INFORM - N. 128 - 6 luglio 2009


ASSOCIAZIONI

I Giovani italiani del Western Australia (GIWA) contro la chiusura dei consolati di Brisbane e Adelaide

Il presidente Paolino chiede una “riconsiderazione del piano di razionalizzazione, che tenga conto delle esigenze delle collettività, in particolare quelle delle giovani generazioni”

 

BRISBANE – Il presidente dei Giovani italiani del Western Australia (GIWA), Frank Paolino, in un incontro svoltosi a Brisbane lo scorso 27 giugno ha confermato l’appoggio dell’associazione alla collettività del Queensland per la campagna contro l’annunciata chiusura degli uffici consolari italiani a Brisbane e Adelaide.

“Il consiglio della nostra associazione ha lavorato in solidarietà con la vostra lotta in queste ultime settimane – ha detto Paolino –  ed è proprio grazie a questo impegno che oggi propongo al presidente del Comites del Queensland il primo di numerosi fascicoli di lettere di supporto alla rete consolare delle associazioni italiane del Western Australia, di politici ed ex politici d’origine italiana e circa 300 firme raccolte per la causa tra i connazionali residenti in loco. Uno stesso fascicolo verrà inviato a Vincenzo Papandrea, presidente del Comites del South Australia”.

Paolino ha precisato che la chiusura degli uffici consolari annunciata dal Mae come parte del piano di razionalizzazione mina la sopravvivenza stessa della comunità italiana in Australia. “I consolati costituiscono un punto di riferimento insostituibile per i cittadini – egli ha detto – come promotori della lingua italiana all’estero insieme alle istituzioni culturali, interlocutori negli accordi bilaterali governativi, commerciali, industriali e istituzionali tra l’Italia e il resto del mondo”. Paolino chiede dunque “una riconsiderazione del piano, che tenga conto delle esigenze delle collettività colpite da questo progetto, in particolare quelle delle giovani generazioni”.

Menzionando l’esperienza della Prima conferenza dei giovani italiano nel mondo, svoltasi a Roma nello scorso mese di dicembre, Paolino rileva come “400 giovani ora si trovino di fronte ad una rottura dei legami con l’Italia”.

“Come si inserisce questa nuova generazione – egli si chiede – in una realtà sottorappresentata? Che futuro hanno la lingua e la cultura italiana all’estero senza la figura istituzionale del consolato? Infine, nel contesto australiano, come si spera di trasmettere questa cultura alle prossime generazioni in un momento difficile dato che l’appoggio degli enti locali è a favore dell’insegnamento delle lingue asiatiche? Chi volta le spalle ai giovani, - ammonisce Paolino - volta le spalle al futuro”.

Le proposte di chiusura delle sedi consolari sono, per il presidente della GIWA “contro i valori e principi su cui è stata fondata la nostra repubblica”. Egli lamenta, inoltre “i tempi insufficienti per organizzare una valida e costruttiva opposizione al piano ristrutturazione, la mancata consultazione nei confronti delle istituzioni estere e la bassa considerazione delle comunità” alla base dell’annunciato piano di riorganizzazione.

In alternativa Paolino suggerisce “un progetto di ridimensionamento dei locali attualmente posseduti dagli uffici consolari nel mondo, unita ad una riforma relativa al voto all’estero e a quella degli organismi rappresentativi quali Comites e Cgie”. Maggiore spazio dovrà trovare anche una “nuova forma di associazionismo, diversa da quella della prima generazione, incentrata sulla promozione dell’insegnamento della lingua e cultura italiana e su accordi istituzionali, commerciali e industriali a tutti i livelli dell’amministrazione pubblica - comunale, provinciale e regionale”.

Tra i progetti validamente messi in campo da questa nuova forma di associazionismo Paolino cita i Forum dedicati all’acquisto e il riacquisto della cittadinanza Italiana. “Inserendo in essi una più esplicita spiegazione dei ruoli e delle funzioni delle componenti del sistema Italia all’estero, come  Cgie, Comites, enti gestori, dei servizi assistenziali e socio-previdenziali di interesse per i connazionali e dell’importanza dell’iscrizione all’Aire, - conclude Paolino – si potrebbe sollevare più interesse e ottenere risultati favorevoli anche alla riaffermazione della necessità dei nostri consolati in Australia”. (Inform)


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