INFORM - N. 126 - 2 luglio 2009


ITALIANI ALL’ESTERO

Oscar De Bona ricorda Frei Rovilio Costa, leggendario cultore del “Talian”

 

VENEZIA/PORTO ALEGRE – “Lo studio approfondito dell’epopea dell’emigrazione italiana in Brasile ha un progenitore indiscusso: Frei Rovilio Costa, il cappuccino francescano di origine cremonese-trevigiana che si è spento di recente a Porto Alegre nello Stato del Rio Grande do Sul  dove risiedeva. Sono profondamente addolorato per la perdita di quest’uomo dall’intelligenza e dalla cultura eccezionali. Ho avuto il privilegio e l’onore di conoscerlo personalmente e di lui mi hanno colpito subito i suoi modi cordiali,  la sua vivacità intellettuale e la sua parlata “taliana”. Se ancora oggi in Brasile tra le comunità oriunde del nostro Paese si parla comunemente “talian”, il merito è essenzialmente suo, di questo padre Rovilio che non ha mai smesso di sentirsi profondamente italiano; sentimento che ha trasmesso con forza ai suoi connazionali oltreoceano. La mia speranza è che  tutto il sapere che frei Costa ci ha donato rimanga come parte viva nella nostra cultura e fondamentale per continuare nello studio del grande fenomeno di massa del nostro Paese che è stata l’emigrazione”.

L’assessore ai Flussi migratori della Regione Veneto, Oscar De Bona, colpito dalla morte di padre Rovilio Costa, ricorda così la figura di questo religioso che ha dedicato la sua vita allo studio della storia delle proprie origini. Ma non solo degli italiani, che nel Rio Grande do Sul sono la maggioranza, ma anche tedeschi, polacchi, russi e altre comunità numericamente inferiori.  Il progetto che fra Rovilio si era prefissato di realizzare era quello di  pubblicare i dati di tutte le etnie presenti in quello stato e in tutto il Brasile

Rovilio Costa era nato a Veranopolis nel 1934, ultimo dei sette figli del cremonese Amilcare Francisco e della trevigiana Maria Catharina Moretto, agricoltori che discendevano dai fondatori di una comunità di immigrati italiani nella Serra Gaucha. 

La profonda fede della madre ha avuto un’influenza fondamentale nella scelta religiosa del giovane Rovilio, tant’è che la sua vocazione si è manifestata in età precoce. In breve egli è diventato un leader sia in campo sociale che culturale.

Ordinato sacerdote nel 1960, Costa è stato scrittore, giornalista, editore, docente universitario, poliglotta forbito, massimo esperto dell’emigrazione soprattutto nel Rio Grande do Sul, membro del Consiglio di Stato della cultura riograndese, membro di accademie e di istituti brasiliani e, non da ultimo, Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. Era cittadino onorario di Porto Alegre, Veranopolis e Carlos Barbosa.

«Padre Rovilio è stato definito in vari modi  - sottolinea l’assessore De Bona  - a me piace quello di “leggendario”, perché come lui ce ne sono stati pochi al mondo. Grazie a quest’uomo dotto, di intelletto raffinato, dagli eclettici interessi e dalla curiosità smisurata, siamo eredi di un vasto patrimonio culturale che abbiamo l’obbligo di conservare gelosamente e tramandare alle future generazioni».

Frei Rovilio è deceduto durante la notte tra venerdì 12 e sabato 13 giugno, probabilmente a causa di un infarto che lo ha colpito nella sua casa di Porto Alegre, città dove è stato sepolto nel cimitero del convento dei Cappuccini, adiacente alla  chiesa di Sant’Antonio. (Veneti nel Mondo, numero di luglio/Inform)


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