INFORM - N. 124 - 30 giugno 2009


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “Webgiornale-de.it.press” 

Pittau a Francoforte. “Strategie di comunicazione nell’emigrazione” (1)

 

FRANCOFORTE - Nell’ambito dei trimestrali incontri tra operatori nella pastorale e nel sociale, iniziativa avviata in Germania in seguito agli stimoli ed agli orientamenti del convegno di Lione del settembre 2008, ha avuto luogo venerdì 26 giugno, presso la Missione cattolica italiana di Francoforte, un incontro dibattito sul tema “Strategie di comunicazione nell’emigrazione”. Relatore Franco Pittau, coordinatore del Rapporto Migrantes Italiani nel Mondo.

Gli operatori dell’informazione presenti (ricordiamo tra gli altri Marcella Continenza di Clic Donne 2000, Licia Linardi del Corriere d’Italia, Bassanelli Tobia del Webgiornale, Tonino Caponegro de La Ruota di Mainz, Laura Bottoni della segreteria del Comites per la homepage del Comitato, Pino Ventivenga per il sito Acli-Südhessen, esponenti di bollettini parrocchiali e rappresentanti delle attività del mondo dell’associazionismo), hanno potuto presentare le strategie editoriali delle rispettive testate, assieme a progetti concreti di comunicazione sul territorio.

Qui riprendiamo a puntate l’intervento di Franco Pittau, che in particolare ha presentato la metodologia e gli obiettivi che seguono gli esperti che curano il Rapporto Italiani nel Mondo ed il Dossier Statistico sull’Immigrazione della Migrantes.

1.Recuperare la memoria dell’emigrazione

Il mondo dell’emigrazione, specialmente a partire dagli anni ‘70, ha conosciuto notevoli cambiamenti, che hanno influito sugli atteggiamenti della diaspora italiana verso la madrepatria: riforma sulla cittadinanza, istituzione dei Comitati degli italiani all’estero, creazione del Consiglio Generale degli italiani all’estero, riconoscimento del diritto di voto, evoluzione dell’associazionismo e della stampa d’emigrazione e, più in generale, maggiore anzianità di vita all’estero. Questo mondo, pur di grande consistenza (4 milioni di persone) rischia di essere dimenticato o di essere percepito male, perché prevalgono gli stereotipi del passato senza tenere conto dei cambiamenti nel frattempo intervenuti.

Per contrastare questa deriva si richiede un supporto conoscitivo. Per più di vent’anni il Ministero degli Affari Esteri si fece carico di pubblicare, prima Aspetti e problemi del lavoro italiano all’estero e poi Comunità italiane nel mondo. L’ultima edizione, con i dati relativi agli anni 1995-1997, apparve nel 1998 in occasione della Terza Conferenza Nazionale dell’Emigrazione. E così la Prima Conferenza Nazionale degli Italiani nel Mondo, svoltasi a Roma nel 2000, fu organizzata senza il supporto dei dati e quelli curati dal Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes con il contributo della Regione Lazio, furono gli unici a circolare e ad essere inseriti nel sito ufficiale della Conferenza.

Poi ancora diversi anni senza una iniziativa specifica al riguardo. Dal 2006 la Fondazione Migrantes pubblica il Rapporto Italiani nel Mondo per porre rimedio al pericolo dell’oblio “dell’Italia fuori d’Italia”, e lo utilizza come sussidio di sensibilizzazione in Italia e nei Paesi esteri.

2. Bisogna remare contro corrente

Non bisogna crearsi illusioni sull’orientamento degli italiani verso i connazionali all’estero Nel frattempo anche l’Italia è notevolmente cambiata e il fatto che il Paese sia sempre più segnata dall’immigrazione non è d’aiuto e, anzi, sta accentuando l’indisponibilità ad occuparsi di chi sta lontano.

In questo contesto è facile praticare strategie sbagliate. Da una parte (in Italia) si lamenta che l’attenzione rivolta agli emigrati, e specialmente ai loro discendenti, è qualcosa di spropositato rispetto alla cura riservata agli immigrati. Dall’altra (nei paesi esteri) si guarda con rincrescimento alla capacità di catalizzazione che la presenza straniera sta esercitando. Insomma, i due fenomeni, che costituiscono le due facce della mobilità, vengono posti l’uno contro l’altro, con pesanti effetti negativi. Perciò, adoperarsi per una corretta sensibilizzazione significa remare contro corrente, tanto più che, non solo in Italia, i politici e anche l’opinione pubblica sono preoccupati di altri problemi (il lavoro, il benessere, il futuro).

3. Il protagonismo degli operatori socio-pastorali

Nell’attuale situazione, certamente non soddisfacente, i rimedi ipotizzati fanno quasi sempre riferimento ad altri protagonisti: i governi nazionali, gli amministratori locali, gli uomini di cultura, la televisione, la stampa, i vescovi e così via. Si tratta di riferimenti decisionali tutt’altro che trascurabili e, tuttavia, a colpire è spesso la mancanza di fiducia nelle capacità di un operatore socio-pastorale di base. Partendo dal presupposto che se la basa cambia, cambiano anche i vertici, dobbiamo predisporci ad apprezzare maggiormente il nostro protagonismo. Noi operatori siamo diffusori delle notizie e della loro interpretazione, siamo dei moltiplicatori. Siamo responsabili non solo per quello che pensiamo noi stessi ma anche per quello che pensano le persone che incontriamo e sulle quali influiamo. Dieci, cento, mille, migliaia di operatori possono, così, attivare un dinamismo di cambiamento notevole. Certamente, non basta lavorare da soli e bisogna allearsi con tutti quelli che vanno nella stessa direzione: si pone così con urgenza la questione delle strategie delle alleanze. (continua, de.it.press/Inform)


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