RETE CONSOLARE
Audizione
del sottosegretario Alfredo Mantica davanti alle Commissioni Esteri di Camera
e Senato
Narducci: un confronto vero tra Governo e
Parlamento può evitare conseguenze pesanti alle comunità italiane all’estero e
al nostro sistema economico.
ROMA - La seconda audizione del sottosegretario Alfredo Mantica
sulla razionalizzazione della rete consolare davanti alle Commissioni affari esteri
riunite (Camera e Senato) non ha sicuramente liberato il campo dalle preoccupazioni
che a macchia d’olio si sono diffuse tra la comunità residenti nei Paesi minacciati
dalla chiusura di un elevato numero di uffici consolari (18 consolati e un’ambasciata),
ma lascia intravedere quanto meno uno spiraglio per una riflessione più ampia
sui criteri guida che hanno ispirato le decisioni del Governo. Insomma - di
Nel corso dell’audizione
sono state ribadite - coralmente da maggioranza e opposizione - le ragioni contrarie
ad uno smantellamento senza precedenti della rete che colpirebbe oltre 404mila cittadini italiani residenti nelle aree geografiche facenti
capo alle sedi in dismissione.
Sul Governo - prosegue Narducci - sono piovute critiche da
più parti in relazione allo scarso grado di coinvolgimento del Parlamento nella
valutazione e analisi della manovra, in ordine alle sedi da chiudere e al volume
dei servizi che erogano ai nostri connazionali, all’interscambio commerciale,
ai visti Schengen che rilasciano e alle interrelazioni con gli Stati ospitanti.
Insomma, il Parlamento non può essere convocato quasi per presa d’atto.
Sarebbe un errore gravissimo, come ha sottolineato ancora
una volta il “vecchio leone” Mirko Tremaglia, ignorare le esigenze di 3,7 milioni
di cittadini italiani che sono “cittadini elettori” e verso i quali l’Italia ha
uno storico debito di riconoscenza. Purtroppo nel dibattito sulla rete consolare
si parla sempre dei servizi a cui hanno un sacrosanto diritto gli italiani all’estero,
ma non si evidenziano mai le enormi risorse economiche generate dalla loro
rete di presenza nel mondo, che equivale a mettere sul piatto della bilancia soltanto
i costi e non i benefici.
Il Sottosegretario Mantica non ha risposto in modo diretto
alle questioni poste dai parlamentari e nemmeno ha dato risposte esaurienti sui
criteri di scelta, ma ha difeso la manovra e la sua gradualità, visto che andrà
a compimento entro la fine del 2011, nonché l’esigenza di rispettare i vincoli
di bilancio imposti dalla manovra triennale di finanza pubblica. Una manovra che
sarà accompagnata dalla informatizzazione dei servizi (il cosiddetto “consolato
digitale”). Ma sappiamo tutti che dell’informatizzazione degli uffici consolari
si parla da anni e prima che sia operativo il nuovo progetto passeranno anni.
La verità è che la rete consolare ha già subito, negli ultimi anni, pesanti
tagli (riduzione di organici) e chiusure di uffici e allora prima di eliminare
un consolato generale il progetto di collegamento a rete - cittadini o sportelli
/ sedi consolari - dovrebbe essere quanto meno in dirittura di arrivo e le risorse
per realizzarlo non possono essere ricavate dallo smantellamento degli uffici.
Il Governo deve avere il buon senso - sostiene Narducci -
di fermare la manovra e riconsiderarla nel suo complesso. Si può sopprimere un
consolato generale di grandi dimensioni come Losanna per accorparlo ad una sede
come Ginevra, che eroga servizi ad una comunità considerevolmente inferiore, per
la quale si può individuare una diversa soluzione? E non ha nemmeno senso chiudere
una sede come Detroit, dove a seguito dell’accordo con
Suvvia Signor Sottosegretario Mantica - conclude Narducci -, riconosca che queste comunità sono una grande, seppure silente, ricchezza per l’Italia e che non vale la pena per 8 milioni di euro creare uno sconquasso che lascerà tracce pesanti. (Inform)