RASSEGNA STAMPA
Intervista de La Stampa al ministro degli Esteri
Frattini: “Sui diritti faremo sentire la voce dell’Europa
Unita”
Ministro Frattini, la visita di Hu
Jintao coincide con il massacro nel Xinjian. Il presidente Napolitano ha sollevato con lui il
problema diritti umani: il governo italiano ha preso posizione?
«Il governo sta lavorando affinché l’Ue adotti una di
chiara zione comune, al cui contenuto ci rimetteremo».
Hu Jintao sarà
al G8. Che messaggio invierà la presidenza italiana ai Paesi nei quali i diritti
umani sono un problema?
«Il nostro messaggio non potrà non confermare la scelta
politica di considerare i diritti umani un’assoluta priorità. In questo senso
si inserisce il dialogo franco che abbiamo sempre avuto con i nostri partner,
Cina inclusa. A Hu Jintao
abbiamo anticipato la volontà di avere un dialogo a tutto campo: il che vuol
dire rispettare la politica cinese di integrità territoriale - che per un Paese
così grande è una politica di sopravvivenza - e al tempo stesso aprire un dialogo
su tutti i temi, diritti umani compresi».
Nell’intervista a Bob Geldof pubblicata domenica sulla
Stampa, Berlusconi ha detto che l’Italia stanzierà nuovi fondi per l’Africa
e manterrà gli impegni non mantenuti. Come farete?
«Sgombriamo il campo dalle cose non vere dette da Geldof,
che peraltro dopo l’intervista ha scritto una lettera a Berlusconi per ringraziarlo.
A Gleneagles, nel 2005, è stato deciso che ogni Paese
G8 deve contribuire secondo un trend che porti a destinare agli aiuti, nel 2015,
lo 0,7% del pil. Nel 2008 l’Italia è arrivata allo
0,22 ma non è ultima né penultima nel rispetto degli impegni. Quest’anno verseremo
quel che occorre, anche per il "global fund" lanciato a Genova. E al G8 proporremo un piano
di rientro in tre anni per recuperare i ritardi nei versamenti, tenendo presente
che per arrivare allo 0,7 nel 2015 oggi dovremmo essere allo 0,4. Contribuiremo
anche al nuovo fondo di Obama. Lo consideriamo tanto
importante che abbiamo rilanciato il polo alimentare Onu con due iniziative:
una settimana universale dell’alimentazione, in autunno, e la creazione di un
fondo per nuove iniziative, 15 miliardi di dollari».
Un messaggio difficile da far passare: sono anni che
il G8 disattende gli obiettivi.
«Se vogliamo risolvere il problema aiuti dobbiamo elaborare
un piano di rientro. Chiederemo ai partner: quanti milioni di dollari mancano
all’obiettivo, come li spalmiamo nel prossimo triennio?».
Come recuperare soldi?
«Proporremo fra l’altro la de-tax,
che consentirà a ogni consumatore di devolvere una quota Iva al finanziamento
di un progetto. Altra proposta: rendere meno costose le rimesse dei migranti,
che pagano il 10% di aggio alle banche. Dimezzandolo libereremo risorse annue
per 13 miliardi di dollari. Questa proposta la adotteremo in intesa coni Paesi
africani».
Il che ci porta al formato dei vertice, a geometria variabile.
«L’Aquila avrà tre innovazioni. I 6 Paesi emergenti non
verranno soltanto a prendere un caffé, per la prima
volta decideremo con loro. Il gruppo si allargherà ancora quando si discuterà
di ambiente. Il terzo giorno tutti incontreranno l’Africa, che deciderà con
le maggiori economie su ambiente, aiuti, commercio. Ci sarà il 90% del pil
mondiale».
Verso il superamento del G8?
«L`8 è una prospettiva strutturata che nessuno vuole
abbandonare, ma che tutti hanno accettato di allargare».
Una sorta di G20, al quale guarda la Merkel ?
«Il G20 ha due difetti: non ha un meccanismo permanente
con l’Africa, e fra i 14 ci sono 2 Paesi africani, fra i 20 uno solo. Va bene
per la riforma delle istituzioni finanziarie, ma è impensabile affronti temi
come ambiente o non proliferazione. Meglio un modello flessibile che coinvolge
chi occorre quando occorre».
E i G2, Usa-Cina per la finanza
e Usa-Russia per la politica?
«Se l’Europa riesce a esprimere una voce unica porta
nel G8 il peso di 27 Paesi, se non ci riesce la prospettiva dell’asse transpacifico
è realistica».
Sul G8 c’è molto scetticismo: non essendoci un’autorità
che sanziona chi non rispetta la di chiara zione finale,
quest’ultima rischia di essere una sorta di «brevi cenni sull’universo.
«Per questo proporremo un meccanismo di controllo e responsabilità
che individui, Paese per Paese, conformità e difformità rispetto agli impegni».
All’Aquila l’Italia sarà sotto esame.
«È una logica che respingo. Non lo definirei un G8 dove
Berlusconi deve ripulire la sua immagine, ma un G8 dove Berlusconi deve dimostrare
di mettere sul tavolo proposte ambiziose, facendo venire allo scoperto chi si
nasconde dietro l’Italia per non voler decidere». (Emanuele Novazio-La Stampa, 7 luglio 2009)
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