RETE CONSOLARE
Una nota di protesta del coordinamento dei circoli Pd
in Belgio
Il Partito democratico belga chiede di ridiscutere il
piano di ristrutturazione in stretta cooperazione con Cgie,
Comites e le migliaia di associazioni sul territorio
BRUXELLES – Un “tentativo di risparmiare qualche migliaio
di euro a discapito dei servizi offerti ai più deboli”: così il coordinamento
dei circoli del Partito democratico in Belgio classifica il piano di ristrutturazione
delle rete consolare italiana all’estero, rilevandone i tratti di “un’azione
scoordinata, pretestuosa e punitiva”.
Il piano annunciato nelle scorse settimane dal sottosegretario
agli Esteri Mantica profila per il Belgio la chiusura del consolato di Genk
– con un risparmio quantificato dal coordinamento di 23.000 euro - e la
trasformazione della sede di Bruxelles in servizio consolare d’ambasciata. “In
questo modo si privano il Limburgo e le Fiandre dell’ultimo ufficio consolare rimasto
– afferma il coordinamento del Pd – dopo che si era già infierito sul Belgio
chiudendo il consolato d’Anversa qualche anno fa”.
Nel sud del Paese invece chiuderanno le sedi di Liegi
e di Mons, costringendo gli utenti a far riferimento
al consolato di Charleroi. “Chiedere ai connazionali
residenti a Liegi di percorrere i 100 chilometri che li separano da Charleroi per un semplice atto amministrativo – scrive la
nota del Pd belga - dimostra una profonda ignoranza delle realtà non solo geografiche,
ma anche sociali della nostra emigrazione”. La stessa chiusura della sede di
Mons risulta “incomprensibile”.
Per il coordinamento altre soluzioni sono percorribili:
“perchè, ad esempio, non pensare al “declassamento”
invece della “chiusura”? Si manterrebbero gli attuali servizi evitando inutili
e dispendiosi spostamenti per la collettività italiana”. Si tratta di suggerimenti
che tengono conto anche dal fatto che l’attuazione del Consolato on line
“non sarà immediata e comunque non risolverà il problema della lontananza fisica
del cittadino dalla sede consolare”.
“Senza mettere in atto, prima di ogni chiusura, un sistema
di coordinamento con le associazioni sul territorio, con i Comites e il Cgie, naturale punto
di raccordo tra l’amministrazione e il cittadino, - scrive il coordinamento
- non si andrà da nessun parte. Non siamo a priori contro la ristrutturazione
della rete ma contro questo piano, imposto “dall’alto”, senza tenere conto delle
realtà del territorio e dell’emigrazione”
La nota ribadisce infine la disponibilità a discutere
con l’amministrazione del problema, senza sotterfugi, in stretta cooperazione
con Cgie e Comites e le
migliaia di associazioni sul territorio. Se ciò non avverrà si preannunciano
“una serie di azioni di sensibilizzazione nel solco di quanto già effettuato
anche in altre realtà europee, sino a giungere, se fosse necessario, all’occupazione
di consolati”. (Inform)