INFORM - N. 121 - 24 giugno 2009


SINDACATI

Cgil, Cisl e Uil scrivono a Frattini sulla riorganizzazione della rete consolare e annunciano lo stato di agitazione

Chiesto un incontro urgente con il ministro degli Esteri per chiarire le ragioni del piano di ristrutturazione ed esprimere la contrarietà delle forze sindacali

 

ROMA - I Coordinamenti per l’estero di Cgil, Cisl e Uil hanno inviato al ministro degli Esteri Franco Frattini una lettera in cui esprimono contrarietà all’ipotesi della cosiddetta “quarta fase” di “razionalizzazione” della rete consolare e annunciano, alla luce della difficile situazione, lo stato di agitazione. “La razionalizzazione, - si spiega nella missiva - così come impropriamente definita, si rivela invece una drastica riduzione della presenza del ministero sullo scenario internazionale: essa prevede, infatti, la chiusura di diciotto uffici consolari e di una ambasciata, nonché il declassamento di quattro Consolati Generali. Si tratta – prosegue la lettera - di un’iniziativa dell’amministrazione non sollecitata da norme di legge né dal ministero dell’Economia e Finanze e mirata a conseguire un risparmio,  tutto da dimostrare, di circa 8 milioni”. Un beneficio economico  “più virtuale che reale” che per i sindacati offre al sacrificio servizi destinati a migliaia di connazionali.

Alla luce di ciò Cgil, Cisl e Uil chiedono al ministro un incontro per capire le ragioni di questa iniziativa che, agli occhi dei sindacati, appare ancora più incomprensibile se si considera la  soppressione del Consolato a Detroit poco dopo la formalizzazione dell’accordo tra Fiat e Chrysler, oppure la chiusura del Consolato Generale di Filadelfia a cui fa capo la seconda comunità italiana negli USA.

“Gradiremmo anche approfondire – si legge nella lettera - l’analisi costi/benefìci di molti degli interventi programmati, difficilmente comprensibili pur dal solo punto di vista del risparmio conseguibile: ad esempio, dalla chiusura delle Agenzie Consolari di Genk e Mannheim deriverebbero  risparmi veramente esigui, mentre le chiusure in Australia, oltre ai disagi che porterebbero alla collettività locale a causa delle notevoli distanze che i connazionali si troverebbero a dover coprire per continuare ad avere accesso ai servizi, interessano due realtà consolari (Brisbane ed Adelaide) che, con la loro attività, realizzano introiti tali da compensare le spese di funzionamento e di locazione”.(Inform)


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