ITALIANI ALL’ESTERO
Dal blog “notiziedanewyork.com”
Intervista a Maurizio Molinari, giornalista e scrittore
NEW YORK – Bloomberg che non potrà
mai offuscare Giuliani, l’11 settembre come buco nero fumante, la città che
rinasce sempre, e l’americano che non molla mai. E poi River Cafè per una cena romantica, Regency
Hotel per un colazione di affari. Kaplan brillante
analista trascurato in italia, Whatever
Works di Woody Allen il film da non perdere. Questo ed altro nell’intervista.
Maurizio Molinari, corrispondente de
“La Stampa”, è tra le più prestigiose firme italiane sulle questioni americane.
Ovviamente vive a New York. Nella sua lunga carriera ha intervistato, tra gli
altri, l'ex presidente Bush, il segretario di stato Condoleezza Rice, i segretari
generali dell'Onu Kofi Annan e Ban Ki Moon, Al Gore, John McCain, e
l'ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani. Tra i suoi libri, Cowboy Democratici
(Einaudi, 2008), Gli ebrei di New York (Laterza, 2007). Questa è la sua testimoniaza
sulla città.
Da quanto tempo risiede a New York,
come ha visto cambiare la città?
Dal gennaio 2001. New York cambia ogni
giorno, non solo per eventi traumatici come l'11 settembre o la crisi finanziaria.
La città è portatrice di un'energia tale che il rinnovamento è il suo modo di
vita. Non c'è isolato che rimane identico per più di qualche stagione. Nei quasi
otto anni di vita newyorkese ho visto le maschere antigas in vendita nelle vetrine
di Madison Avenue, quando si temeva un attacco batteriologico di Al Qaeda, come
anche i giovani repubblicani conquistare attenzioni fra i liberal
per poi venire schiacciati dall'onda di Obama. Niente
è immutabile a Manhattan e dintorni.
La crisi finanziaria à è stata anche
più dura di quella dell’ 11 settembre?
Sono crisi diverse non paragonabili.
L'11 settembre è stata un'ecatombe: oltre tremila morti, la città fisicamente
ferita, un buco nero fumante a Downtown. La crisi finanziaria sono i negozi
sfitti, gli amici disoccupati, i ristoranti che chiudono. Ma in entrambi i casi
i newyorkesi hanno reagito alla loro maniera: guardando in avanti, senza mai
"give up", mollare.
Che idea si è fatto di Bloomberg e
la sua rivoluzione verde? E’riuscito a far dimenticare Giuliani? Bloomberg è un businessman popolare
perché efficiente, la sua rivoluzione verde va incontro ai valori etici, come
agli interessi economici, della città. Ma il primato di Giuliani resta intatto:
non solo perché seppe guidare NewYork dopo l'11 settembre
ma per la determinazione con quale sconfisse la criminalità, recuperando alla
città aree come Times Square, il Greenwich Village e Harlem.
Come descriverebbe la comunità degli
emigranti italiani?
In continua mutazione, come il resto
della città. Gli immigrati arrivati dopo gli anni Ottanta sono molto differenti
da quelli che li hanno preceduti: si tratta di giovani, imprenditori, professionisti
che si integrano facilmente, scalano il benessere e si affermano per le loro
qualità rimanendo legati a doppio filo con l'Italia. La generazione precedente
invece ebbe la vita assai più difficile ed ha, ancora oggi, un rapporto agrodolce
con la madrepatria.
Il ristorante per una cena romantica?
River Caffè, sotto il Ponte di Brooklyn.
Quello per una colazione d’affari?
Breakfast al
Regency Hotel, su Park Avenue.
Il miglior ristorante italiano?
Una trattoria, Celeste, su Amsterdam
Avenue.
Il miglior film su New York?
E' sempre l'ultimo uscito, quindi in
questo caso "Whateverworks" di Woody Allen.
Il miglior libro?
"All That
Is Solid Melts into Air", di Marshall Berman.
C’è qualche
giovane scrittore emergente che consiglierebbe in Italia?
Consiglio Robert Kaplan,
il più brillante analista di questioni strategiche su piazza. La sua abilità
è leggere il presente con gli occhi del passato e viceversa. I suoi scritti
sono unici, spettacolari, ed è un peccato che ancora non vengano tradotti in
Italia.
Il Consolato funziona bene?
Considerando il fatto che nella propria
circoscrizione ha una popolazione-record direi che fa miracoli. O quasi. (Piero
Armenti- www.notiziedanewyork.com:80/ )
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