INFORM - N. 128 - 6 luglio 2009


SCIENZA

Una dichiarazione all'unisono di scienziati e pensatori tra Stati Uniti ed Europa: nessuna chiusura all'etica, alla metafisica, alla spiritualità

 

Alle diverse apparentemente antinomiche sfaccettature del vivere richiama la "Dichiarazione comune" di un nutrito gruppo di scienziati nord americani ed europei, neurologi ed astrofisici, filosofi del sociale e delle religioni. E' una iniziativa non di ora, si è ripetuta anche quest'anno, elargita o ispirata, secondo i rapporti più o meno intimi tra le università, dalla "American Association for Advancement of Sciences" editrice della potente rivista "Science" (AAAS). Non possiamo dare tutti i nomi degli scienziati, ricercatori e studiosi che si sono piegati finalmente ad una dichiarazione concorde. Protagonisti di una forte dialettica sono stati, anche quest'anno, il biologista Richard Dawkins e l'astronomo Arthur Eddington.

Il dibattito si è inasprito negli Stati Uniti tra Darwinisti (tutto nell'universo viene dalla cieca evoluzione) e creazionisti (tutto viene da un disegno divino del quale la finitudine dell'uomo riesce a vedere solo alcuni segni di cui molti non si accontentano per credere in Dio).

Tra le firme più note della "Dichiarazione" indichiamo il neurologo Mario Bauregard dell'Università di Montréal , Nidhal Guessoum, astronomo dell'Università statunitense di Shariah, Dominique Laplane, neurologa dell'Università di Parigi 6, Lothar Schaefer, fisico dell'Università dell'Arkansas, Trinh Xisan Thuan, ancora un astronomo dell'Università della Virginia, Fireman Dyson, fisico di Princeton. Anche di costoro le tesi scientifiche e le conclusioni erano sovente discordi. Si è formato tuttavia un fronte etico-religioso che è riuscito a strappare ai negazionisti di ogni principio creatore l'ammissione che non esiste neppure alcuna prova della non esistenza di Dio. La "Dichiarazione Comune" non tacita quindi la riflessione metafisica e spirituale alla quale una gran parte dei firmatari si sentono legati, mentre tutti gli altri sono lungi comunque dal disprezzarla.

Alcuni in seno al pensiero sociale ed economico, che non sono stati separati dal pensiero scientifico, hanno inserito una riflessione sull'antropologia, quindi una grande preoccupazione sulla fenomenologia contemporanea, cioè i grandi problemi che ci attanagliano.

I fenomeni di dimensione universale, ma diffusi, capillari come mai è accaduto nella Storia, sono la ricerca di nuovi habitat e l'emigrazione: evasione e nello stesso tempo bisogno di qualche cosa su cui sentirsi radicati, mutamento, movimento e stabilità, le contraddittorietà del vivere alle quali l'umanità deve poter rispondere in modo unitario, sullo sfondo e nella prospettiva dello stato mondiale cogente e sovrano (riforma dell'ONU) su tutte le sovranità parziali degli  stati. (Alberto Marinelli-Inform)


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