INTERVENTI
Prencipe (CSER) sulle nuove norme per la
sicurezza pubblica
“Un pacchetto di misure che ignora, di fatto,
i diritti umani, i trattati internazionali e la dignità della persona umana”
ROMA - Dopo l’approvazione della Camera dei Deputati, il 2
luglio, anche il Senato ha approvato, in via definitiva, il disegno di legge
in materia di sicurezza pubblica che diventa, perciò, legge dello Stato.
Fra le più gravi novità in materia di immigrazione troviamo
l’introduzione del reato di ingresso e/o soggiorno illegale, l’obbligo di dimostrazione
della regolarità del soggiorno ai fini dell’accesso ai servizi pubblici (matrimonio,
registrazione della nascita, riconoscimento del figlio naturale, registrazione
della morte), l’obbligo di denuncia da parte dei pubblici ufficiali degli immigrati
in situazione irregolare che si presentano agli sportelli, l’introduzione di
un contributo tra 80 e 200 euro per ogni rilascio e rinnovo del permesso di
soggiorno, il prolungamento fino a 180 giorni (invece dei 60 giorni precedenti)
dei termini di trattenimento nei centri di identificazione ed espulsione e la
punibilità (fino a 15 anni di carcere) di chi favorisce l’ingresso irregolare
di immigrati e di chi affitta appartamenti agli immigrati irregolari (fino a
3 anni di carcere).
Con la nuova normativa gli stranieri che entrano (anche i
possibili richiedenti asilo!) o soggiornano (anche quegli immigrati che, pur
risiedendo e lavorando da anni in Italia, quando perdono il lavoro e non ne
trovano un altro in sei mesi) in maniera irregolare (=senza i dovuti permessi)
nel territorio dello Stato commettono il reato di “immigrazione clandestina”,
punito con un’ammenda da
Per politica e società gli immigrati in situazione irregolare
sono tutti delinquenti.
Si tratta di un pacchetto di misure che ignora, di fatto,
i diritti umani, i trattati internazionali e la dignità della persona umana.
Una legge che produrrà sofferenze e difficoltà agli immigrati che, già per il
fatto di essere irregolari, si trovano in una situazione di precarietà. E con
il reato di immigrazione irregolare si legittima, a livello istituzionale, una
ormai diffusa e accettata criminalizzazione dei migranti: di tutti i migranti,
non solo di quelli senza documenti.
Con la nuova legge, i bambini stranieri nati da genitori non
regolarmente soggiornanti sul territorio e i bambini italiani nati da un genitore
straniero non regolarmente soggiornante sul territorio non potranno più essere
riconosciuti dal proprio genitore; una persona senza permesso di soggiorno non
potrà più contrarre matrimonio nel territorio dello Stato, neanche in presenza
di figli con cittadinanza italiana; gli adolescenti soli che provengono da altri
Paesi non potranno più avere la sicurezza di continuare il percorso di vita
iniziato in Italia, una volta divenuti maggiorenni.
Inoltre, l’obbligo di denuncia dei migranti in situazione
irregolare da parte dei pubblici ufficiali, sarà carico di nefaste conseguenze:
i migranti ed i loro familiari, per timore di essere denunciati, si sottrarranno
al contatto con tutti i servizi pubblici, tra cui l’accesso alle cure mediche
e all’istruzione, la possibilità di registrare i figli alla nascita, di contrarre
matrimonio, di denunciare alla polizia i reati subiti.
Ora, anche se il 76% dei partecipanti al sondaggio quotidiano
di Sky Tg24 considera “a pelle” il reato di clandestinità come la norma più
utile della nuova legge (probabilmente è questa l’unica voce ascoltata dal governo
in tema d’immigrazione), non si può tacere il fatto che l’introduzione del reato
di immigrazione clandestina è una misura sproporzionata che finirà per ingolfare
il sistema giudiziario e carcerario e spingerà sempre più gli immigrati senza
permessi a delinquere.
In una società civile, è normale che gli immigrati (come ogni
persona) che delinquono siano puniti in maniera proporzionale ai loro delitti,
ma non si può, però, sostenere (anche a campagna elettorale finita) che il problema
della sicurezza dipende solo dall’immigrazione irregolare.
In Italia ci sono numerosi immigrati irregolari (di cui 400
mila badanti) che lavorano nelle famiglie come colf, badanti, nell’agricoltura,
nell’edilizia e nelle piccole e medie imprese che non possiamo chiamare delinquenti,
ma che lo diventeranno con l’introduzione del reato di clandestinità.
Più del 70% delle 31.200 domande d’asilo presentate nel
Inoltre, con il reato d'immigrazione clandestina, dovrebbero
finire in carcere per favoreggiamento anche centinaia di migliaia di cittadini,
italiani e non, che hanno badanti o lavoratori immigrati non regolari…
Il “generico” reato di immigrazione clandestina non è sostenibile
giuridicamente. Infatti, con il reato di immigrazione clandestina si fa diventare
reato la semplice condizione personale di essere straniero, in contrasto con
quanto
Chi è l’immigrato “clandestino”?
Non è un criminale a-priori, come si sostiene spudoratamente.
Le persone che la nuova normativa sulla “sicurezza” si vogliono tenere lontane
dall’Italia fuggono, nella maggior parte dei casi, dalla povertà, da guerre
e persecuzioni. E non sarà certo il reato di “immigrazione clandestina” a fermarle.
Migrare non è un crimine. E’ invece criminale un sistema economico-finanziario
mondiale (l’11% della popolazione mondiale consuma l’88% delle risorse) che
forza la gente a fuggire dalla propria terra per sopravvivere e che quando raggiungono
l’Italia sono sistematicamente criminalizzati.
La povertà non è reato. La logica della legge sulla “sicurezza”
trasforma, invece, il diverso (il povero) in nemico e pone sullo stesso piano
chi fugge dalla fame, dalla miseria e dalla guerra e chi, invece, viene in Italia
per delinquere.
Molti (anche cristiani) invocano leggi speciali contro gli
immigrati per avere maggiore sicurezza. Assecondare, però, tali istinti primari
che si fondano sulla convinzione per cui “mors tua, vita mea” significa spesso
minimizzare o giustificare atteggiamenti razzisti e xenofobi. C’è, invece, bisogno
di capacità di mediazione e di educazione alla convivenza da parte di sindaci,
istituzioni, organizzazioni sociali, chiese. Infatti, quando si limitano o negano
i diritti e le garanzie di alcuni, minore è la libertà e la sicurezza per tutti.
E nel lungo e faticoso cammino di difesa dei diritti umani,
non è un buon segnale, né per le comunità cristiane né per gli immigrati, assistere
al gioco di smarcamento tra i diversi organismi ecclesiali: se le dichiarazioni
in favore dei migranti e contro una certa politica repressiva da parte dei responsabili
del Pontificio Consiglio della Pastorale per i migranti e itineranti sono sistematicamente
smentite dal portavoce della Santa Sede, ci si chiede a cosa servano tali organismi
se non a fare sorridere ironicamente i politici del centro-destra.(Lorenzo Prencipe*
– Inform)
*Scalabriniano, Presidente Centro Studi Emigrazione, Roma