INFORM - N. 130 - 8 luglio 2009


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Su “Tribuna Italiana” del 8.7.2009 l’editoriale del direttore Marco Basti

Collettività, se ci sei, batti un colpo

 

Si parla in questi giorni del piano di chiusure di sedi diplomatiche e consolari, presentato dal governo italiano, con lo scopo di razionalizzare la sua rete all’estero.

Il piano di chiusura dei consolati che, va ricordato, ha risparmiato - almeno per adesso - i Paesi dell’America Meridionale, è l’argomento dell’ultima polemica che ha coinvolto il mondo degli italiani all’estero. Ci sono altri temi sui quali il dibattito si protrae da mesi, a cominciare dalla riforma delle leggi sui Comites e sul Cgie, che è seguita all’intenso dibattito sui tagli apportati al bilancio della Farnesina nei capitoli che riguardano gli italiani all’estero e alle sue conseguenze, sviluppatosi all’inizio dell’attuale legislatura.

Dibattiti intensi, dicevamo, nel mondo degli italiani all’estero. In quasi tutto il mondo. In seno a tante comunità, tra gli addetti ai lavori, tra i responsabili delle associazioni nazionali dell’emigrazione, tra consiglieri del Cgie e nei Comites di molte città. Tra alcuni parlamentari eletti all’estero, tra funzionari del Ministero degli Affari Esteri, durante le sedute continentali e plenarie del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e nelle riunioni degli Intercomites di alcuni Paesi.

Un elenco lungo di persone e istituzioni che esprimono le loro posizioni sugli argomenti che ci riguardano. Alcuni esprimendo posizioni condivisibili, altri invece proponendo idee proprio contrarie a quello che sembra l’interesse delle nostre comunità.

L’impressione però, è che in seno alla più grande comunità italiana all’estero, cioè la nostra dell’Argentina, questi dibattiti non ci sono stati o non si sono sviluppati in modo sufficiente.

Quando nel mese di aprile si è riunita a Buenos Aires l’assemblea continentale del Cgie, alcuni tra i nove Comites dell’Argentina hanno preparato i propri documenti (alcuni dei quali li abbiamo pubblicati), che poi sono serviti come base del documento dibattuto e presentato dall’Intercomites (cioè i presidenti dei Comites) dell’Argentina, che si è riunito con il Cgie in quell’occasione.

Ci domandiamo quante persone, tra i consiglieri dei Comites e del Cgie, tra i dirigenti delle associazioni e tra gli esponenti di spicco della nostra comunità, tra i nostri parlamentari, conoscono i progetti presentati alla Camera e al Senato sulla riforma di Comites e Cgie, quanti hanno partecipato all’elaborazione dei documenti presentati dai Comites e dall’Intercomites, quanti hanno le idee chiare sull’argomento?

E quanti tra i dirigenti delle varie istanze di rappresentanza della nostra comunità, si sono occupati non solo in modo retorico, ma concretamente, di sapere cosa si sta facendo per assicurare un’assistenza sanitaria degna, ai nostri connazionali anziani che oggi sono assistiti col piano Swiss Medical, quando a fine anno scadrà il contratto con lo Stato italiano?

Sono pochi esempi, ma sufficienti per constatare che la nostra comunità, che secondo le statistiche ufficiali, è la più numerosa tra le comunità italiane fuori d’Italia, non è presente come dovrebbe ai dibattiti che la riguardano.

Sulle agenzie di stampa specializzate, è evidente l’assenza di testimonianze di dibattiti all’interno della nostra comunità, sui temi che ci riguardano. In esse non si leggono interventi sostanziosi dei nostri rappresentanti. I Comites dell’Argentina e i consiglieri del Cgie dell’Argentina, sono praticamente assenti dai servizi di quelle agenzie. I parlamentari italiani residenti in Argentina, compaiono quasi esclusivamente attraverso i comunicati stampa, che solo alcuni fra loro inviano regolarmente alle agenzie. E’ vero che le agenzie sono lette soprattutto dagli addetti ai lavori, che possono rispecchiare solo una parte della realtà, come del resto fanno tutti i media. Ma è comunque la spia di una situazione.

Mancano le convocazioni al dibattito, allo scambio di idee, le aperture al dialogo, all’analisi della nostra situazione. I pochi incontri che si registrano, è tra amici, tra quanti la pensano allo stesso modo, ma così, ovviamente, non può scattare il dibattito.

Mancano iniziative, idee nuove, proposte, la voglia di rischiare, di confrontarsi, di sognare. Si corre dietro all’agenda stabilita dagli altri: dal governo, dai partiti, dalle autorità consolari, dai parlamentari di altre ripartizioni della Circoscrizione Estero, da esponenti del Cgie di altri continenti. E inoltre quando si parla, quasi sempre ci si limita ai soliti argomenti più drammaticamente urgenti: pensioni, assegno sociale, assistenza, tagli. L’impressione è che ognuno pensa a curare il proprio orticello, in attesa di nuove elezioni, sia di Comites, di Cgie o politiche.

Tante associazioni italiane però, continuano a svolgere le loro attività. A diffondere la cultura italiana, pur se non ricevono fondi dall’Italia per farlo. A promuovere solidarietà. A curare corsi di formazione per le nuove generazioni. A organizzare riunioni convocando nel segno della comune appartenenza e per rivivere e tramandare antiche e sentite tradizioni regionali italiane. Come anche i Patronati continuano a svolgere le loro attività in difesa dei lavoratori emigrati, specialmente dei pensionati. E tanti italiani in Argentina, “l’uomo qualunque”, sono stati, ancora una volta, coloro che hanno partecipato numerosi alla recente consultazione referendaria, superando le altre comunità italiane all’estero. Quindi, non è che muoiono le nostre associazioni, nè che non partecipiamo o che manca l’impegno. C’è l’impressione che tra i nostri dirigenti, mancano la voglia o la capacità di coinvolgere la collettività, di rilanciarla, di immaginarla al di là dello stereotipo che la vede in una lenta e inesorabile decadenza.  C’è ancora una collettività? Ne siamo certi, ma sarebbe bene se lo confermasse battendo un colpo. (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform)   marcobasti@tribunaitaliana.com.ar


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