INFORM - N. 131 - 9 luglio 2009


STORIE DI ITALIANI ALL’ESTERO

Dall’Argentina a Sant’Anna d’Alfaedo per ritrovare le radici

 

VENEZIA - Per molti emigranti ritornare in Italia e ripercorrere a ritroso il viaggio intrapreso dai bisnonni rimane in sogno. Questo sogno è stato realizzato da José Maria Benedetti, i cui avi erano originari di Fosse di Sant’Anna d’Alfaedo, in provincia di Verona. José, insieme alla moglie Delia, la cugina Silvina e altri di origine veneta, quest’anno è venuto da Larroque, in Argentina, una cittadina della provincia di Entre Rios di cui è governatore suo cugino Jame Benedetti, per visitare la terra di origine. Pietro Antonio Benedetti, classe 1843, centoventi anni fa con la moglie Catterina e i sei figli in tenera età lasciò il paese per emigrare in Argentina, ma in lui rimase viscerale il rammarico di aver lasciato l’Italia e questo accoramento lo trasmise alla sua discendenza.

Gli emigranti italiani arrivavano a quel tempo al Porto di Buenos Aires dove restavano in quarantena alloggiati tutti insieme in hangar predisposti per il loro soggiorno: lì, aspettavano le proposte di lavoro per andare di qua e di là. Generalmente gli italiani cercavano di rimanere uniti, a differenza di altri emigranti; così hanno mantenuto l’uso della lingua e le tradizioni.

Nel 1987 in occasione del centenario dell’arrivo in Argentina del bisnonno, i discendenti di Pietro Benedetti, nel frattempo diventati numerosissimi, hanno ricordato la data dell’arrivo, il 5 dicembre 1887, con una grande festa. Questi nipoti, alcuni dei quali si esprimono in perfetto dialetto lessinico, impreziosito da qualche termine un po’ desueto, che noi abbiamo sentito dai nostri nonni e poi dimenticato, a Sant’Anna hanno incontrato i membri della delegazione che nel novembre scorso ha sorvolato l’oceano per siglare il gemellaggio con Larroque.

Nel giorno dell’incontro, José ha compiuto 65 anni, festeggiati a base di gnochi sbatùi ed altre prelibatezze della Lessinia: “E’ il giorno più bello della mia vita” ha detto. La moglie si è portata dall’Argentina una cartella piena di foto di famiglia e documenti frutto di meticolose ricerche, con ricostruzione di alberi genealogici che risalgono al bisnonno Pietro Antonio e che contano circa 1.300 discendenti.Gli ospiti hanno visitato anche Verona e Venezia, il lago di Garda e la Madonna della Corona, rimanendone entusiasti. Sono rimasti stupiti di sapere che ci sono case che hanno più di mille anni, monumenti antichi come l’Arena: il fabbricato più vecchio laggiù non ha più di duecento anni. E’ stato importante per loro confrontare e misurare il territorio con i ricordi del passato e soddisfare la curiosità. E’ stato come se si fossero materializzati i racconti dei nonni; hanno visto con i propri occhi le cose solo immaginate.

“La differenza tra l’Italia e l’Argentina - ha detto José – è che qui ti giri e vedi tutte cose belle mentre da noi devi fare cento chilometri per trovare una cosa bella!”.

Racconta Giuseppe Laiti, membro della  delegazione che ha fatto visita in Argentina: “A Gualeguaychù, la capitale della provincia di Entre Rios, siamo stati ricevuti nella sede del Club Italiano. Lì, accanto alla bandiera argentina, c’è la bandiera italiana, che ha ancora lo stemma sabaudo nel mezzo. Alle pareti ci sono quadri con i ritratti di Cavour, Mazzini, Garibaldi e Vittorio Emanuele II. Per i nostri connazionali il tempo si è fermato ai ricordi degli avi, ma hanno sete di sapere cosa succede in Italia. Per questo è importante il patto di amicizia e di solidarietà che abbiamo siglato”. (Veneti nel Mondo, numero di luglio/Inform)


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