INTEGRAZIONE
“Sempre più interetnica la scuola in Italia”
Da “Scalabriniani” di luglio-agosto
2009, un articolo di Padre Mioli sulla realtà scolastica
italiana: “luogo privilegiato per l’accelerazione del processo integrativo”
ROMA – Una invasione? Per ora invasione non è, e neppure
un domani, a meno che non reputiamo invasione un’iniezione anche abbondante
di sangue in chi illanguidisce perché quasi dissanguato. Sappiamo bene qual
è la condizione demografica dell’Italia che in questi mesi ha raggiunto i 60
milioni grazie alla presenza immigrata; grazie a quel 2,4 di fertilità che hanno
le donne straniere immigrate, esattamente il doppio delle donne italiane.
Ma torniamo ai numeri: all’inizio del 2007 i minori stranieri
in Italia erano 680.000, pari al 18,4%, con un ritmo di crescita, a confronto
dell’anno precedente, di circa 100.000 unità (per i due terzi nati in Italia
e per un terzo ricongiunti dall’estero), per cui all’inizio del 2008 si superano
le 750.000 unità e alla fine dell’anno corrente ci si avvicina a quota 900.000,
per attestarci sul milione nel 2010; quota già raggiunta se si tiene conto di
quanti si sono naturalizzati diventando cittadini italiani o per adozione o
per acquisizione della cittadinanza da parte dei genitori o perché frutto di
matrimoni misti.
Quanto ad alunni stranieri, all’inizio dell’anno appena
concluso erano 614.000: sopra i 200.000 nelle scuole primarie, sopra i centomila
nelle scuole medie e d’infanzia, sui 120.000 nelle scuole superiori. A confronto
dell’anno precedente c’è stato l’aumento del 14%; sulla popolazione scolastica
globale siamo già al 6,5% e ci avviciniamo all’8,5% per il 2010. Come si legge
su “Il Sole-24 Ore” dell’8 giugno, le previsioni demografiche stimano che nel
2050 si raggiungerà il pareggio e un banco su due sarà occupato da uno straniero
o, più esattamente, da un alunno di origine straniera, perché nel frattempo
i loro genitori saranno diventati cittadini italiani e, come si auspica, sarà
cambiata la legge sulla cittadinanza, consentendo agli alunni nati in Italia
da genitori stranieri di essere e sentirsi a tutti gli effetti cittadini italiani.
Perciò anche di fronte a questa lontana previsione non si può parlare di invasione,
di inquinamento del sangue italiano, ma semplicemente di mescolamento di sangue,
di nuova generazione, come quando si mescola un vino doc con altro vino doc,
non inquinando l’uno e l’altro, ma ottenendo una bevanda di più alta qualità.
Crescita solo
numerica?
Non si tratta di crescita solo numerica. Nell’anno scolastico
1998-1999 gli stranieri nelle scuole superiori non raggiungevano le 9.000 unità;
nell’anno 2007-2008 erano sui 120.000 e nell’anno appena concluso si sono certamente
portati sui 150.000, con previsione che aumenterà notevolmente anche il numero
degli universitari stranieri che attualmente non raggiungono i 50.000 (fra i
quali alta è la percentuale di quelli che possiamo considerare propriamente
“stranieri”, perché giunti dall’estero per motivi di studio e destinati a far
ritorno al loro Paese di provenienza).
Certamente solo una minoranza dei 120 o 150 mila alunni stranieri a conclusione
degli studi superiori entreranno nelle università; così succede anche per gli
italiani, tanto più per gli stranieri che nelle superiori frequentano in maggioranza
un indirizzo professionale, che può immettere direttamente nel mondo del lavoro.
Ma ci abitueremo sempre di più a vedere seduto nelle aule universitarie un ricco
campionario di origine cosmopolita.
Problematiche
emergenti
Come si è detto, non si vuole essere ingenui. Le migrazioni
sono un fenomeno dai mille volti, non tutti ugualmente simpatici e rassicuranti
al primo impatto. Sono come un torrente in piena che, bene incanalato fra saldi
argini, porta in pianura freschezza e fertilità e invece, senz’argini saldi,
può dilagare con furia devastante. Anche e soprattutto nel periodo scolastico
i migranti sono grande risorsa di novità e di innovazione, novità per il pluralismo
di lingue, di esperienze, di culture; innovazione per i programmi, la metodologia,
la didattica.
La scuola è il luogo privilegiato per l’accelerazione del processo integrativo
degli alunni e dell’intero gruppo familiare; non è raro il caso che in sede
extrascolastica siano proprio loro, anche all’età di dieci anni, a diventare
i mediatori culturali dei loro genitori. Non si parla solo degli alunni stranieri.
È interessante nella scuola d’infanzia assistere allo spettacolo di questi bambini,
dal colore della pelle e dalla configurazione del volto tanto diversi, giocare,
gridare, litigare tra loro senza accorgersi di essere gli uni diversi dagli
altri e sentire il commento delle loro mamme: “Siamo tanto gretti e miopi noi
adulti, da fare problemi per le nostre diversità? Impariamo da loro!”.
Responsabilità
condivisa
Si deve però essere consapevoli che non tutto scatta
automaticamente; l’immigrazione, anche sotto l’aspetto scolastico, va gestita,
occorre rimboccarsi le maniche. E vanno risolti alcuni nodi, come potrebbe essere
la presenza di mediatori culturali e l’equa distribuzione degli stranieri nelle
diverse classi e nei diversi plessi scolastici. Certamente crea problema che
nella scuola primaria Pisacane di Roma oltre l’80% dei piccoli alunni non sia
italiano; caso che si riscontra ormai con una certa frequenza, benché non ancora
in una forma così acuta, in altre scuole delle periferie urbane. Ci sono molti
casi in cui, col convergente contributo dei genitori, dei comuni, del corpo
insegnante e dirigente delle scuole interessate, si è giunti o si sta cercando
soddisfacente soluzione; in altri casi ci si limita a registrare il fatto e
si sta a mani conserte, magari protestando e invocando una soluzione miracolistica,
chissà da chi.
Perfino per rom e sinti (i
cosiddetti zingari) nessun fatalismo: è noto il loro forte assenteismo e disimpegno
scolastico; meno noti gli esperimenti per il loro inserimento scolastico, talora
tenaci esperimenti, ma con ottimi risultati: è recente la presentazione del
progetto pilota della Comunità S. Egidio: “Diritto alla suola – Diritto al futuro”,
grazie al quale i bambini del campo nomadi “Gordiani” hanno registrato la frequenza
scolastica di oltre l’80%.
Non serve lamentarsi e protestare o limitarsi a puntare il dito d’accusa verso
le pubbliche istituzioni; anche questo può servire, solo però se nel contempo
ci si rimbocca le maniche per fare qualcosa: politici, amministratori, personale
scolastico, famiglie, volontariato; ed anche le varie istanze ecclesiali, aprendo
le proprie istituzioni scolastiche ed educative a questo pluralismo di presenze
e sensibilizzando le nostre comunità cristiane a quei valori della convivenza
che sono di sapore squisitamente evangelico. ( Bruno Mioli* – Scalabriniani/ Inform )
*consulente della Fondazione Migrantes