INTERVENTI
Il presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero del
Senato al convegno Inas Cisl di Bruxelles, “I diritti
sociali non hanno passaporto”
Firrarello: “Tutelare concretamente i diritti
delle persone e rispondere ai bisogni sociali che accompagnano i cittadini europei
migranti negli Stati dell’Ue”
BRUXELLES - Il Presidente del Comitato per le questioni
degli italiani all’estero del Senato, Giuseppe Firrarello,
ha preso parte oggi a Bruxelles al convegno “I diritti sociali non hanno passaporto”
promosso dal Patronato Inas Cisl. Qui di seguito uno
stralcio del suo intervento.
Ritengo che la problematica dell'assistenza sociale,
sanitaria e previdenziale dei nostri connazionali all'estero rivesta primaria
importanza. Le collettività italiane sono infatti meritevoli di attenzione da
parte dell'Italia in un'ottica di mantenimento di diritti e prerogative anche
per i migranti.
Peraltro, non può sottacersi come la dimensione e le
caratteristiche del fenomeno assumano differenti connotazioni nel contesto europeo
rispetto all'ambito extra comunitario.
A tale proposito voglio evidenziare che nei ventisette
Paesi dell’Unione Europea oltre il cinque per cento della popolazione è costituito
da cittadini che vivono in Europa la condizione di immigrati.
Questi cittadini comunitari rappresentano di fatto, per
la loro totalità, un ventottesimo Stato che si confronta con i problemi legati
alla costruzione della cittadinanza europea.
Infatti i problemi che si trovano ad affrontare i cittadini
italiani migranti o i consolati italiani negli stati comunitari sono simili,
spesso identici, a quelli di altri cittadini migranti o di strutture consolari
presenti negli stati comunitari. Queste sono importanti questioni con le quali
le rinnovate istituzioni europee dovranno al più presto misurarsi.
Uguale attenzione dovranno trovare le questioni legate
sia ai cittadini europei residenti nei Continenti extraeuropei che alle comunità
di origine europea, che hanno contribuito in maniera prevalente a popolare e
a costruire le Nazioni del Nord America, del Sud America e dell’Oceania e ad avviare i conseguenti processi di integrazione
tra le diverse culture.
È necessario che le istituzioni comunitarie affrontino
con determinazione alcuni temi a cui guardano attentamente i cittadini europei
migranti in altro Stato comunitario, nei Paesi extracomunitari e i cittadini
di origine europea: eliminazione degli ostacoli che si frappongono alla mobilità;
mutuo riconoscimento dei titoli di studio e professionali; azioni finalizzate
alla diffusione dei valori del dialogo, del rispetto e della tolleranza
tra i popoli e all’eliminazione dei pregiudizi reciproci; valorizzazione del
ruolo dell’Associazionismo, dei Sindacati e dei Patronati, i quali ultimi costituiscono
realtà fondamentali per orientare e tutelare i lavoratori e chiunque si sposta
dentro e fuori l’Unione Europea.
Purtroppo nei singoli Stati comunitari esistono un groviglio
di norme, procedure e percorsi burocratici diversi, per cui si rende difficile
tutelare i diritti delle persone.
In atto lo “spazio Schengen” rende possibile la libera
circolazione dei quattrocento milioni circa di persone che vivono nell’Unione
Europea, mentre mutamenti di portata globale si stanno ridefinendo, come l’avvento
della flessibilità del lavoro, l’aumento della disoccupazione e i conseguenti
ulteriori processi di mobilità in Europa.
Occorre istituire nuovi strumenti di cooperazione europea
per assicurare un quadro normativo uniforme europeo che garantisca livelli minimi
di assistenza e una base omogenea di disciplina per favorire il superamento
delle disparità esistenti tra le differenti normative nazionali ed utilizzare
nel migliore dei modi i Fondi europei.
Tali Fondi vanno utilizzati più accuratamente in materia
di istruzione, formazione continua e mobilità, per realizzare, entro il 2010,
uno Spazio Europeo dell’Istruzione Superiore, che rappresenta il traguardo previsto
per
Ciò impegna anche l’Italia ad apprestare strutture e
misure di assistenza in linea con gli standard e i livelli dell’area europea.
Può trovare pertanto adeguata attenzione, da parte del
Ministero degli Affari Esteri, la proposta formulata dai maggiori Patronati
italiani, di avvalersi della collaborazione delle loro strutture all’estero
per svolgere, in forza dell’art.11 della legge 30 marzo 2001 n.152, sulla base
di apposite convenzioni, attività di supporto alle autorità diplomatiche e consolari,
nello svolgimento di servizi non demandati per legge all’esclusiva competenza
delle predette autorità.
Le strutture consolari, a causa dei tagli sul bilancio
del Ministero degli Affari Esteri, operati nell’ultima finanziaria, e della
loro ristrutturazione in corso, registrano la riduzione del personale e degli
uffici presenti sul territorio, con evidenti disservizi nelle diverse circoscrizioni
consolari.
Si tratta di favorire essenzialmente lo svolgimento di
attività di informazione e di assistenza agli italiani all’estero, nella compilazione
della documentazione legata a procedimenti riguardanti il conseguimento di prestazioni
e servizi che, in molte realtà all’estero, sono da tempo sperimentati e di cui
in Italia, in materia di immigrazione, si avvalgono gli uffici periferici del
Ministero dell’Interno.
Di tale questione sarà sensibilizzato il Comitato per
le questioni degli italiani all’estero, al fine di assicurare il possibile supporto
per giungere alla firma del protocollo di intesa tra Patronati e Ministero degli
Affari Esteri.
Assumo pertanto l’impegno, nella mia veste di Presidente
del Comitato per le questioni degli italiani all’estero, di promuovere sollecitamente
l’audizione dei Patronati italiani maggiormente rappresentativi che, in forza
della legge 30 marzo 2001 n.152, hanno proposto la suddetta convenzione con
il Ministero degli Affari Esteri. (Sen. Giuseppe Firrarello*
* Presidente
del Comitato per le questioni degli italiani all’estero, Senato della Repubblica