ITALIANI
ALL’ESTERO
Oscar De Bona ricorda Frei Rovilio Costa,
leggendario cultore del “Talian”
VENEZIA/PORTO
ALEGRE – “Lo studio approfondito dell’epopea dell’emigrazione italiana in Brasile
ha un progenitore indiscusso: Frei Rovilio Costa, il cappuccino francescano di
origine cremonese-trevigiana che si è spento di recente a Porto Alegre nello Stato
del Rio Grande do Sul dove risiedeva. Sono profondamente addolorato
per la perdita di quest’uomo dall’intelligenza e dalla cultura eccezionali. Ho
avuto il privilegio e l’onore di conoscerlo personalmente e di lui mi hanno colpito
subito i suoi modi cordiali, la sua vivacità intellettuale e la sua parlata
“taliana”. Se ancora oggi in Brasile tra le comunità oriunde del nostro Paese
si parla comunemente “talian”, il merito è essenzialmente suo, di questo padre
Rovilio che non ha mai smesso di sentirsi profondamente italiano; sentimento che
ha trasmesso con forza ai suoi connazionali oltreoceano. La mia speranza è che
tutto il sapere che frei Costa ci ha donato rimanga come parte viva nella
nostra cultura e fondamentale per continuare nello studio del grande fenomeno
di massa del nostro Paese che è stata l’emigrazione”.
L’assessore
ai Flussi migratori della Regione Veneto, Oscar De Bona, colpito dalla morte di
padre Rovilio Costa, ricorda così la figura di questo religioso che ha dedicato
la sua vita allo studio della storia delle proprie origini. Ma non solo degli
italiani, che nel Rio Grande do Sul sono la maggioranza, ma anche tedeschi, polacchi,
russi e altre comunità numericamente inferiori. Il progetto che fra Rovilio si era prefissato
di realizzare era quello di pubblicare
i dati di tutte le etnie presenti in quello stato e in tutto il Brasile
Rovilio
Costa era nato a Veranopolis nel 1934, ultimo dei sette figli del cremonese Amilcare
Francisco e della trevigiana Maria Catharina Moretto, agricoltori che discendevano
dai fondatori di una comunità di immigrati italiani nella Serra Gaucha.
La
profonda fede della madre ha avuto un’influenza fondamentale nella scelta religiosa
del giovane Rovilio, tant’è che la sua vocazione si è manifestata in età precoce.
In breve egli è diventato un leader sia in campo sociale che culturale.
Ordinato
sacerdote nel 1960, Costa è stato scrittore, giornalista, editore, docente universitario,
poliglotta forbito, massimo esperto dell’emigrazione soprattutto nel Rio Grande
do Sul, membro del Consiglio di Stato della cultura riograndese, membro di accademie
e di istituti brasiliani e, non da ultimo, Ufficiale dell’Ordine al merito della
Repubblica italiana. Era cittadino onorario di Porto Alegre, Veranopolis e Carlos
Barbosa.
«Padre
Rovilio è stato definito in vari modi -
sottolinea l’assessore De Bona - a me piace
quello di “leggendario”, perché come lui ce ne sono stati pochi al mondo. Grazie
a quest’uomo dotto, di intelletto raffinato, dagli eclettici interessi e dalla
curiosità smisurata, siamo eredi di un vasto patrimonio culturale che abbiamo
l’obbligo di conservare gelosamente e tramandare alle future generazioni».
Frei
Rovilio è deceduto durante la notte tra venerdì 12 e sabato 13 giugno, probabilmente
a causa di un infarto che lo ha colpito nella sua casa di Porto Alegre, città
dove è stato sepolto nel cimitero del convento dei Cappuccini, adiacente alla
chiesa di Sant’Antonio. (Veneti nel Mondo, numero di luglio/