RASSEGNA STAMPA
Da “la Repubblica.it”
Al G8 dell'Aquila è il giorno dell'Africa. 20 miliardi
in tre anni per i Paesi poveri
Nasce una sorta di autorithy
che controllerà se i soldi vengono utilizzati per gli scopi prefissi. Ma resta
il problema di fondo: stabilire come e dove destinare questi fondi
L'AQUILA - E' l'Africa, con i
suoi paesi emergenti e quelli che arrancano per non soccombere, il tema dominante
dell'ultima e conclusiva giornata di questo G8. Ne parlano i Grandi che dedicano
la mattinata ad un confronto con i loro partner del Continente arabo e nero.
Si tratta di raggiungere un accordo sui principi e sulle modalità degli aiuti
che i più ricchi sono disposti ancora a dare ai più poveri. La somma da destinare
è già stata decisa: 20 miliardi di dollari da erogare in tre anni. Bisogna ancora
capire se si tratta di nuovi fondi e quali stati, in quale misura, se ne faranno
carico. Non è più tempo di promesse, quasi sempre disattese e inseguite tra
mille affanni. Bisogna impegnarsi con soldi veri. Bisogna metterli sul tavolo
degli aiuti. C'è da rilanciare l'agricoltura con sistemi compatibili all'emergenza
ambientale perché bisogna sfamare un miliardo di persone che potrebbero diventare
tre nei prossimi venti anni. C'è da pianificare un sistema di approvvigionamento
e di distribuzione dell'acqua potabile: nove milioni di uomini e donne, di giovani
e vecchi ne sono sprovvisti. E questo produce a catena una serie di altri disastri,
di igiene, di sanità, di malattie, di morti che pesa sulle economie locali,
sulla forza lavoro, sugli scambi commerciali, su quelli produttivi. Usa, Europa
e Giappone si impegnano con tre miliardi di dollari a testa, sotto l'egida di
un programma, l'Aquila iniziative. Gli altri arriveranno.
Resta il problema di fondo: stabilire
come e dove destinare questi fondi. E' finita da tempo la stagione dei finanziamenti
a pioggia, dei regali che i ricchi, per assolvere le loro coscienze, fanno ai
poveri sotto forma di riscatto per i guasti del passato. Si è chiusa anche la
stagione della cooperazione che si perdeva in mille progetti, sebbene validissimi
ma disorganici, slegati da un contesto più vasto, utili solo a rimpinguare le
casse della grande corruzione internazionale e locale. Deve cambiare l'approccio.
Siamo in piena crisi economica e finanziaria; il pianeta deve fare i conti non
una recessione che colpisce i paesi più sviluppati ma si ripercuote in modo
ancora più devastante su quelli che cercano di emergere. Gli uni sono legati
agli altri. La globalizzazione coinvolge tutti. E ognuno si deve assumere il
suo peso di responsabilità. Diritti e doveri. E' un principio che i fatti, la
realtà, impongono e che viene accolto per la prima volta anche in un G8.
L'incontro tra i protagonisti, diretti
e indiretti, lo dimostra. Il documento unitario che esce dalla sala della riunione
delinea alcune regole: viene creato un rapporto preliminare sull'adempimento
degli impegni. Svilupperà un meccanismo completo di "accountability"che monitorerà i progressi e l'efficacia
delle azioni. Insomma, nasce una sorta di autorithy
che controllerà se i soldi stanziati vengono utilizzati per gli scopi prefissi.
Ne faranno parte tutti. Paesi donatori e paesi beneficiati. Una prima verifica
sull'efficacia di questo strumento ci sarà nel 2010, al G8 di Muskoka, in Canada.
Il vertice volge al termine. Il presidente
Barack Obama ha l'appuntamento
nel pomeriggio con il papa e poi si appresta ad affrontare il suo primo viaggio,
da capo di Stato, in Africa. E' il momento degli impegni finali, delle dichiarazioni
d'intenti che segneranno questo G8. Resistenza al protezionismo, rilancio del
negoziato Wto fermo a Doha, lotta serrata alla fame, sostegno ad un'agricoltura
moderna e produttiva. Battaglia per il clima e impegno per il dimezzamento delle
emissioni dei gas inquinanti. Unità, sostegno, rigore per placare una crisi
economica che durerà ancora fino al 2011.
C'è spazio anche per il disarmo nucleare.
L'accordo sugli armamenti tra Russia e Usa spinge tutti, dalla Gran Bretagna
alla Francia, ad altri passi. Siamo ancora nella fase delle intenzioni. Nel
concreto se ne parlerà a Washington, nella prossima primavera.
Alle 15 chiude il G8 e si apre la manifestazione
del movimento no global. Si aspettano dalle 7 alle 10 mila persone. Tutti assicurano
che non ci saranno incidenti. Ma sale la tensione. (Daniele Mastrogiacomo-la
Repubblica, 10 luglio 2009)
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