SINDACATI
Cgil, Cisl e Uil scrivono a Frattini sulla
riorganizzazione della rete consolare e annunciano lo stato di agitazione
Chiesto un incontro urgente con il ministro
degli Esteri per chiarire le ragioni del piano di ristrutturazione ed esprimere
la contrarietà delle forze sindacali
ROMA - I Coordinamenti per l’estero di Cgil, Cisl e Uil hanno
inviato al ministro degli Esteri Franco Frattini una lettera in cui esprimono
contrarietà all’ipotesi della cosiddetta “quarta fase” di “razionalizzazione”
della rete consolare e annunciano, alla luce della difficile situazione, lo stato
di agitazione. “La razionalizzazione, - si spiega nella missiva - così come impropriamente
definita, si rivela invece una drastica riduzione della presenza del ministero
sullo scenario internazionale: essa prevede, infatti, la chiusura di diciotto
uffici consolari e di una ambasciata, nonché il declassamento di quattro Consolati
Generali. Si tratta – prosegue la lettera - di un’iniziativa dell’amministrazione
non sollecitata da norme di legge né dal ministero dell’Economia e Finanze e mirata
a conseguire un risparmio, tutto da dimostrare, di circa 8 milioni”. Un
beneficio economico “più virtuale che reale” che per i sindacati offre al
sacrificio servizi destinati a migliaia di connazionali.
Alla luce di ciò Cgil, Cisl e Uil chiedono al ministro un
incontro per capire le ragioni di questa iniziativa che, agli occhi dei sindacati,
appare ancora più incomprensibile se si considera la soppressione del Consolato
a Detroit poco dopo la formalizzazione dell’accordo tra Fiat e Chrysler, oppure
la chiusura del Consolato Generale di Filadelfia a cui fa capo la seconda comunità
italiana negli USA.
“Gradiremmo anche approfondire – si legge nella lettera -
l’analisi costi/benefìci di molti degli interventi programmati, difficilmente
comprensibili pur dal solo punto di vista del risparmio conseguibile: ad esempio,
dalla chiusura delle Agenzie Consolari di Genk e Mannheim deriverebbero
risparmi veramente esigui, mentre le chiusure in Australia, oltre ai disagi che
porterebbero alla collettività locale a causa delle notevoli distanze che i connazionali
si troverebbero a dover coprire per continuare ad avere accesso ai servizi, interessano
due realtà consolari (Brisbane ed Adelaide) che, con la loro attività, realizzano
introiti tali da compensare le spese di funzionamento e di locazione”.(