IMMIGRAZIONE
Articolo del prefetto Mario Morcone su “Medidea”
Diritto d'asilo, dalla legge garanzie di equità per chi
sbarca
I consigli territoriali italiani all'avanguardia nell’esame
delle domande di protezione internazionale
ROMA – In un articolo
pubblicato sulla rivista trimestrale ‘Medidea’,
il capo del Dipartimento libertà civili e immigrazione, prefetto Mario
Morcone, parla dell’attività dei Consigli territoriali, delle
risorse messe in campo e del sistema a tutela di richiedenti asilo e i rifugiati.
Di seguito
il testo dell’articolo dal titolo “ Diritto d'asilo, dalla legge garanzie di
equità per chi sbarca. I consigli territoriali italiani all'avanguardia nell'esame
delle domande di protezione internazionale”
L’argomento più innovativo degli ultimi anni nel settore
della migrazione, ma che ancora non ha prodotto i risultati auspicati, è l’approccio
globale verso i paesi di origine e di transito dei flussi migratori, nella consapevolezza,
ormai acquisita, che senza il coinvolgimento diretto di questi Paesi non potrà
esserci una efficace politica di gestione dei flussi e non potranno essere sfruttati
appieno i vantaggi, in termini di sviluppo, che dalle migrazioni possono giungere
a detti Paesi. La strategia del “Global approach” infatti, adottata dal Consiglio europeo del dicembre
L’Italia ha partecipato inoltre attivamente alle missioni
svolte in Ghana, Senegal, Etiopia e Nigeria. L’estensione del “Global Approach” anche alle aree orientali e sudorientali dell’Unione
Europea ha rappresentato anche per
Si sono quindi ampliate le differenze all’interno della
nostra società e questo implica che chi ha responsabilità di governo debba poter
orientare l’evoluzione della società verso modelli multiculturali, rispettosi
della nostra storia e delle nostre tradizioni.
Una cornice di regole condivise, quindi, all’interno
della quale maturi pienamente, in chi accoglie come in chi è accolto, il rispetto
della diversità ed un atteggiamento positivo nei confronti di altri modi di
vivere e di sperare. Il percorso di radicamento degli immigratinella nostra penisola presuppone processi in vari
campi sia nel sociale sia nel tessuto economico produttivo. Il tema, allora,
dell’“integrazione” non è più come nel recente passato un modello politico,
magari illuminato, che alcuni Stati hanno sperimentato, debbo dire con percorsi
e risultati diversi, ma una necessità, un obbligo a cui tutti i Paesi dell’Unione
Europea devono attenersi. Un obiettivo al quale devono tendere anche attraverso
significativi investimenti. Noi abbiamo scommesso e stiamo scommettendo sui
Consigli Territoriali. Le iniziative assunte e da sviluppare in questi ambiti,
infatti, richiedono un’intensa collaborazione tra i soggetti istituzionali chiamati
ad adottarle e la società civile nelle sue articolate espressioni. Oggi si sta
facendo lo sforzo di strutturare attraverso i Consigli un rapporto ancora più
stretto con le diverse consulte per gli immigrati presenti a livello comunale,
provinciale e regionale, evitando sovrapposizione di attività e dispendio di
risorse. Certo, bisogna essere disponibili ad affrontare la fatica di ascoltare,
di confrontarsi; certo, c’è da accettare la sfida di essere convincenti senza
per questo travolgere proposte ed opinioni di chi è intorno ad un tavolo. Nel
concreto, gli strumenti disponibili su cui fa leva attraverso i Consigli
Territoriali per l’Immigrazione sono costituiti dai Fondi Europei per l’Integrazione,
dal PON Sicurezza nell’asse di riferimento della gestione delle pressioni migratorie,
dai Fondi U.N.R.R.A..
1. Per quanto riguarda i Fondi per l’integrazione il
Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione è autorità responsabile
nazionale e, per il primo biennio, sono finanziati progetti per circa 21 milioni
di euro (sono pervenuti oltre 700 progetti).
2. Lo stesso vale per il “Piano Operativo Nazionale Sicurezza
per lo sviluppo” che pone a disposizione somme importanti che, nel quinquennio
2007-2013, pari a circa 180 milioni di euro. Stiamo lavorando con queste risorse
al potenziamento della banca dati in materia di immigrazione ed asilo che
Una questione che ha un suo particolare valore e che
si sta imponendo in maniera sempre più significativa negli ultimi anni, è quella
dell’arrivo sul territorio nazionale di richiedenti asilo e rifugiati da zone
di guerra o fortemente destabilizzate.
Il riferimento è all’Afghanistan, all’Iraq, al Medio
Oriente, ma anche alla Somalia, all’Eritrea, all’Etiopia e, in genere, ai Paesi
africani fortemente instabili. Per dare un’idea del fenomeno, si pensi che,
degli stranieri sbarcati sulle coste italiane nel 2008, almeno il 65% hanno
manifestato la volontà di richiedere la protezione internazionale. E, infatti,
le domande pervenute alle commissioni territoriali sono più che raddoppiate:
31.097 nel
Con l’emanazione dei decreti legislativi n. 251/2007
e n. 25/2008 sono state recepite le direttive comunitarie in materia (la
n. 83/2004 e la n. 85/2005), l’Italia, per un verso, ha dato attuazione alla
Costituzione, dall’altro, si è collocata tra i paesi più avanzati nell’ambito
dell’Unione europea. Sul territorio nazionale operano 10 commissioni territoriali,
alle quali sono state aggiunte 5 sezioni per un temporaneo rafforzamento dell’attività
di esame delle istanze. Nel 2008 sono state esaminate 22.000 istanze. La protezione
internazionale e quella umanitaria, complessivamente considerate, sono state
riconosciute a 10.849 soggetti, pari al 40% in più rispetto al 2007.
Mi preme solo sottolineare che, unici - a quanto mi risulta
- nell’ambito dell’Unione europea, possiamo essere orgogliosi di aver previsto
per le Commissioni territoriali, una composizione di piena garanzia. Di ciascuna
di esse, infatti, fa parte non solo un funzionario della carriera prefettizia
in veste di presidente e un rappresentante della Polizia di Stato, ma anche
un rappresentante delle istituzioni locali, e un funzionario dell’Alto Commissario
dell’ONU per i rifugiati.
La stessa impugnativa avverso le decisioni negative delle
Commissioni è affidata alla competenza del giudice ordinario. Un fiore all’occhiello
è poi il sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, costituito,
da un lato, dalla rete dei centri per richiedenti asilo (CARA), nei quali viene
assicurata una prima accoglienza, dall’altro, dal sistema di protezione per
richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), deputato a gestire la seconda fase. Il
rafforzamento di questo sistema punta quest’anno anche su risorse dell’UE proveniente
dal FER (fondo europeo rifugiati).
L’architettura dello SPRAR prevede un rapporto di forte
collaborazione tra il Ministero ed i Comuni italiani rappresentati dall’ANCI;
attraverso una cabina di regia nazionale, il Servizio Centrale colloca, nel
limite dei posti disponibili, titolari di status di rifugiato o di protezione
sussidiaria, secondo le disponibilità manifestate dai singoli Comuni attraverso
progetti finanziati per l’80% dal fondo del Ministero dell’Interno. Si tratta
di un “modello italiano” che ha maturato un’esperienza più che positiva sviluppando
percorsi di accoglienza diretti anche alle categorie vulnerabili e ai minori
non accompagnati richiedenti asilo. Nel 2009, nonostante il taglio previsto
dai provvedimenti di riduzione della spesa pubblica, siamo riusciti a spostare
una fetta di risorse, finanziando comunque 3.000 posti e impegnandoci, per la
prima volta nell’arco temporale di un biennio; è stato così realizzato un incremento
del 20%. (Nel 2008 i posti finanziati erano stati 2.500). Un’esperienza
che vorrei raccontare: Riace, Caulonia
e Stignano sono tre piccoli comuni della Locride.
I comuni che contano meno di 5.000 mila abitanti rappresentano il 72% del territorio
del nostro paese: sono borghi splendidi ancora poco conosciuti e valorizzati,
dove la vita scivola in modo diverso da quella delle grandi aree metropolitane
e dove si conservano ambienti, mestieri e tradizioni semplici e popolari. Lì
dove una concreta possibilità di autonomia abitativa e lavorativa è realmente
accessibile.
I piccoli comuni possono rappresentare, quindi, una valida
alternativa di accoglienza ed integrazione per i richiedenti asilo: questo è
l’esperimento dei tre piccoli comuni della Locride
nella regione Calabria che hanno accolto 200 eritrei. Nuove energie che possono
fondersi con i saperi locali dando un futuro per tante tradizioni e antichi
mestieri, contribuendo anche alla sopravvivenza stessa di tante amministrazioni
e dei servizi che erogano. Un processo difficile, certo, da guidare facendo
leva sulla opportunità che i comuni possono cogliere all’interno di quel concetto
di leale collaborazione che deve vedere coinvolti tutti gli attori istituzionali
che concorrono al governo del territorio.
La globalizzazione
modifica le distanze nel tempo e nello spazio. Nel mondo globale nessun luogo
è lontano. L’incremento della mobilità delle persone tra Paesi diversi è parte
integrante dei cambiamenti che viviamo. La migrazione, tuttavia, non è solo
fuga da condizioni di sottosviluppo o dalla miseria, ma è anche uno straordinario
motore di trasformazione delle società moderne e dell’economia globale. E’ con
questo sguardo aperto e con la consapevolezza di essere protagonisti della costruzione
del futuro, che questa sfida va affrontata.(Mario Morcone-MedideaReview)