragonare a quello che faceva un’altra istituzione ad alto budget.”

Le persone. Ecco la vera via d’uscita. Già per la sua prima Festa Nazionale quale console a Recife si è dato da fare. Giornata “Porte Aperte”, il 2 giugno, alla Dante Alighieri riunisce enti come il Patronato e Inas. Ristoranti presenti. Gente. Balli. Regione in onore, la Sicilia. Da domandare: Sicilia perché il console e il presidente Comites/Intercomites sono siciliani? “Ma no... E forse sì, quanti siciliani non si saranno sentiti festeggiati?”

Le direttive della Farnesina, sede del Ministero degli Affari Esteri, a tutti i consoli sono precise: avvicinatevi. Direttive che vanno di incontro a un personale modo di pensare. Piccione afferma che, anche alle proprie spese, intende conoscere tutta l’enorme circoscrizione. Ci saranno e verranno create le occasioni per corrispondere alla spinta del MAE. “Invece di vacanze alle Bahamas, d’altra parte le Bahamas già le conosco, faccio un salto a Manaus”. Lo dice in modo scherzoso. Ma lo pensa sul serio.

Vuole parlare e soprattutto sentire. Tutti, secondo lui, hanno bisogno di essere ascoltati. Il telefono d’emergenza lo tiene con sè. Una linea verde al consolato esaudirà i bisogni di contatto, via le chiamate non risposte. Punta sui collaboratori, li definisce una squadra ad altissimo livello. E’ fiero dei risultati ottenuti riguardo ai processi di riconoscimento della cittadinanza. “Accelerazione del 45%. In assoluto non è molto, ma in percentuale é un bel po’. Stiamo ricuperando il ritardo”. Piccione è a favore di pratiche  e criteri manageriali per difendere interessi pubblici all’interno delle funzioni consolari.

Presenza ed ascolto sì. Ma di cos’altro hanno bisogno gli italiani-brasiliani e quelli che arrivano adesso? “Direi che tutti vogliono um luogo di ritrovo. Che gli imprenditori vogliono cooperazione, vogliono diffondere i prodotti regionali, mettere a tavola il formaggio italiano e il vino brasiliano. Che i ristoratori vorrebbero um marchio distintivo di qualità e autenticità quando si propongono a offrire una cucina regionale. Che le comunità artistiche vorrebbero confrontarsi. Che i cooperanti/missionari vorrebbero uno Stato italiano più umano e a proposito darò di persona la prima onorificenza a  una suora italiana il prossimo 16 luglio. Non che ne abbia bisogno lei, forse ne sarò molto più fiero io, ma è importante dimostrare alla comunità quanto lo Stato riconosce e applaude il lavoro fatto da questa suora.”

Riguardo agli anziani tiene a precisare di non essere favorevole a una convenzione per offrire assistenza medica dentro la circoscrizione. Più effetto avrebbe l’estensione della pensione all’estero pari a quella percepita in Italia. Ma torniamo specialmente agli italo-brasiliani giovani. “Per questi, occasioni di ritrovo per dare vita al collante che a sua volta darà vita a parole come diritto, sangue, lingua, cultura. So che a Belo Horizonte dopo molta fatica sono riusciti a fare delle kermesse, perché non provare qui?. Il 2011 sarà l’anno dell’Italia in Brasile,  spero fin là di riuscire ad accendere i riflettori dentro la comunità. A mio parere l’offerta trascinerà la domanda”.

Normalmente l’incarico è di quattro anni, ma Francesco Piccione dice di voler restare il più a lungo possibile. Quello che c’è da fare non gli fa paura. Anzi, si sente a casa. L’influenza africana da queste parti lo attira. Ma allo stesso tempo avverte: la cucina è il modo migliore di mostrarsi e la sua è sempre tricolore. Bianca, rossa, verde. Um console sul terreno, come detto. Non importa quale. (http://www.comitesrecife.com.br /Inform)


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