TALIANI ALL’ESTERO
Da Londra, Renato Zilio racconta
una “straordinaria storia di emigrazione”
Vivere ai confini
LONDRA - La signora Wanda. Lei desidera
essere chiamata così. Semplicemente. Come semplice è lei stessa: sguardo azzurro,
sereno, volto dolcemente segnato dall’età, capigliatura innevata come la sua
terra d’inverno, il Carso. Abita in una casetta tranquilla di un popolare sobborgo
di Londra, sola. Ma la solitudine “è una tempesta silenziosa che spezza
tutti i nostri rami morti”, sembra ricordare K. Gibran.
Quattro passi più avanti, una placca
ricorda l’infanzia di Charlie Chaplin. Un somiglianza tra voi due? le chiedo
subito. La discrezione, forse, mi risponde e lo stesso amore per questo quartiere.
Sa, quando veniva a trovare i suoi amici di infanzia lasciava lontano la sua
Rolls Royce e arrivava a
piedi... Poco traffico, casette basse tutte uguali, giardinetti verdi, deliziosi:
ogni cosa respira la semplicità. Segreto dei grandi destini… “Non potremo comprenderci
finché non ridurremo la lingua a sette parole” suggeriva il poeta libanese.
È appena tornata da una settimana sul
Carso con tutti i figli e i nipoti. Alla sua bella età, voleva insieme incontrare
ancora una volta, l’ultima, le sue origini in un casolare tipico restaurato,
affittato per l’occasione. “Nascita e morte sono le due più nobili manifestazioni
di coraggio”si afferma giustamente. Ed è stata una sorpresa, anzi, una discesa
trionfale: perfino la Tv slovena è venuta a intervistarla. La sua storia, infatti,
la si ritrova su qualche libro o anche al cinema: storia normale di emigrazione,
ma con dei passaggi di qualità...
Da piccola, la sua famiglia deve emigrare
da S. Daniele del Carso sul confine triestino (in seguito passerà in territorio
sloveno) alla provincia di Parma, a Fontanellato.
Un altro mondo. Papà, infatti, è maestro e appartiene come tanti altri, secondo
le disposizioni del duce, a quella gente di confine da integrare. Lei fa i suoi
studi a Parma, su e giù con il tramway. Ed ora, mi
ricorda, le sue grandi scoperte di allora: la pasta al forno, i cantanti d’opera,
le piazze animate, l’aria di nobiltà e... la bicicletta, amica inseparabile
per una ragazza di allora.
Arriva la guerra e anche un gruppo
di prigionieri inglesi. A un ufficiale inglese all’ospedale ha modo di insegnare
un po’ di italiano. Alla fine, le viene spontaneo un “mi mandi un impermeabile!”come
ricompensa, sapendo che in Inghilterra piove sempre. Terminata la guerra, invece,
ecco riapparire in paese il giovane inglese... per chiedere ai genitori la mano
della ragazza. Si rivelerà in seguito uno scrittore straordinario, Eric Newby.
Una ventina di opere e anche qualche film. Ormai è quello che le resta... e
mi ripete così, consolante, qualche parola di Gibran:
“Quando vi separate dall'amico, non rattristatevi, la sua assenza può chiarirvi
ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna appare più chiara
dalla pianura”.
In tempi in cui era un privilegio viaggiare,
Eric viene inviato dall’Observer e dalla BBC in India,
in Egitto, nell’Estremo Oriente, sulle montagne dell’Afganistan, in Australia…
e lei sempre insieme. Desideravano anche vedere i luoghi più difficili, impensati
o impossibili come la Libia di allora, Tobruk e i
campi di combattimento inglesi. Una stupenda lettera di richiesta a Gheddafi
in persona porta di ritorno una sorpresa: l’invito alla coppia come ospiti del
colonello! Era stata lei a suggerire l’idea al marito,
mi dice ora con mezzo sorriso...
Racconta, poi, insieme a una punta
di meraviglia ancora, un magnifico invito a cena dalla Regina. Prestigioso ricordo
di un giorno. Dalla tavola della povera gente del Carso a quella della Regina
dell’Impero inglese: straordinaria parabola di un’emigrante. E del desiderio,
come per ogni migrante, di aprirsi al mondo, perchè“il
desiderio è metà della vita,sottolinea qualcuno, l'indifferenza è già metà della
morte”.
Ora, la casetta inglese le è rimasta
l’unica compagnia. Con i tanti libri, i tappeti orientali, le statuette dal
Tibet e i ricordi sospesi nell’aria... Ma“il ricordo è un modo di incontrarsi”
mi suggerisce delicatamente. E poi persone amiche vengono a trovarla, quando
passano a Londra dall’America o dall’Australia. “L'amicizia è sempre una dolce
responsabilità, ma non è mai un'opportunità” commenta, riecheggiando un grande
scrittore.
Vivere ai confini, in fondo, è scomoda
e strategica posizione di ogni vita migrante. Ed è vero soprattutto per la sua,
già dagli inizi. Posizione dura e sofferta. Ma “quanto più a fondo vi scava
il dolore, tanta più gioia potete contenere” rassicura il poeta. Preziosa esperienza,
tuttavia, per entrare in sinergia con l’altro, comprendere la complessità del
mondo e costruire qualcosa di nuovo e di originale. Come è stata la sua esistenza
di compagna forte e fedele per un inglese curioso del mondo.
Vivere ai confini è lezione di umiltà,
di coraggio, di universalità. Insegna a sentirvi fino in fondo voi stessi, il
meglio di voi. Così come “un vero saggio non vi invita ad entrare nella casa
della sua sapienza, ma vi guida sulla soglia della vostra mente”. Per viverne
l’apertura di spirito, perdutamente.(Renato Zilio*- Inform )
*Missionario scalabriniano