INFORM - N. 123 - 26 giugno 2009


ITALIANI ALL’ESTERO

Iniziativa del consigliere Di Sanza (Pd)

Consiglio regionale della Basilicata: Al Parlamento nazionale proposta di legge per estendere il gratuito patrocinio ai cittadini indagati, imputati e detenuti all’estero

 

POTENZA -  “Il caso di Angelo Falcone detenuto in India e su cui è in corso una grande battaglia a difesa dei diritti umani è alla base di questa iniziativa legislativa. Questa volta, a differenza dell’ordinario procedimento di approvazione di una legge regionale, trattasi di una proposta di legge che il Consiglio regionale invierà direttamente alle Camere al fine di ottenere la modifica di una legge di rango nazionale. Questa possibilità è offerta dalla Costituzione italiana, all’art. 121, e dalla normativa statutaria e regolamentare regionale”. Così il consigliere regionale Pd della Basilicata Antonio Di Sanza, motiva il progetto di legge “Modifica all’art. 74 del DPR n. 115 del 30 maggio 2002” sottoscritto anche dai consiglieri Franco Mollica (Fdc), Nicola Pagliuca (Pdl), Rocco Vita e Donato Salvatore (Ps), Erminio Restaino e Marcello Pittella (Pd), Antonio Flovilla e Giovanni Carelli (Cp-Rb). La proposta sarà discussa in Consiglio. E’ stata già stata depositata la richiesta di iscrizione all’ordine del giorno della prossima seduta.

Di Sanza spiega che la proposta di legge “è finalizzata ad estendere una tutela economica, e quindi a garantire il gratuito patrocinio, anche ai cittadini italiani indagati, imputati o in stato di detenzione in Paesi europei ed extraeuropei”. “Secondo l’ultimo censimento del DGIT, il dipartimento del Ministero degli Affari esteri che si occupa degli italiani detenuti all’estero, i nostri connazionali attualmente rinchiusi in prigioni straniere ammontano a circa 3.000 unità. Diverse – riferisce Di Sanza - sono le statistiche che evidenziano lo stesso problema: la necessità di gestire cittadini italiani all’estero, posti in condizione di prigionia in seguito ad illeciti e processi. Analizzando diversi casi di italiani detenuti all’estero, una delle problematiche più gravi sorte è proprio quella della mancanza di un “Gratuito Patrocinio”. Spesso infatti, le famiglie di persone arrestate in un paese straniero, oltre ai normali problemi di comunicazione e di scarsa conoscenza della legislazione locale, si trovano a dover fronteggiare delle spese legali, volte alla salvaguardia del proprio caro, corrispondenti ad un ordine di grandezza superiore rispetto alle proprie realtà economiche. A ciò va aggiunta la necessità di provvedere ai beni primari della persona in carcere ed al suo mantenimento. La Costituzione Italiana, all’articolo 24, prevede la possibilità, per qualsiasi cittadino, italiano o straniero arrestato sul suolo nazionale, dell’usufrutto del gratuito patrocinio, ovvero un fondo con il quale lo stesso può affrontare, a spese dello Stato, eventuali oneri legali”.

“In poche parole – specifica Di Sanza - lo Stato Italiano, garantisce, a chiunque venga arrestato, il diritto alla difesa. Il cittadino italiano posto in stato di detenzione in uno Stato estero, oltre a tutte le problematiche relative alla condizione carceraria, deve fare i conti con tante altre difficoltà come quelle di comunicazione con gli Istituti Consolari italiani, posti spesso a grande distanza dai luoghi di detenzione. Analoghe difficoltà sono state riscontrate nelle comunicazioni tra i detenuti ed i propri legali nonché con le stesse famiglie. Ancora, difficoltà linguistiche: la documentazione riguardante arresto, accuse, eventuali confessioni, è redatta in lingua locale. Esemplare, appunto, è il caso del lucano Angelo Falcone e Simone Nobili, costretti in India nel 2007 a firmare un documento in Hindi rivelatosi poi una ammissione di colpa. La mancata comprensione della lingua può portare inoltre il detenuto ad avere problemi all’interno della realtà carceraria con gli altri detenuti ed il personale di controllo. Vi sono, inoltre, difficoltà di tipo sanitario: la sovrappopolazione carceraria, con tutte le tematiche ad essa collegate come la promiscuità sessuale, le scarse condizioni igieniche e l’alto tasso di violenza tra prigionieri, portano il detenuto, che prima dell’arresto non presentava comportamenti a rischio, a contrarre malattie particolari come Epatite C, la scabbia ed altre patologie similari. Inoltre, a seconda della regolamentazione e dell’amministrazione carceraria, nonostante gli sforzi compiuti dai nostri Uffici Consolari, non vi è un’adeguata assistenza medica ai nostri connazionali”.

“Infine – afferma  Di Sanza – soprattutto difficoltà economiche: senza un gratuito patrocinio ed un corretto sostegno da parte dei familiari, i detenuti non potrebbero nemmeno aver modo di comunicare con l’esterno o provvedere alle proprie necessità primarie. Senza contare poi della difficoltà a poter usufruire di un adeguato supporto legale. Ed è proprio questo ultimo punto che la proposta di legge tenta di risolvere, estendendo le norme già previste dal DPR n. 115 del 2002 anche ai cittadini italiani che siano indagati, imputati o detenuti all’estero. L’iniziativa legislativa, quindi, sarà vagliata dalla Commissione regionale competente e, quindi, trasmessa in Consiglio regionale per l’approvazione e l’invio alle Camere, dove, ci auguriamo, verrà accolta con lo stesso spirito con cui è nata in Basilicata”. “Sarebbe – conclude Di Sanza – un gesto di responsabilità politica e morale ed una risposta immediata dello Stato e delle istituzioni nei confronti di Angelo e delle legittime proteste di suo padre Giovanni Falcone, ma anche nei confronti di tutti quei detenuti all’estero i cui diritti umani vengono calpestati nel silenzio più assoluto. Il Presidente del Consiglio regionale, Prospero De Franchi, assicura che già altri Consigli regionali, ad iniziare da quello dell’Emilia Romagna, regione del giovane Simone Nobili, hanno condiviso l’iniziativa e proporranno identica procedura al Parlamento italiano”. (Inform)


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