LINGUA E CULTURA ITALIANA
A Roma il convegno “Passaporto per l’Italia:
la lingua italiana per l’integrazione”
La Società Dante Alighieri insieme alla Caritas/Migrantes
promuove una riflessione sulle strategie di impegno a favore dell’apprendimento
linguistico tra i nuovi cittadini
ROMA – Un convegno per riflettere sull’importanza dell’apprendimento
della lingua italiana come veicolo essenziale per l’integrazione dei migranti
si è svolto ieri pomeriggio presso la sede romana della Società Dante Alighieri,
a Palazzo Firenze, in collaborazione con
Franco Pittau, curatore del Dossier statistico sull’immigrazione
della Caritas e coordinatore dell’incontro, ha accolto i partecipanti rilevando
“come il ricordo storico dell’emigrazione italiana all’estero, che ha contraddistinto
tutto il secolo scorso, non vada vanificato ma messo a frutto per promuovere
l’integrazione dei cittadini immigrati oggi nel nostro Paese”. Un percorso,
quello della piena integrazione, che non può prescindere dall’apprendimento
della lingua italiana, obiettivo che
A salutare l’evento anche mons. Guerino Di Tora, direttore
della Caritas di Roma e nuovo vescovo ausiliare della diocesi romana, il quale
ha evidenziato la valenza attuale del processo migratorio. “In un mondo globalizzato
non possiamo pensare ad una chiusura su questo fronte – ha detto mons. Di
Tora – ma piuttosto alla costruzione di una società nuova in cui il primo
impegno nei confronti di nuovi cittadini non potrà che fondarsi sulla condivisione
della lingua italiana. Attraverso quest’ultima potrà essere data a tutti la
possibilità di articolare esigenze personali”. Di Tora ha anche ricordato
la lunga tradizione di accoglienza che la città di Roma porta con sé, beneaugurante
rispetto alle nuove sfide che una società aperta necessariamente pone.
Il segretario generale della Dante, Alessandro Masi, ha menzionato
i progetti che da tempo sono stati messi in campo per l’insegnamento dell’italiano
agli stranieri, sia con il ministero del Lavoro che con Rai Educational, “per
un impegno che va al di là del loro valore scientifico – ha rilevato. Egli
ha ricordato in particolare il Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri (Plida),
diretto da Giuseppe Patota, che ha contribuito anche alla trasmissione televisiva
realizzata da Rai International “In Italia”, divenuta un veicolo per lo stesso
apprendimento linguistico rivolto a coloro che non conoscono bene l’italiano
e hanno necessità di orientarsi nei contesti quotidiani di lavoro, sociali
o burocratici caratteristici dell’immigrazione nel nostro Paese. “Un progetto,
quello della nostra trasmissione, – ha detto Isabella Donfrancesco di Rai
Educational – che nutre un forte debito con il mondo del volontariato e fornisce
un sostegno all’apprendimento, affinché si oltrepassi la fase della conoscenza
linguistica dell’emergenza”. “Emerge oggi una nuova questione linguistica
– ha affermato Patota, curatore, nell’ambito della trasmissione, di una rubrica
sul lessico – che si traduce nell’interrogativo di come favorire l’apprendimento
dell’italiano per i lavoratori stranieri che rappresentano una ricchezza,
attuale e futura, per il nostro Paese”. Una domanda a cui anche le aziende
cercano di dare risposta, con progetti innovativi come il corso di italiano
via sms, presentato nel corso dell’incontro da Massimo De Nicola, amministratore
unico di Extratelecom. Ma sono il volontariato e la società civile a fare
da apripista alla grande domanda di conoscenza linguistica che emerge tra
gli immigrati, come dimostrano le iniziative cittadine del Forum per l’Intercultura
della Caritas e
Un progetto per sopperire “alla precarietà e all’insufficienza
dell’offerta formativa segnalata dagli stranieri in una città come Roma” è
quello della Rete Scuolemigranti, illustrato dal coordinatore Augusto Venanzetti.
“Un percorso virtuoso di accoglienza e integrazione passa anche attraverso
un miglioramento della normativa sull’immigrazione – prosegue Venanzetti –
che oggi è carente, contraddittoria e inefficace. Basti pensare che i 2/3
degli immigrati regolari residenti in Italia è passato prima attraverso una
condizione di clandestinità e le prospettive di medio termine su questo fronte
non sono incoraggianti”. Gli studenti coinvolti nel progetto sono ad oggi
6.400 “ma occorrono strutture e sostegno al volontariato – aggiunge Venanzetti
- che non costituisce una parte marginale dell’offerta di corsi di italiano,
ma copre a Roma il 40-45% delle realtà formative orientate a questo impegno”.
Per Ginevra Demaio dell’Osservatorio romano sulle migrazioni
della Caritas di Roma, che ha riassunto gli ultimi dati raccolti sul fenomeno,
“questo forte contributo del volontariato fa emergere ciò che si potrebbe
fare di più a livello di politiche pubbliche sul fronte dell’integrazione
dei migranti”. “Le nuove presenze hanno un ruolo attivo non solo per la produzione
di ricchezza nazionale – aggiunge
Delfina Licata, curatrice del Rapporto Migrantes sugli italiani
nel mondo, ha ricordato il gran numero di italofoni che all’estero frequentano
corsi di lingua “presenti in tutti i continenti – ha detto – in una rete capillare
che dovrebbe renderci orgogliosi e farci cogliere le potenzialità della nostra
lingua”. “Nonostante lo Stato italiano investa risorse non paragonabili a
quelle spese da altri Paesi su questo fronte – ha detto
Ha concluso l’incontro il consigliere aggiunto del comune
di Roma Madisson Godoy, rilevando come non sia più appropriato utilizzare
il termine “fenomeno” per parlare di immigrazione. “Oggi essa è una realtà
– ha detto Godoy – e considerarla un fenomeno contribuisce alla temporaneità
dei provvedimenti concepiti in quest’ottica. Dobbiamo proseguire a discutere
insieme di diritti di cittadinanza e di un modello italiano di convivenza,
e la discussione deve coinvolgere tutti, come è successo qui in quest’occasione”.
“L’italiano per gli stranieri non è più una lingua dell’emergenza – egli ha
detto – ma lingua di una cittadinanza attiva, necessaria per migliorare la
qualità della vita. Il nostro ruolo di consiglieri aggiunti potrà servire
– ha concluso – a fare da mediatori tra le istanze che emergono nella società
civile e avanzate dal volontariato affinché esse trovino riscontro e risposta
nei canali istituzionali”. ( Viviana Pansa –