COMMISSIONE
EUROPEA
Politiche europee per l'immigrazione: prevale
la linea della "Fortezza Europa"
BASILEA
- La Commissione Europea
ha di recente presentato il cosiddetto "Programma di Stoccolma", un
piano d'azione della durata di cinque anni per il settore della politica interna
e della giustizia a livello di Unione Europea. Un ampio spazio è dedicato anche
alla politica migratoria e dell'asilo. Gli stessi contenuti sono stati i confermati
dal Consiglio Europeo tenutosi a Bruxelles il 18 e il 19 giugno.
Negli
ultimi mesi una particolare attenzione è stata rivolta ai movimenti nel Mediterraneo.
Il governo italiano, soprattutto, ha fatto discutere per diverse misure riguardanti
il controllo delle frontiere meridionali: trasformazione del centro di accoglienza
di Lampedusa in un centro di identificazione ed espulsione, l'accordo con la
Libia, i respingimenti verso i porti libici delle imbarcazioni
su cui navigano migranti e potenziali rifugiati. Non si possono dimenticare, poi,
le situazioni precarie di Malta e Cipro, isole di limitate dimensioni che si trovano
a far fronte ad un forte aumento delle richieste d'asilo, e le frontiere terrestri
e marittime tra Turchia e Grecia.
La Commissione afferma nel
suo comunicato sul "Programma di Stoccolma": "priorità importante
dei prossimi anni sarà consolidare e attuare veramente una politica d'immigrazione
e di asilo che garantisca la solidarietà tra gli Stati membri e il partenariato
con i paesi terzi, una politica che offra uno status chiaro e comune agli immigrati
legali. Bisognerà stabilire un nesso più forte tra immigrazione e esigenze del
mercato del lavoro europeo e sviluppare politiche mirate di integrazione e istruzione,
e occorrerà utilizzare con maggiore efficacia gli strumenti disponibili per combattere
l'immigrazione clandestina. L'Unione dovrà poi progredire verso un sistema comune
di asilo e affermare, in questo settore, la condivisione delle responsabilità
e la solidarietà tra gli Stati membri". Gli obbiettivi, che non si discostano
da quelli affermati già l'anno scorso nel "Patto europeo per l’immigrazione
e l’asilo", pongono l'UE di fronte a gravi dilemmi che richiedono, per essere
risolti, un impegno politico di ampio respiro e una costante vigilanza da parte
delle organizzazioni che tutelano i diritti umani dei migranti.
Una
delle prime questioni riguarda l'immigrazione regolare: come mettere insieme gli
interessi economici dei vari paesi europei che vorrebbero immigrati "su misura",
possibilmente qualificati, con la spinta a emigrare che coinvolge le giovani generazioni
soprattutto africane a motivo di guerre, corruzione, povertà, violazioni dei diritti
umani, cause remote di cui anche certe politiche europee nei confronti dell'Africa
sono corresponsabili?
Un'altra domanda è: come combattere l'immigrazione clandestina
senza per questo violare i diritti umani? Delegare, infatti, a paesi come la
Libia o la Turchia
il respingimento di persone che provengono da altri paesi africani o asiatici
vuol dire essere complici di torture, violenze, stupri, incarcerazioni arbitrarie
e disumane in centri di detenzione, posti sì fuori dai confini europei, ma voluti
e finanziati dall'UE. Tali fatti sono ormai ampiamente documentati. Tuttavia,
l'ultimo Consiglio Europeo ha sostanzialmente approvato le attività del governo
italiano, affermando: "La conclusione dei negoziati sugli accordi di riammissione
della Commissione Europea con i paesi chiave di origine e di transito quali la Libia e la Turchia è una priorità: fino ad allora gli accordi
bilaterali già esistenti dovrebbero essere attuati in maniera adeguata".
Non viene fatta parola della necessità di garantire i diritti umani in quelle
regioni.
L'ECRE
(European Council on Refugees and Exiles),
che riunisce 69 organizzazioni non governative europee che assistono i rifugiati,
pone un'altra questione: costruire un sistema europeo di asilo ben organizzato
non ha senso, se poi, in nome della lotta all'immigrazione clandestina, diventa
sempre più difficile per i richiedenti asilo raggiungere il territorio dell'UE.
Occorre aprire urgentemente canali straordinari di accesso legale, affinché le
persone bloccate in Libia ed in altri paesi di transito, nei quali non può essere
fatto valere il diritto di protezione internazionale, possano arrivare nei paesi
europei in modo regolare e protetto, garantendo così la loro sicurezza e la loro
vita.
L'agenda
della politica europea in materia di immigrazione e asilo è, dunque, fitta, e
nei prossimi mesi vi saranno ulteriori evoluzioni. Tuttavia, i fatti ci dicono
che per il momento prevale la linea della "Fortezza Europa", mentre
molto lentamente avanzano idee e proposte volte a considerare i fenomeni migratori
in un contesto più ampio in cui la collaborazione con i paesi di partenza e di
transito vada oltre il contrasto all'immigrazione clandestina, alla ricerca di
strategie di sviluppo e di soluzione dei gravi conflitti che si protraggono in
diverse regioni del mondo. (Luisa Deponti-CSERPE/Inform)