DIRITTI UMANI
A Firenze l’iraniana Shirin Ebadi
Appello del Premio Nobel per la pace ai
governi occidentali perché premano sul regime di Teheran per il rilascio degli
arrestati
FIRENZE – E’ a Firenze l’iraniana Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace. Oggi Shirin Ebadi ha incontrato il presidente del Consiglio regionale della Toscana Riccardo Nencini. Il quale ha sottolineato che “domani, nell’incontro con il presidente del Parlamento regionale russo di Arkhangelsk Vitaly Fortygin, e mercoledì, in occasione dell’Ufficio di Presidenza della Conferenza delle Assemblee legislative regionali europee, parleremo della mozione approvata all’unanimità dal Consiglio nella quale si chiede al Governo italiano di non riconoscere la presidenza di Mahmoud Ahmadinejad, finché tutti i dubbi sulla legittimità del risultato elettorale non siano sciolti, o siano indette nuove elezioni, o non sia cessata la repressione”.
Shirin Ebadi ha ringraziato l’Assemblea toscana per l’aiuto e la solidarietà offerta al dissenso iraniano e ha chiesto a Nencini di trasmettere la mozione alle Ambasciate dell’Iran all’Onu e in Italia nonché ai parlamenti regionali perché questa posizione, “importante per il popolo iraniano”, venga assunta a livello nazionale. La situazione descritta dall’ospire iraniana è drammatica: “Voi italiani – ha detto – avete conosciuto la dittatura e l’avete superata ed è per questo che ci aiutate basandovi sulla vostra esperienza. A me non importa niente di chi sarà il presidente, ma del fatto che si sono comportati male con il nostro popolo”.
Parlando con i
giornalisti, Ebadi ha rivolto un appello ai governi occidentali perché premano
su Teheran per la liberazione di tutti coloro che sono stati arrestati, fra
i quali anche due suoi stretti collaboratori: “Sono contraria a sanzioni economiche
perché fanno peggiorare le condizioni del popolo – ha detto – è meglio il dialogo
e il negoziato ma questi non possono essere illimitati. Se dialogo e negoziati
non portano a comportamenti democratici la comunità occidentale deve usare sanzioni
politiche, come per esempio abbassare il livello delle rappresentanze diplomatiche”
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