STORIE DI ITALIANI ALL’ESTERO
Dall’Argentina a Sant’Anna d’Alfaedo
per ritrovare le radici
VENEZIA - Per molti emigranti ritornare
in Italia e ripercorrere a ritroso il viaggio intrapreso dai bisnonni rimane
in sogno. Questo sogno è stato realizzato da José Maria Benedetti, i cui avi
erano originari di Fosse di Sant’Anna d’Alfaedo, in
provincia di Verona. José, insieme alla moglie Delia, la cugina Silvina e altri di origine veneta, quest’anno è venuto da
Larroque, in Argentina, una cittadina della provincia di Entre Rios di cui è governatore
suo cugino Jame Benedetti, per visitare la terra di
origine. Pietro Antonio Benedetti, classe 1843, centoventi anni fa con la moglie
Catterina e i sei figli in tenera età lasciò il paese
per emigrare in Argentina, ma in lui rimase viscerale il rammarico di aver lasciato
l’Italia e questo accoramento lo trasmise alla sua discendenza.
Gli emigranti italiani arrivavano a
quel tempo al Porto di Buenos Aires dove restavano in quarantena alloggiati
tutti insieme in hangar predisposti per il loro soggiorno: lì, aspettavano le
proposte di lavoro per andare di qua e di là. Generalmente gli italiani cercavano
di rimanere uniti, a differenza di altri emigranti; così hanno mantenuto l’uso
della lingua e le tradizioni.
Nel 1987 in occasione del centenario
dell’arrivo in Argentina del bisnonno, i discendenti di Pietro Benedetti, nel
frattempo diventati numerosissimi, hanno ricordato la data dell’arrivo, il 5
dicembre 1887, con una grande festa. Questi nipoti, alcuni dei quali si esprimono
in perfetto dialetto lessinico, impreziosito da qualche
termine un po’ desueto, che noi abbiamo sentito dai nostri nonni e poi dimenticato,
a Sant’Anna hanno incontrato i membri della delegazione che nel novembre scorso
ha sorvolato l’oceano per siglare il gemellaggio con Larroque.
Nel giorno dell’incontro, José ha compiuto
65 anni, festeggiati a base di gnochi sbatùi ed altre prelibatezze della Lessinia: “E’ il giorno
più bello della mia vita” ha detto. La moglie si è portata dall’Argentina una
cartella piena di foto di famiglia e documenti frutto di meticolose ricerche,
con ricostruzione di alberi genealogici che risalgono al bisnonno Pietro Antonio
e che contano circa 1.300 discendenti.Gli ospiti hanno
visitato anche Verona e Venezia, il lago di Garda e la Madonna della Corona,
rimanendone entusiasti. Sono rimasti stupiti di sapere che ci sono case che
hanno più di mille anni, monumenti antichi come l’Arena: il fabbricato più vecchio
laggiù non ha più di duecento anni. E’ stato importante per loro confrontare
e misurare il territorio con i ricordi del passato e soddisfare la curiosità.
E’ stato come se si fossero materializzati i racconti dei nonni; hanno visto
con i propri occhi le cose solo immaginate.
“La differenza tra l’Italia e l’Argentina
- ha detto José – è che qui ti giri e vedi tutte cose belle mentre da noi devi
fare cento chilometri per trovare una cosa bella!”.
Racconta Giuseppe Laiti, membro della delegazione che ha fatto visita
in Argentina: “A Gualeguaychù, la capitale della provincia
di Entre Rios, siamo stati
ricevuti nella sede del Club Italiano. Lì, accanto alla bandiera argentina,
c’è la bandiera italiana, che ha ancora lo stemma sabaudo nel mezzo. Alle pareti
ci sono quadri con i ritratti di Cavour, Mazzini, Garibaldi e Vittorio Emanuele
II. Per i nostri connazionali il tempo si è fermato ai ricordi degli avi, ma
hanno sete di sapere cosa succede in Italia. Per questo è importante il patto
di amicizia e di solidarietà che abbiamo siglato”. (Veneti nel Mondo, numero
di luglio/Inform)