INFORM - N. 127 - 3 luglio 2009


LINGUA E CULTURA ITALIANA

A Roma il convegno “Passaporto per l’Italia: la lingua italiana per l’integrazione”

La Società Dante Alighieri insieme alla Caritas/Migrantes promuove una riflessione sulle strategie di impegno a favore dell’apprendimento linguistico tra i nuovi cittadini

 

ROMA – Un convegno per riflettere sull’importanza dell’apprendimento della lingua italiana come veicolo essenziale per l’integrazione dei migranti si è svolto ieri pomeriggio presso la sede romana della Società Dante Alighieri, a Palazzo Firenze, in collaborazione con la Caritas/Migrantes.

Franco Pittau, curatore del Dossier statistico sull’immigrazione della Caritas e coordinatore dell’incontro, ha accolto i partecipanti rilevando “come il ricordo storico dell’emigrazione italiana all’estero, che ha contraddistinto tutto il secolo scorso, non vada vanificato ma messo a frutto per promuovere l’integrazione dei cittadini immigrati oggi nel nostro Paese”. Un percorso, quello della piena integrazione, che non può prescindere dall’apprendimento della lingua italiana, obiettivo che la Dante Alighieri si è posto con corsi e progetti indirizzati in particolare ai nuovi cittadini che hanno scelto l’Italia come patria d’adozione, così come ha ricordato, aprendo l’incontro, il presidente Bruno Bottai.

A salutare l’evento anche mons. Guerino Di Tora, direttore della Caritas di Roma e nuovo vescovo ausiliare della diocesi romana, il quale ha evidenziato la valenza attuale del processo migratorio. “In un mondo globalizzato non possiamo pensare ad una chiusura su questo fronte – ha detto mons. Di Tora – ma piuttosto alla costruzione di una società nuova in cui il primo impegno nei confronti di nuovi cittadini non potrà che fondarsi sulla condivisione della lingua italiana. Attraverso quest’ultima potrà essere data a tutti la possibilità di articolare esigenze personali”. Di Tora ha anche ricordato la lunga tradizione di accoglienza che la città di Roma porta con sé, beneaugurante rispetto alle nuove sfide che una società aperta necessariamente pone.

Il segretario generale della Dante, Alessandro Masi, ha menzionato i progetti che da tempo sono stati messi in campo per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri, sia con il ministero del Lavoro che con Rai Educational, “per un impegno che va al di là del loro valore scientifico – ha rilevato. Egli ha ricordato in particolare il Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri (Plida), diretto da Giuseppe Patota, che ha contribuito anche alla trasmissione televisiva realizzata da Rai International “In Italia”, divenuta un veicolo per lo stesso apprendimento linguistico rivolto a coloro che non conoscono bene l’italiano e hanno necessità di orientarsi nei contesti quotidiani di lavoro, sociali o burocratici caratteristici dell’immigrazione nel nostro Paese. “Un progetto, quello della nostra trasmissione, – ha detto Isabella Donfrancesco di Rai Educational – che nutre un forte debito con il mondo del volontariato e fornisce un sostegno all’apprendimento, affinché si oltrepassi la fase della conoscenza linguistica dell’emergenza”. “Emerge oggi una nuova questione linguistica – ha affermato Patota, curatore, nell’ambito della trasmissione, di una rubrica sul lessico – che si traduce nell’interrogativo di come favorire l’apprendimento dell’italiano per i lavoratori stranieri che rappresentano una ricchezza, attuale e futura, per il nostro Paese”. Una domanda a cui anche le aziende cercano di dare risposta, con progetti innovativi come il corso di italiano via sms, presentato nel corso dell’incontro da Massimo De Nicola, amministratore unico di Extratelecom. Ma sono il volontariato e la società civile a fare da apripista alla grande domanda di conoscenza linguistica che emerge tra gli immigrati, come dimostrano le iniziative cittadine del Forum per l’Intercultura della Caritas e la Rete Scuolemigranti. La prima ha come obiettivo la condivisione culturale e l’integrazione reciproca delle persone a partire dalla scuola primaria, come ha spiegato Anna Onorati: “un percorso che richiede più della semplice tolleranza, perché la condivisione della realtà interculturale è scambio, relazione e trasformazione reciproca, - ha detto la Onorati - nella consapevolezza che l’accoglienza comincia della scuole e coinvolge tutte le famiglie, anche quelle composte da genitori italiani”.

Un progetto per sopperire “alla precarietà e all’insufficienza dell’offerta formativa segnalata dagli stranieri in una città come Roma” è quello della Rete Scuolemigranti, illustrato dal coordinatore Augusto Venanzetti. “Un percorso virtuoso di accoglienza e integrazione passa anche attraverso un miglioramento della normativa sull’immigrazione – prosegue Venanzetti – che oggi è carente, contraddittoria e inefficace. Basti pensare che i 2/3 degli immigrati regolari residenti in Italia è passato prima attraverso una condizione di clandestinità e le prospettive di medio termine su questo fronte non sono incoraggianti”. Gli studenti coinvolti nel progetto sono ad oggi 6.400 “ma occorrono strutture e sostegno al volontariato – aggiunge Venanzetti - che non costituisce una parte marginale dell’offerta di corsi di italiano, ma copre a Roma il 40-45% delle realtà formative orientate a questo impegno”.

Per Ginevra Demaio dell’Osservatorio romano sulle migrazioni della Caritas di Roma, che ha riassunto gli ultimi dati raccolti sul fenomeno, “questo forte contributo del volontariato fa emergere ciò che si potrebbe fare di più a livello di politiche pubbliche sul fronte dell’integrazione dei migranti”. “Le nuove presenze hanno un ruolo attivo non solo per la produzione di ricchezza nazionale – aggiunge la Demaio – ma anche sul versante culturale: coloro che hanno un consistente bagaglio culturale potrebbero insegnare a loro volta italiano ai connazionali e in questo modo trovare un inserimento lavorativo più qualificato”. “La conoscenza linguistica, se vogliamo evitare che si trasformi in un fattore di esclusione, - ha ammonito - deve essere coltivata con percorsi specifici aperti a tutti”.

Delfina Licata, curatrice del Rapporto Migrantes sugli italiani nel mondo, ha ricordato il gran numero di italofoni che all’estero frequentano corsi di lingua “presenti in tutti i continenti – ha detto – in una rete capillare che dovrebbe renderci orgogliosi e farci cogliere le potenzialità della nostra lingua”. “Nonostante lo Stato italiano investa risorse non paragonabili a quelle spese da altri Paesi su questo fronte – ha detto la Licata - l’italiano mantiene una forte capacità attrattiva, sia come lingua di cultura, specie per le nuove generazioni nate all’estero e interessate a recuperare le loro radici, che come lingua professionale (nel settore della moda o della lirica) o usata in famiglia per la comunicazione, anche se, in quest’ultimo caso spesso si ricorre al dialetto”.

Ha concluso l’incontro il consigliere aggiunto del comune di Roma Madisson Godoy, rilevando come non sia più appropriato utilizzare il termine “fenomeno” per parlare di immigrazione. “Oggi essa è una realtà – ha detto Godoy – e considerarla un fenomeno contribuisce alla temporaneità dei provvedimenti concepiti in quest’ottica. Dobbiamo proseguire a discutere insieme di diritti di cittadinanza e di un modello italiano di convivenza, e la discussione deve coinvolgere tutti, come è successo qui in quest’occasione”. “L’italiano per gli stranieri non è più una lingua dell’emergenza – egli ha detto – ma lingua di una cittadinanza attiva, necessaria per migliorare la qualità della vita. Il nostro ruolo di consiglieri aggiunti potrà servire – ha concluso – a fare da mediatori tra le istanze che emergono nella società civile e avanzate dal volontariato affinché esse trovino riscontro e risposta nei canali istituzionali”. ( Viviana Pansa – Inform )


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