INFORM - N. 122 - 25 giugno 2009


INTERVENTI

Il presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato al convegno Inas Cisl di Bruxelles, “I diritti sociali non hanno passaporto”

Firrarello: “Tutelare concretamente i diritti delle persone e rispondere ai bisogni sociali che accompagnano i cittadini europei migranti negli Stati dell’Ue”

 

BRUXELLES - Il Presidente  del Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato, Giuseppe Firrarello, ha preso parte oggi a Bruxelles al convegno “I diritti sociali non hanno passaporto” promosso dal Patronato Inas Cisl. Qui di seguito uno stralcio del suo intervento.

Ritengo che la problematica dell'assistenza sociale, sanitaria e previdenziale dei nostri connazionali all'estero rivesta primaria importanza. Le collettività italiane sono infatti meritevoli di attenzione da parte dell'Italia in un'ottica di mantenimento di diritti e prerogative anche per i migranti.

Peraltro, non può sottacersi come la dimensione e le caratteristiche del fenomeno assumano differenti connotazioni nel contesto europeo rispetto all'ambito extra comunitario.

A tale proposito voglio evidenziare che nei ventisette Paesi dell’Unione Europea oltre il cinque per cento della popolazione è costituito da cittadini che vivono in Europa la condizione di immigrati.

Questi cittadini comunitari rappresentano di fatto, per la loro totalità, un ventottesimo Stato che si confronta con i problemi legati alla costruzione della cittadinanza europea.

Infatti i problemi che si trovano ad affrontare i cittadini italiani migranti o i consolati italiani negli stati comunitari sono simili, spesso identici, a quelli di altri cittadini migranti o di strutture consolari presenti negli stati comunitari. Queste sono importanti questioni con le quali le rinnovate istituzioni europee dovranno al più presto misurarsi.

Uguale attenzione dovranno trovare le questioni legate sia ai cittadini europei residenti nei Continenti extraeuropei che alle comunità di origine europea, che hanno contribuito in maniera prevalente a popolare e a costruire le Nazioni del Nord America, del Sud America e dell’Oceania e ad avviare i conseguenti processi di integrazione tra le diverse culture.

È necessario che le istituzioni comunitarie affrontino con determinazione alcuni temi a cui guardano attentamente i cittadini europei migranti in altro Stato comunitario, nei Paesi extracomunitari e i cittadini di origine europea: eliminazione degli ostacoli che si frappongono alla mobilità; mutuo riconoscimento dei titoli di studio e professionali; azioni finalizzate alla diffusione dei valori del dialogo, del rispetto e  della tolleranza tra i popoli e all’eliminazione dei pregiudizi reciproci; valorizzazione del ruolo dell’Associazionismo, dei Sindacati e dei Patronati, i quali ultimi costituiscono realtà fondamentali per orientare e tutelare i lavoratori e chiunque si sposta dentro e fuori l’Unione Europea.

Purtroppo nei singoli Stati comunitari esistono un groviglio di norme, procedure e percorsi burocratici diversi, per cui si rende difficile tutelare i diritti delle persone.

In atto lo “spazio Schengen” rende possibile la libera circolazione dei quattrocento milioni circa di persone che vivono nell’Unione Europea, mentre mutamenti di portata globale si stanno ridefinendo, come l’avvento della flessibilità del lavoro, l’aumento della disoccupazione e i conseguenti ulteriori processi di mobilità in Europa.

Occorre istituire nuovi strumenti di cooperazione europea per assicurare un quadro normativo uniforme europeo che garantisca livelli minimi di assistenza e una base omogenea di disciplina per favorire il superamento delle disparità esistenti tra le differenti normative nazionali ed utilizzare nel migliore dei modi i Fondi europei.

Tali Fondi vanno utilizzati più accuratamente in materia di istruzione, formazione continua e mobilità, per realizzare, entro il 2010, uno Spazio Europeo dell’Istruzione Superiore, che rappresenta il traguardo previsto per la Commissione Europea e i Ministri dell’Istruzione dei 45 Stati partecipanti al “Processo di Bologna”. In tale contesto occorre tutelare concretamente i diritti delle persone e rispondere ai bisogni sociali che accompagnano i cittadini europei migranti negli stati comunitari.

Ciò impegna anche l’Italia ad apprestare strutture e misure di assistenza in linea con gli standard e i livelli dell’area europea.

Può trovare pertanto adeguata attenzione, da parte del Ministero degli Affari Esteri, la proposta formulata dai maggiori Patronati italiani, di avvalersi della collaborazione delle loro strutture all’estero per svolgere, in forza dell’art.11 della legge 30 marzo 2001 n.152, sulla base di apposite convenzioni, attività di supporto alle autorità diplomatiche e consolari, nello svolgimento di servizi non demandati per legge all’esclusiva competenza delle predette autorità.

Le strutture consolari, a causa dei tagli sul bilancio del Ministero degli Affari Esteri, operati nell’ultima finanziaria, e della loro ristrutturazione in corso, registrano la riduzione del personale e degli uffici presenti sul territorio, con evidenti disservizi nelle diverse circoscrizioni consolari.

Si tratta di favorire essenzialmente lo svolgimento di attività di informazione e di assistenza agli italiani all’estero, nella compilazione della documentazione legata a procedimenti riguardanti il conseguimento di prestazioni e servizi che, in molte realtà all’estero, sono da tempo sperimentati e di cui in Italia, in materia di immigrazione, si avvalgono gli uffici periferici del Ministero dell’Interno.

Di tale questione sarà sensibilizzato il Comitato per le questioni degli italiani all’estero, al fine di assicurare il possibile supporto per giungere alla firma del protocollo di intesa tra Patronati e Ministero degli Affari Esteri.

Assumo pertanto l’impegno, nella mia veste di Presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero, di promuovere sollecitamente l’audizione dei Patronati italiani maggiormente rappresentativi che, in forza della legge 30 marzo 2001 n.152, hanno proposto la suddetta convenzione con il Ministero degli Affari Esteri. (Sen. Giuseppe Firrarello*Inform)

* Presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero, Senato della Repubblica

 

 


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