INFORM - N. 125 - 1 luglio 2009


ARCHEOLOGIA

Progetto Venezia- Turkmenistan del Consiglio regionale Veneto

Campagna di scavi lungo la via della seta: archeologi di Venezia a Merv

 

VENEZIA – In settembre gli archeologi del centro Giancarlo Ligabue di Venezia  avvieranno una nuova campagna di scavi a Merv - nel deserto di Karakum, in Turkmenistan - per recuperare l'antico monastero nestoriano di Karaba Koshuv, oasi di sosta per gli antichi mercanti veneziani che percorrevano la via della seta e luogo di incontro tra lontane civiltà dell'Oriente e dell'Occidente.

L’iniziativa è sostenuta dal Consiglio regionale del Veneto nell’ambito del progetto Venezia-Turkmenistan, prima iniziativa di collaborazione culturale tra una istituzione italiana (il Consiglio veneto) e lo Stato dell'Asia centrale.  Anima del progetto sono Giancarlo Ligabue, palentologo, archeologo e imprenditore, e l'omonimo centro studi, da oltre vent'anni impegnati in importanti ricerche scientifiche e archeologiche nell'Asia centrale che hanno fatto di Venezia una città privilegiata nel dialogo con l'Oriente

Oggi a palazzo Ferro-Fini il presidente del Consiglio regionale del Veneto Marino Finozzi e il vicepresidente del centro Ligabue Gabriele Rossi-Osmida (archeologo e capo della missione di scavi), alla presenza del sindaco di Venezia Massimo Cacciari e di Nereo Laroni, consigliere regionale e console onorario del Kazakhistan, hanno illustrato l’iniziativa.

“Grazie ai secolari rapporti della Serenissima con l'Oriente - ha spiegato il presidente Finozzi - e a questo progetto culturale, attivamente sostenuto dal Consiglio regionale del Veneto (che vi destinerà 15 mila euro l'anno per tre anni), il Veneto e l'Italia potranno instaurare contatti ufficiali e rapporti di collaborazione con un paese strategico dell'Asia centrale, con il quale ancora lo Stato italiano non intrattiene relazioni diplomatiche”.

L'interesse scientifico della missione è volto a verificare la presenza di tracce veneziane, già intuita grazie agli scavi sinora condotti nelle oasi e nelle città dell'antica regione margiana, abitata nel corso dei secoli dagli imperi persiano, macedone, partico, romano, bizantino e poi divenuta terra di dominazione islamica. Tracce comprovate da tradizioni orali e da antichi racconti, da frammenti di ceramica invetriata di evidente origine lagunare, e persino dal leone bronzeo che troneggia in piazza San Marco e che in realtà è un antico grifone dalla testa leonina di epoca partica importato dai mercanti veneziani attraverso la mediazione persiana.

“Dalla campagna di scavo e recupero dell'antico monastero-caravanserraglio che stiamo per avviare - ha spiegato Rossi-Osmida - ci attendiamo soprattutto di portare alla luce le tombe degli antichi viaggiatori che trovarono sepoltura presso queste oasi cristiane nel deserto turkmeno, eventuali corredi funebri e monete, stele e iscrizioni. Potremo così indagare meglio i rapporti culturali e mercantili che Venezia, città antesignana della moderna globalizzazione, seppe intessere con le lontane civiltà dell'Oriente”. Di Venezia “civiltà globalizzata” già nell'antico Medioevo ha parlato anche il sindaco Cacciari, che ha sottolineato come, allora come oggi, solo poche persone riescano a comprendere meglio di altri la valenza culturale e politica del dialogo tra popoli e culture diverse. “La globalizzazione - ha detto Cacciari - ha un senso solo se porta con sé anche conoscenza, comunicazione e dialogo tra popoli diversi. Marco Polo era consapevole di questo e oggi Giancarlo Ligabue e la sua fondazione continuano a portare avanti il messaggio culturale di Venezia”.

A dare ufficialmente avvio alla campagna di scavi sarà una delegazione del Consiglio regionale, guidata dal presidente Finozzi e dal consigliere Nereo Laroni, che volerà ad Ashgabat per incontrare le autorità turkmene ed aprire stabili relazioni diplomatiche e possibili rapporti commerciali. “Porteremo con noi la bandiera ufficiale della Regione Veneto - ha annunciato Finozzi - che affiancherà il vessillo marciano che già ora sventola sugli scavi intrapresi dal centro Ligabue. Nel nome di san Marco e della Serenissima ricominceremo a tessere la tela di relazioni culturali e rapporti commerciali che gli antici veneziani seppero creare lungo le antiche vie della seta”. (Inform)


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