INFORM - N. 124 - 30 giugno 2009


RETE CONSOLARE

Il coordinatore europeo del CTIM Oreste Motta (Cgie) critica la ristrutturazione e scrive ai connazionali in Europa

“In questo frangente i distinguo di parte non hanno ragione di esistere”

 

ROMA - Il coordinatore europeo del CTIM e consigliere del Cgie Oreste Motta chiede, con una lettera indirizzata ai soci e agli amici del Comitato tricolore in Europa e ai presidenti dei Comites, di “contrastare con forza e da subito lo smantellamento della rete consolare che prevede solo per l’Europa la chiusura di ben 12 istituzioni che interessano oltre 400.000 italiani residenti all’estero”.

Motta, alla luce del piano di razionalizzazione che coinvolge le strutture diplomatico-consolari italiane, precedentemente avviato e ora alle porte in una sua più avanzata fase, ritiene che tutte le proteste che verranno organizzate in proposito dovranno avere il sostegno di tutte le parti politiche. “i distinguo di parte – scrive – non hanno più in questo frangente motivo di esistere”.

Egli, per procedere alla razionalizzazione mantenendo le attuali strutture consolari all’estero, minacciate di chiusura, propone in alternativa l’assunzione di più impiegati a contratto di lavoro locale. “La loro quota negli uffici potrebbe,con grande risparmio, essere portata al 70 % sul totale degli operatori - rileva Motta - raggiungendo e superando i livelli del Regno Unito (65%) o della Francia (64%)”.

Il coordinatore del CTIM in Europa ricorda che “i cittadini italiani residenti a Genk, Liegi, Mons, Lille, Mulhouse, Mannheim, Saarbruecken, Norimberga, Amburgo, Manchester, Losanna, Coira vogliono continuare ad usufruire dei servizi amministrativi-burocratici nella loro città”. Oltre ad essi, vanno coinvolte nelle proteste anche le collettività dei consolati vicini che, pur restando operativi, subirebbero un aggravio di lavoro per l’aumento dell’utenza ivi dirottata, e le autorità locali. A tal proposito Motta ricorda l’impegno che è stato già messo in campo, specie in Germania, dove a Norimberga e nel Saarland: “le autorità tedesche sono con noi, - scrive – e hanno ben presenti i benefici a tutti i livelli che un’istituzione consolare produce”.

“La soluzione ai problemi di spesa non passa attraverso il Consolato digitale – ammonisce Motta – poiché adesso esso non esiste, se non a livello sperimentale, come ad esempio a Bruxelles, dove però ancora non funziona nonostante le ingenti somme investite, creando lunghe attese e difficoltà nel disbrigo delle pratiche. Il Consolato digitale non è un toccasana che motivi la falcidia dei luoghi della strutture – ricorda – ma un mezzo per lavorare meglio”.

Egli ricorda, infine, che lo stesso Mirko Tremaglia, lo scorso 25 giugno è intervenuto presso il governo per controbattere “questo insensato disegno, immotivato – conclude Motta – sia umanamente che economicamente”.(Inform)


Vai a: