INFORM - N. 132 - 10 luglio 2009


ASSOCIAZIONI

Editoriale di “Sicilia Mondo”

Mimmo Azzia: “Voto europeo e referendario nel segno dell’astensione”

 

CATANIA - Il tormentone elettorale del voto europeo e di quello referendario di questo giugno 2009, ha una lettura politica che porta ad alcune riflessione.

La nota che emerge dal voto europeo del 6-7 giugno è quella dell’astensione dalle urne. In Europa è stata ai minimi storici con il 43,2%, ad eccezione dell’Italia con oltre il 67% anche se in calo del 6% rispetto al 73,4% del 2004.

La ragione della diserzione va ricercata nel crescente euroscetticismo fondato sul calo di fiducia nei confronti dei partiti politici e nella delegittimazione verso le elites  dominanti in Europa. Ma anche in quella parte della geografia politica parlamentare della destra radicale, razzista ed ultranazionalista.

In quasi tutti i Paesi europei si è registrata l’avanzata dei partiti della destra e del centrodestra. Premiate le formazioni estreme ed antieuropeiste.

Alla avanzata dei conservatori ha fatto contrappeso la disfatta delle sinistre.

Pesante la regressione del socialismo europeo dovuta alla mancanza di risposte del pensiero socialista e riformista nei confronti della disastrosa crisi dettata dalla economia di mercato.

Ha avuto anche il suo peso una certa chiusura nei confronti del fenomeno immigratorio, intuito negli strati popolari di quasi tutti i Paesi europei come una minaccia. Una politica ben orchestrata, in questa direzione, ha reso molti europei timorosi di accettare un modello etico e riformista del fenomeno.

La consultazione del voto italiano non si discosta tanto dallo scenario europeo.

Il Pdl si è confermato il primo partito anche se Berlusconi è rimasto deluso tanto da giudicare “brutto” il risultato nel suo primo giudizio rispetto alla aspettativa decantata di oltre il 40% basato sui sondaggi. Un plebiscito mancato rispetto alle sue richieste di avere più voti per cambiare la Costituzione e più poteri in Parlamento.

Il calo del Pdl va attribuito alla diminuzione dei votanti ed al forte impegno dell’Udc e dell’Italia dei Valori di superare la soglia del 4% sottraendo così molti suffragi di natura centrista.

Successo di Bossi che ha raggiunto il record storico del 10%. E’ cresciuto Di Pietro con l’Italia dei Valori, mentre Casini ha consolidato le posizioni dell’Udc.

Certamente tre forze intermedie essenziali, senza le quali nessun gioco è possibile nello scacchiere politico italiano.

Se Berlusconi è rimasto deluso, certamente non ha vinto Franceschini con il Pd, anche se i sondaggi prevedevano il peggio.

Certamente allarmante la perdita di roccaforti come l’Umbria, le Marche, la Basilicata ed altre forti posizioni. Comunque niente tracollo.

Anche il calo europeo di partecipazione elettorale ha influito sul risultato italiano che ha risentito il ridimensionamento del socialismo continentale.

Siamo però convinti che la perdita di consenso corrisponda ad un deficit di fiducia da parte di fasce popolari tradizionalmente socialiste sulle capacità del Pd a diventare partito di Governo. Anche se Franceschini si è molto impegnato in questi mesi.

Restano fuori da Bruxelles i radicali, la destra radicale con l’Mpa ed i partiti di sinistra, Rifondazione e Comunisti Italiani ed il cartello Sinistra e Libertà che avrebbero superato il quorum del 4% se non avessero scelto la strada suicida di andare al voto separatamente.

Dopo l’astensionismo che ha segnato il voto europeo, non c’era certo da aspettarsi il superamento del quorum per la vittoria del “sì” nella consultazione referendaria del 21 giugno. La partecipazione, infatti, è stata di appena il 23%, il più basso della sua storia repubblicana.

Il mancato raggiungimento del quorum di legge, non ha consentito di conoscere il pensiero degli italiani sul bipartitismo secco ed il bipolarismo con più partiti che possono allearsi.

Dal voto europeo emerge una lettura sempre più preoccupante: quella di un Nord Italia che sta bene ed aumenta il suo benessere, fortemente foraggiato da un Governo a guida Bossi-Tremonti che destina al Nord le risorse nazionali ed europee che scippa al Sud. Ed un Sud che sta peggio ma che continua a peggiorare.

In Sicilia ha vinto l’astensione – affluenza al 49%. La Sicilia perde un seggio a Strasburgo.

Sono andati 2 parlamentari al Pdl, 2 al Pd, 1 all’Udc e 1 Idv.

Il Pdl ha raggiunge il 36,5%, in calo rispetto al 46% delle politiche dell’anno scorso e di 11 punti rispetto al 2004. Il Pd 22%, in recupero rispetto al 2008. Nel 2004 era stato del 28%. Udc 11,9%, esce bene dalla bufera confermando il dato delle regionali mentre alle politiche del 2008 raggiunse il 9,4%. L’Idv 7,1%, grande successo in questa consultazione. Alle europee del 2004 il 2,11% ed alle politiche del 2008 il 3,59%. Mpa 15,16%. Nonostante il successo in Sicilia, non supera la soglia del 4% avendo raggiunto complessivamente il 2,2%. Sinistra Europea 2,2%, Sinistra e Libertà 2,1%, Lista Pannella 1,6%.

La massiccia diserzione dal voto da parte delle Regioni meridionali – la più alta in Sicilia (50%) rispetto al dato nazionale del 67% è emblematica dello stato di malessere e di rigetto nei confronti della politica e dei suoi uomini.

Certamente ha influito la caduta delle ideologie, la perdita delle identità collettive, il relativismo etico e quanto altro è attribuibile alla crisi di credibilità e di valori  che attraversa la società italiana. Ma ha giocato, in maniera pesante, il qualunquismo politico, la sfiducia ormai generalizzata dei siciliani nei confronti della politica nordista del Governo a guida  Bossi-Tremonti, la mancata assegnazione dei FAS (4.393 milioni), la fiscalità di vantaggio negata, gli investimenti promossi e non concessi, le strutture mancanti o fatiscenti, la fuga dei giovani dalla Sicilia, la disoccupazione, ecc. ecc.

Non hanno appassionato le recenti polemiche tra gli schieramenti politici che hanno piuttosto allontanato gli elettori.

Eppure la Sicilia dispone di un folto gruppo di parlamentari nella maggioranza di Governo. Molti in posizione di prestigio istituzionale.

Non è da escludere, come lettura,  l’attuale legge elettorale che crea dall’alto i Parlamentari, sottraendoli alle scelte degli elettori, addirittura sradicandoli dagli interessi e dagli affetti dei territori di provenienza. Tanto, non ne hanno bisogno. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Ma quanto è distorta la democrazia di questo Paese che pure amiamo disperatamente! (Mimmo Azzia*-Inform)

* Presidente di “Sicilia Mondo


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