INFORM - N. 129 - 7 luglio 2009


RETE CONSOLARE

Una nota di protesta del coordinamento dei circoli Pd in Belgio

Il Partito democratico belga chiede di ridiscutere il piano di ristrutturazione in stretta cooperazione con Cgie, Comites e le migliaia di associazioni sul territorio

 

BRUXELLES – Un “tentativo di risparmiare qualche migliaio di euro a discapito dei servizi offerti ai più deboli”: così il coordinamento dei circoli del Partito democratico in Belgio classifica il piano di ristrutturazione delle rete consolare italiana all’estero, rilevandone i tratti di “un’azione scoordinata, pretestuosa e punitiva”.

Il piano annunciato nelle scorse settimane dal sottosegretario agli Esteri Mantica profila per il Belgio la chiusura del consolato di Genk – con un risparmio quantificato dal coordinamento di 23.000 euro -  e la trasformazione della sede di Bruxelles in servizio consolare d’ambasciata. “In questo modo si privano il Limburgo e le Fiandre dell’ultimo ufficio consolare rimasto – afferma il coordinamento del Pd – dopo che si era già infierito sul Belgio chiudendo il consolato d’Anversa qualche anno fa”.

Nel sud del Paese invece chiuderanno le sedi di Liegi e di Mons, costringendo gli utenti a far riferimento al consolato di Charleroi. “Chiedere ai connazionali residenti a Liegi di percorrere i 100 chilometri che li separano da Charleroi per un semplice atto amministrativo – scrive la nota del Pd belga - dimostra una profonda ignoranza delle realtà non solo geografiche, ma anche sociali della nostra emigrazione”. La stessa chiusura della sede di Mons risulta “incomprensibile”.

Per il coordinamento altre soluzioni sono percorribili: “perchè, ad esempio, non pensare al “declassamento” invece della “chiusura”? Si manterrebbero gli attuali servizi evitando inutili e dispendiosi spostamenti per la collettività italiana”. Si tratta di suggerimenti che tengono conto anche dal fatto che l’attuazione del Consolato on line “non sarà immediata e comunque non risolverà il problema della lontananza fisica del cittadino dalla sede consolare”.

“Senza mettere in atto, prima di ogni chiusura, un sistema di coordinamento con le associazioni sul territorio, con i Comites e il Cgie, naturale punto di raccordo tra l’amministrazione e il cittadino, - scrive il coordinamento - non si andrà da nessun parte. Non siamo a priori contro la ristrutturazione della rete ma contro questo piano, imposto “dall’alto”, senza tenere conto delle realtà del territorio e dell’emigrazione”

La nota ribadisce infine la disponibilità a discutere con l’amministrazione del problema, senza sotterfugi, in stretta cooperazione con Cgie e Comites e le migliaia di associazioni sul territorio. Se ciò non avverrà si preannunciano “una serie di azioni di sensibilizzazione nel solco di quanto già effettuato anche in altre realtà europee, sino a giungere, se fosse necessario, all’occupazione di consolati”. (Inform)


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