INFORM - N. 123 - 26 giugno 2009


SPETTACOLI TEATRALI

Nell’ambito di “EtnaFest”

A Catania, Bronte e Randazzo… “Partono i bastimenti. Speranze e spartenze”

Racconti e canti dell’epopea degli emigrati siciliani partiti all’inizio del ‘900 per cercare fortuna in terre lontane

 

CATANIA – Nell’ambito di “EtnaFest 2009”, andrà in scena “Partono i bastimenti. Speranze e spartenze”: racconti e canti dell’epopea degli emigrati siciliani che partirono dalla Sicilia all’inizio del ‘900 per cercare fortuna in terre lontane. La rappresentazione -  a cura di Angelo Scandurra (direttore artistico di EtnaFest), con la regia di Federico Magnano San Lio - si terrà nelle stazioni della Circumetnea: Catania (27- 28 giugno- ore 21,30), Bronte (4 luglio- ore 21,30), Randazzo (5 luglio- ore 21,30).

Interpreti principali: Adriano Aiello, Gabriele Alagona, Lino De Motta, Francesca Ferro, Rosario Minardi, Valeria Panepinto, Bruno Torrisi, Agostino Zumbo. Scene e costumi di Giusi Gizzo, direzione tecnica Gaetano La Mela.

“Partenza come ricerca, come possibilità di una vita migliore, più giusta. Una vita nuova che assicuri agli uomini una sussistenza materiale e insieme, la possibilità di realizzare i propri sogni e le proprie istanze.

La stazione diventa così il luogo dell’incerto, il posto dove “ciò che si è” viene abbandonato ancor prima di diventare “ciò che uno sogna di essere”. In questo interregno vengono scardinate le remote certezze e le antiche abitudini e la stazione diventa il luogo in cui l’umanità in via di cambiamento comincia la propria trasformazione.

Spesso la condizione di partenza è da disperati e quindi si è disposti ad affrontare un viaggio verso il “mondo nuovo” facendo fronte ai pericoli, a volte mortali, che si annidavano in navi in cui la promiscuità e l’assoluta mancanza delle elementari norme igieniche favorivano malattie letali.

Condizione che si ripete da parte di chi oggi attraversa il Mediterraneo per arrivare in Italia, terra in cui il sogno di cambiamento, pagato a caro prezzo, ora come allora, è identico a quello di tutti i nostri concittadini che oggi sono parte integrante e fondamentale del nuovo mondo.

Allora  abbiamo immaginato storie che raccontassero tutto questo, alternando la finzione scenica con le lettere autentiche scritte dagli emigrati ai parenti rimasti nella madrepatria. Tutto ciò per dare spazio ad alcune prove che testimoniassero una pagina sicuramente coraggiosa e dolente della nostra storia”.(Inform)


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